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Visualizzazione dei post da febbraio, 2026

COSÌ FAN TUTTI

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L’argomento è semplice, elegante e quasi completamente disonesto. Nei Paesi democratici la separazione delle carriere esiste, dunque dobbiamo farla anche noi. E chi si oppone è un corporativista aggrappato ai propri privilegi oppure, nella versione più indulgente, un ingenuo che non ha capito come funziona il mondo moderno. Ma é davvero così semplice che basta separare le carriere e ci si ritrova dalla parte giusta della Democrazia e del Tempo? [Spoiler... NO!]. È una costruzione retorica perfetta, lineare e rassicurante, apparentemente cosmopolita. Peccato che basti grattare appena la superficie per scoprire che il confronto regge solo finché si evita accuratamente di guardare cosa si sta davvero confrontando. Ed è esattamente lì che sta il trucco. Negli Stati Uniti i prosecutor sono eletti direttamente dai cittadini oppure nominati dall’esecutivo. Questo significa che l’azione penale è, per struttura, una funzione politicamente orientata. Risponde al ciclo elettorale, è ...

ITALIA VS ITALIE

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Il cosiddetto Stabilicum viene presentato come la riforma capace di garantire finalmente stabilità ai governi italiani. È una promessa forte, quasi simbolica, in un Paese che da decenni associa l’idea di governo alla precarietà. Eppure proprio sul punto più qualificante, la stabilità, la riforma mostra una contraddizione strutturale difficile da ignorare. Il cuore del problema risiede nel meccanismo del premio di maggioranza, costruito in modo asimmetrico tra i due rami del Parlamento. Alla Camera dei deputati il calcolo avviene su base nazionale, mentre al Senato su base regionale. Questa differenza, che potrebbe sembrare solo tecnica, ha in realtà una portata politica enorme. In un sistema caratterizzato dal bicameralismo perfetto, nel quale il governo deve ottenere e mantenere la fiducia sia della Camera sia del Senato, l’esistenza di due criteri diversi per l’attribuzione del premio di maggioranza rischia di produrre maggioranze divergenti. Lo scenario non è affatto ...

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Riflettevo su una contraddizione che attraversa le politiche migratorie europee come una frattura sottile in una parete apparentemente compatta. L’Europa dichiara “sicuri” alcuni paesi, ne riconosce la stabilità istituzionale e firma accordi di cooperazione. Ma quando i cittadini di quegli stessi paesi chiedono un visto per entrare legalmente, vengono trattati come potenziali irregolari. La nozione di paese sicuro ha una funzione tecnico giuridica precisa. Serve a escludere la protezione internazionale in assenza di persecuzioni sistematiche. Non valuta però le condizioni economiche o le opportunità di vita. Un paese può essere formalmente sicuro e al tempo stesso offrire pochissime prospettive ai propri giovani. Il problema non sta nelle due politiche prese separatamente, ma nell’uso che si fa di quella classificazione per chiudere la porta umanitaria senza aprirne una economica. La domanda resta semplice. Se un paese è sicuro, perché i suoi cittadini non possono accedere ...

LA MOGLIE DI CESARE

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Quando chi governa sceglie di reagire alle criticità che coinvolgono le forze dell’ordine con una difesa preventiva e incondizionata, il messaggio implicito è chiaro... la tutela dell’istituzione viene prima dell’accertamento della Verità . È una postura comprensibile sul piano della gestione del consenso, ma profondamente rischiosa sul piano democratico. In una democrazia matura, la credibilità delle istituzioni non nasce dalla negazione dei problemi, bensì dalla capacità di affrontarli. La retorica delle “mele marce” può servire nell’immediato a contenere il danno reputazionale, ma nel medio periodo rischia di produrre l’effetto opposto, cioè trasformare casi singoli in simboli sistemici. Perché se ogni episodio viene liquidato come eccezione, senza che vi sia un processo trasparente e rigoroso di verifica, il dubbio collettivo non si spegne, bensì si sedimenta. E qui sta il punto più delicato...la stragrande maggioranza degli agenti svolge il proprio lavoro con professio...

"ESSERCI SEMPRE"

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Il 26 gennaio 2026, nel boschetto di Rogoredo, l’agente Carmelo Cinturrino ha sparato un colpo alla testa di Abderrahim Mansouri, ventottenne, disarmato e presumibilmente spacciatore. Secondo l’accusa avrebbe poi collocato una pistola finta accanto al corpo e lasciato trascorrere più di venti minuti prima dell’arrivo dei soccorsi. Se i fatti saranno confermati, non si tratta di un incidente né di un eccesso di forza. Non è un errore operativo. È un’esecuzione seguita da un tentativo di depistaggio. La differenza non è solo giuridica ma politica nel senso più profondo. Non si rompe soltanto una norma penale, si incrina il patto implicito che tiene insieme una società. Max Weber definiva lo Stato come il detentore del monopolio legittimo della violenza. Il punto decisivo è la legittimità. La forza pubblica è accettata perché viene esercitata come garanzia collettiva e non come potere arbitrario. Quando un agente, secondo le accuse, usa la divisa per estorcere denaro e droga e...

MARE FUORI

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Negli ultimi anni il dibattito sul carcere è tornato al centro della discussione pubblica, e la posizione di Ilaria Salis si inserisce in una linea che guarda ai dati prima ancora che alle ideologie. Il punto è semplice, se oltre il 60% dei detenuti in Italia torna a delinquere dopo la scarcerazione, significa che il sistema, così com’è, non sta funzionando. Punisce, ma non rieduca...contiene, ma non reintegra. Il sovraffollamento cronico degli istituti penitenziari rende ancora più evidente il problema. Celle oltre la capienza, accesso limitato a lavoro e formazione, servizi psicologici insufficienti: in queste condizioni è difficile immaginare un percorso di riscatto. A questo si aggiunge una presenza significativa di detenuti stranieri – tra il 35 e il 40% – che riflette squilibri sociali e fragilità economiche più ampie. Il carcere diventa così il punto di arrivo di marginalità non affrontate altrove. La visione sostenuta da Salis propone un cambio di paradigma: meno ca...

KANT VOTEREBBE "NO": CRITICA SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

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La riforma della giustizia che si sta delineando in Italia non è, come spesso viene raccontata nel dibattito pubblico, una semplice operazione tecnica sull’organizzazione degli uffici o sui tempi dei processi. È una scelta strutturale che incide sull’equilibrio tra poteri disegnato dalla Costituzione e che interviene su due piani distinti ma convergenti, la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura e la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Il punto centrale è che questi interventi agiscono su un terreno diverso rispetto ai problemi che dichiarano di voler risolvere e rischiano di produrre effetti concreti molto diversi da quelli annunciati, soprattutto per il cittadino che entra nel sistema penale come imputato o come vittima. Sul CSM la riforma introduce il sorteggio per la componente togata e mantiene la nomina parlamentare per quella laica, lasciando però alla legge ordinaria la disciplina del metodo di selezione di quest’ultima. Non...

ONOREVOLE LAVOISIER

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Giorgia Meloni ha costruito una coalizione che somiglia meno a un’alleanza politica e più a un ecosistema controllato. Non deve distruggere i suoi alleati, le basta lasciarli respirare. In politica, il rivale più utile è quello che vive sotto il tuo stesso tetto. La geometria del centrodestra italiano è quella di un condominio litigioso. Lei possiede l’attico. Gli altri discutono sull’ascensore. Ogni attrito interno consolida la sua centralità. Non per forza, ma per differenza. Il bacino elettorale della destra italiana è un sistema chiuso, ermetico. Un acquario dove i pesci si mangiano tra loro e i voti non si creano dal nulla ma si spostano, fluttuano, aspettano il primo che grida più forte. Vannacci grida forte? Salvini grida più forte di lui ma non ha più nulla da dire, il che è un problema quando fai dell'urlo e dell'iperbole il tuo unico programma di governo. E Tajani, semplicemente, non ha mai capito che in questo acquario chi non fa lo squalo non esiste...lu...

LO SCUDO DI DAMOCLE

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 Lo scudo penale, una norma nata per “proteggere” rischia di esporre  proprio coloro che quella tutela dovrebbero incarnarla...gli agenti. Il meccanismo, in apparenza lineare, nasconde una torsione pericolosa. Se, a una prima lettura dei fatti, l’operato dell’agente appare riconducibile alla legittima difesa, il pubblico ministero può evitare l’iscrizione immediata nel registro degli indagati. L’indagine parte formalmente “contro ignoti”. Sembra una buona notizia. In realtà è l’inizio del cortocircuito. Perché in quel momento il poliziotto non è più un indagato con diritti, ma un testimone con doveri. E il primo dovere è dire la verità. Sempre. Senza la facoltà di non rispondere. Senza la possibilità di avvalersi del silenzio. Senza la presenza obbligatoria di un avvocato accanto durante l’interrogatorio. Senza, cioè, l’ombrello di garanzie che il codice di procedura penale riconosce proprio a chi è potenzialmente esposto a una responsabilità penale. È qui che l...

VIA DEL CAMPO

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Se c’è una creatura che meriterebbe una cattedra di filosofia morale è lo stercorario, quel minuscolo titano dell’ottimismo che ha trasformato la discarica in destino e il destino in progetto immobiliare. Pensateci bene, mentre noi esseri umani costruiamo intere tragedie greche attorno a un cappuccino annacquato o a una riunione spostata di mezz’ora, lui trascorre l’esistenza immerso nella sostanza meno poetica dell’universo e riesce comunque a farne un investimento a lungo termine. Non è rassegnazione, è strategia ontologica. Non subisce il contesto, lo capitalizza. Se la vita gli offre letame, non fa limonate: fa architettura, genealogia, urbanistica. E in questa operazione apparentemente grottesca si nasconde una verità che Fabrizio De André aveva già colto con limpida brutalità poetica “ dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior ”. Lo stercorario non conosce la canzone, ma ne incarna la tesi con una coerenza biologica disarmante, dove noi vediamo scarto, ...

GIUSTIZIA E LIBERTÀ

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La riforma della giustizia, ci dicono, sarebbe soltanto una questione tecnica. Un aggiustamento di ingranaggi, una limatura di procedure, una messa a punto dell’apparato. Roba da specialisti, da addetti ai lavori. Ma chi ci crede è o un ingenuo o un complice. Perché quello che stiamo vivendo non è un ritocco amministrativo, è un cambio di clima, un mutamento di sensibilità, un modo nuovo — e insieme antichissimo — di intendere il confronto pubblico. Non si discute più nel merito. Non si chiede più “Cosa dici?”. La domanda è diventata un’altra “Chi ti paga?”. E così, invece di confrontarsi sulle argomentazioni, si frugano registri, si pretendono elenchi, si fiuta l’odore del denaro come se la legittimità di un’idea dipendesse dal saldo del conto corrente di chi la sostiene. La trasparenza — quella parola magica che dovrebbe essere lo scudo della democrazia — si trasforma in una clava. Non serve più a illuminare, ma a intimidire. Non è un caso che l’Associazione Nazionale Mag...

OSSERVA STOCAZZBBIIP

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  Benvenuti al Board of Peace, l’ultima creatura della fantasia imprenditoriale applicata alla geopolitica, un club esclusivo travestito da vertice internazionale dove la pace si compra a quota fissa e il biglietto d’ingresso costa un miliardo di dollari, a Stato, a bandiera, a convenienza, purché il bonifico arrivi puntuale. Al centro della scena siede il Presidente Eterno Donald, chairman a vita autoproclamato, con diritto di veto su tutto, chi entra, chi parla, chi paga e soprattutto chi incassa. Un condominio globale dove l’amministratore non solo scrive il regolamento ma decide anche chi può usare l’ascensore e chi resta sulle scale di servizio. Attorno al trono dorato si allineano i petrostati più solerti, Emirati, Bahrain, Arabia Saudita, pronti a trasformare i petrodollari in gettoni diplomatici, mentre Israele osserva i piani di ricostruzione di Gaza con l’aria soddisfatta di chi ha appena firmato un preliminare immobiliare con vista mare. La parola umanitario...

DJ RÖNTGEN

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Allora, negli anni Cinquanta l'Unione Sovietica aveva deciso che il rock'n'roll fosse più o meno l'equivalente sonoro della sifilide, una cosa che infettava le menti proletarie e le rendeva inaffidabili, inadatte al piano quinquennale, troppo propense a muovere i fianchi quando avrebbero dovuto stringere bulloni, e mentre Elvis faceva impazzire l'Occidente decadente e Bill Haley urlava che era ora di ballare attorno all'orologio, a Mosca i funzionari del partito stabilivano che l'unica musica degna fosse quella dei cori operai che cantavano della gioia di raccogliere grano sotto la neve, roba edificante, pedagogica, assolutamente priva di qualsiasi tentazione borghese come il divertimento o il ritmo sincopato, e se ti beccavano con un disco americano vero potevi trovarti a spiegare a qualche burocrate dall'espressione grigia come il cemento armato perché mai Little Richard ti sembrasse più interessante della costruzione del socialismo. Ovviam...

OFF-LABEL

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1914,  Francia del Nord Le trincee erano un inferno di fango, pioggia e sangue. I soldati americani, accovacciati tra i crinali martoriati, sanguinavano per ferite che non si chiudevano. Il cotone scarseggiava, e le bende tradizionali non bastavano. Fu allora che arrivò il Cellucotton.  Un materiale bianco, leggero, fatto di polpa di legno, cinque volte più assorbente di qualsiasi cotone. L’esercito lo comprò a tonnellate, non per asciugare lacrime, ma per fermare emorragie. Era l’unica speranza per chi rischiava di dissanguarsi tra una granata e l’altra. L’intuizione delle infermiere Tra i gemiti dei feriti e l’odore di disinfettante, le infermiere lavoravano senza sosta. Tra le loro mani passavano rotoli di Cellucotton, destinati a salvare vite. Ma quelle donne, abituate a lottare anche con i propri corpi, notarono qualcosa: quel materiale era morbido, igienico, usa e getta. Niente più panni di stoffa da lavare di nascosto, niente più vergogna. Iniziarono a porta...

MATTEO 23, 27-28

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C’è qualcosa di profondamente ironico nel modo in cui l’Italia gestisce la questione del crocifisso nelle scuole, e non è solo una faccenda di simboli religiosi o di laicità dello Stato, è piuttosto la fotografia nitida di un Paese che ama rifugiarsi nelle tradizioni quando in realtà quelle tradizioni le ha già svuotate, abbandonate nella pratica quotidiana ma tenute in vita come scenografia identitaria. Si entra in una scuola pubblica e sopra la lavagna pende un crocifisso di legno economico o di plastica, spesso ignorato, nessuno lo guarda davvero, nessuno ci prega davanti, è diventato parte dell’arredamento come l’orologio che non funziona o la cartina geografica scolorita, eppure guai a proporne la rimozione perché immediatamente si sollevano proclami sulla tradizione cristiana e sull’identità nazionale, come se l’identità di un Paese si misurasse dalla quantità di simboli appesi ai muri. Il paradosso diventa quasi grottesco quando si osserva che quel simbolo, che dovre...

ANTONINO E DIO

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Zichichi, come scienziato, di Dio poteva serenamente fare a meno. La scienza, per sua natura metodologica, è agnostica. Non nega, non afferma...semplicemente sospende il giudizio. Lavora entro un perimetro preciso, quello delle leggi universali — immutabili, eleganti, talvolta “irragionevoli” nella loro efficacia — che descrivono il comportamento della realtà. Queste leggi non chiedono un fondamento teologico per essere studiate. Esistono, funzionano, sono verificabili. E tanto basta. Un fisico indaga la gravità, l’elettromagnetismo, la meccanica quantistica senza dover mai rispondere alla domanda su chi — o se qualcuno — abbia scritto le regole del gioco. La scienza si occupa delle regole, non dell’Autore. Come per i giocatori di una partita, ciò che conta è comprendere il funzionamento del campo e delle dinamiche interne, l’origine del regolamento resta fuori dal laboratorio. La ricerca procede etsi Deus non daretur , come se Dio non ci fosse. E funziona perfettamente cos...

GESTIONE DELL'ANSIA ELETTORALE

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Il nuovo ddl sull’immigrazione è l’ennesimo capolavoro di ipocrisia legislativa, un misto di retorica da comizio e di misure che, come sempre, colpiscono i più deboli mentre lasciano intatti i veri problemi, anzi li alimentano con la solita arroganza di chi crede che basti chiudere gli occhi per far sparire la realtà. Si parte dal blocco navale, ovviamente, perché nulla rassicura l’elettorato come l’idea di un Mediterraneo trasformato in una fortezza, con le navi delle ONG trasformate in nemici pubblici e i trafficanti che, nel frattempo, continuano a fare affari d’oro mentre i migranti affogano un po’ più lontano dalle coste, così da non disturbare la digestione dei talk show serali. Il governo, con la solita faccia tosta, chiama tutto questo “sicurezza”, come se interdire le acque a chi salva vite fosse una vittoria e non l’ennesima prova di come la politica preferisca i simboli alle soluzioni. Poi ci sono i CPR, i centri di permanenza per il rimpatrio, che il ddl trasfor...

IL CONVITATO DI PIETRA

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L’Unione Europea ha deciso di accelerare le procedure per chi proviene dai cosiddetti “Paesi sicuri”. L’idea è semplice, quasi seducente nella sua linearità. Se il tuo Paese è in lista, la tua domanda è presumibilmente infondata, quindi si decide in fretta e si rimpatria ancora più in fretta. Tre mesi. Procedura rapida. Efficienza. Sulla carta, tutto impeccabile. Poi però arriva il grande assente del dibattito...l’Oste. E l’Oste, in questa storia, si chiama Questura. Il convitato di pietra.  Perché puoi anche inventare tutte le corsie preferenziali che vuoi, ma se l’infrastruttura amministrativa è già al collasso, accelerare non significa correre, significa inciampare più velocemente. Oggi in molte città ottenere un appuntamento per formalizzare una domanda di asilo richiede mesi. I tempi di rilascio dei permessi di soggiorno sforano regolarmente i limiti di legge. I rinnovi accumulano ritardi strutturali. Le pratiche si accatastano su scrivanie dove il personale è ...

EFFETTO VANNACCI

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In un’Italia che vive in campagna elettorale permanente, Roberto Vannacci si sta rivelando uno strumento politico flessibile, capace di agire su più livelli contemporaneamente. All’interno della Lega e della maggioranza, le sue posizioni – come quelle sul finanziamento delle armi all’Ucraina – funzionano da marcatore identitario e da elemento di pressione sugli equilibri interni, spingendo il dibattito verso coordinate più radicali e costringendo gli alleati a misurarsi con una base sensibile ai temi della sovranità e della sicurezza. Allo stesso tempo, su questioni come la guerra e il rapporto con l’Alleanza atlantica, Vannacci intercetta sensibilità trasversali, generando convergenze inattese con segmenti critici del centrosinistra. È il segno di una politica sempre meno organizzata lungo l’asse tradizionale destra-sinistra e sempre più attraversata da fratture culturali e geopolitiche. Il terreno più significativo resta però quello dell’estrema destra disillusa o astensi...

ESTRATTI A MORTE

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Sulla riforma del CSM si discute molto di principi...più controllo o più indipendenza, meno correnti o più trasparenza. Ma in questo dibattito c’è un equivoco di fondo che rischia di passare inosservato, ed è un equivoco tecnico e strutturale, non ideologico. Riguarda la coesione dei soggetti in campo, e senza capirlo si fraintende completamente l’effetto reale della riforma. Provo a chiarirlo con un esempio. Immaginiamo di riformare il Parlamento in questo modo...metà dei parlamentari eletti come oggi, dai partiti, l’altra metà estratta a sorte tra i cittadini. A prima vista potrebbe sembrare una soluzione persino più democratica. Cittadini liberi, senza vincoli di partito, senza capi, senza strategie precostituite. Ma cosa accadrebbe davvero? I parlamentari eletti arriverebbero in Parlamento con una struttura alle spalle, un partito, una linea politica, alleanze, una strategia condivisa. Avrebbero elettori a cui rispondere, ma soprattutto agirebbero come un gruppo coeso. ...

BOTTOM-UP & TOP-DOWN

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Viviamo in un paese straordinario, dove la libertà di espressione viene difesa o calpestata a seconda di chi parla e, soprattutto, di cosa dice. Un paese in cui un governo che si proclama paladino della cultura italiana contro le derive censorie è lo stesso che orchestra silenzi preventivi sui palchi nazionali con la disinvoltura di un direttore d’orchestra che toglie strumenti dalla partitura perché stonano con la sinfonia del potere. Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e il Festival di Sanremo dello stesso anno ci hanno regalato un dittico perfetto di questa schizofrenia italiana: due casi speculari che, affiancati, rivelano non solo due forme diverse di censura, ma soprattutto l’uso spregiudicatamente strumentale che il governo Meloni fa della retorica liberale. La libertà viene invocata quando serve a difendere i propri alleati e dimenticata con disinvoltura quando si tratta di silenziare voci scomode. Da una parte c’è Ghali. Invitato alla cerimonia olimpica, rapper ita...

J'ACCUSE

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Ecco il risultato perfetto della propaganda che vi siete bevuti per anni. A Nizza Monferrato, uno straniero accusato ingiustamente di aver ucciso una ragazzina di diciassette anni rischia di essere linciato da una folla che non ha aspettato nemmeno mezza prova, nemmeno un processo, nemmeno un respiro prima di decidere che sì, certo, dev'essere stato lui, perché se hai l'accento sbagliato o la faccia che non quadra con il censimento dell'autoctonia certificata allora sei colpevole a prescindere, e pazienza se poi scopri che non c'entra niente, pazienza se magari il vero assassino sta da un'altra parte, tanto ormai la gogna è servita, il sangue è stato chiesto e quasi ottenuto, e chissenefrega della verità quando hai un capro espiatorio pronto con il cartellino del prezzo già attaccato addosso. Anni e anni passati a sentirvi ripetere che straniero uguale delinquente, cinque milioni e quattrocentomila residenti regolari ridotti a un'unica macchia minacc...

LA GUERRA DEI ROSES

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Il generale Vannacci lascia la Lega dopo averla usata come ascensore per il Parlamento e scopre, con visibile fastidio, che la politica non funziona a colpi di ordine secco. Salvini media, Salvini tratta, Salvini resta ministro. Orrore. Peccato che senza quei compromessi il governo Meloni sarebbe durato meno di un pandoro aperto a dicembre, e con lui sarebbero saltati i ministeri che la Lega presidia con tanta devozione mediatica. Ma nel mondo ideale del generale non esistono numeri, alleanze, bilanci o voti di fiducia. Governare è un dettaglio tecnico. La Lega finge sdegno e parla di tradimento, come se Vannacci fosse stato un passante illuminato e non un candidato scelto apposta per trasformare lo scandalo in consenso. Un libro nostalgico, qualche frase da caserma anni Trenta, molta esposizione televisiva. Il pacchetto funzionava benissimo. Ora i voti sono stati incassati, il seggio è garantito e i principi — notoriamente costosi — possono essere esternalizzati. Nasce cos...