IL GRANDE FRATELLO
Dal 2019 sui computer di tutti i magistrati italiani gira un software che permetterebbe a qualcuno al Ministero di sbirciare cosa fanno. Atti processuali, intercettazioni, indagini riservate. Nessuno ha spiegato davvero ai magistrati di cosa si trattava. È come se il tuo capo ti dicesse che ha messo una telecamera nel tuo ufficio per controllare l’impianto elettrico. Tranquillo.
Si chiama SCCM ed è un software Microsoft usato dalle aziende per gestire i computer da remoto. Perfetto per aggiornamenti e problemi tecnici. Ma c’è una piccola differenza tra gestire i PC di chi vende assicurazioni e quelli di chi decide se un politico va in galera o se un provvedimento del governo è costituzionale.
Le registrazioni di Report sono inquietanti. Giuseppe Talerico, dirigente, spiega che Palazzo Chigi voleva l’installazione e raccomandava di non spiegare troppo ai magistrati. Quando qualcuno ti dice di fare qualcosa senza spiegare, di solito non è per trasparenza. È il classico segnale che se capissi davvero, faresti domande scomode.
Il Ministro Nordio dice che è tutto innocuo. Gli esperti di cybersicurezza dicono il contrario. Con privilegi da amministratore puoi vedere file, copiarli, modificarli e installare programmi. Davvero vogliamo affidarci alla buona fede quando si parla di indagini che potrebbero coinvolgere membri del governo?
La Procura di Torino solleva il problema e viene zittita. La Procura di Roma apre un fascicolo che non trova reati. Il punto non è il reato ma la possibilità tecnica che il governo controlli i magistrati. Basta il sospetto. Un magistrato che sa di poter essere visto può autocensurarsi. È il panopticon di Bentham applicato alla giustizia.
Perché installare il software su quarantamila computer senza spiegare nulla? Se fosse stato solo manutenzione ordinaria, tutto questo riserbo sarebbe stato inutile.
In un paese normale ci sarebbero dimissioni immediate e commissioni d’inchiesta. Qui qualche polemica e poi tutto passa. Dopotutto, è passata in cavalleria la questione di PARAGON, ricordate...no?
Intanto i magistrati continuano a lavorare, forse più paranoici, chiedendosi se mentre scrivono sentenze qualcuno li sta guardando. Benvenuti nella democrazia sorvegliata. Orwell avrebbe sorriso.
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