LIMBO
Negli Stati Uniti sta emergendo una preoccupazione che va oltre il dibattito sull’immigrazione. Sempre più spesso persone arrestate durante operazioni federali diventano di fatto invisibili dopo il fermo. Private del telefono, trasferite rapidamente tra strutture diverse, risultano introvabili per giorni. Invisibili ai familiari, agli avvocati, alle organizzazioni umanitarie. Come se fossero finite in una zona grigia dove il tempo si ferma e il diritto resta sospeso.
Il problema non è solo l’arresto, ma ciò che accade subito dopo. La mancanza di un sistema pubblico efficace per localizzare chi è in custodia trasforma un atto amministrativo in qualcosa che assomiglia a una sparizione temporanea. Sulla carta i diritti esistono. Nella pratica arrivano spesso quando il danno è già stato fatto.
Questo meccanismo non richiede leggi apertamente liberticide. Basta la combinazione di procedure apparentemente neutre. Sequestro dei dispositivi, trasferimenti rapidi, archivi non interconnessi, ritardi nell’accesso legale. Presi insieme producono un effetto devastante.
E non riguarda solo migranti irregolari. Può coinvolgere turisti, richiedenti asilo e persino cittadini statunitensi. Un errore, un documento mancante, una valutazione discrezionale possono bastare. In un sistema così, il confine tra “l’altro” e “chiunque” diventa sottile.
A questo punto il tema diventa una questione di diritti civili. Quando uno Stato accetta che una persona possa essere isolata dal mondo esterno senza garanzie rapide, sta normalizzando una forma di sospensione della cittadinanza. Il principio che viene intaccato riguarda tutti.
C’è anche una dimensione politica. L’opacità produce paura. E la paura disciplina, silenzia, scoraggia. Così il rapporto tra individuo e Stato si sposta lentamente dal lato della tutela a quello del controllo.
Il rischio maggiore è la normalizzazione. Quando “qualche giorno di silenzio” diventa accettabile, si sposta la soglia di ciò che una democrazia considera tollerabile. Le democrazie non crollano di colpo. Si consumano attraverso piccole eccezioni che diventano regole.
E quando l’invisibilità amministrativa diventa possibile, anche solo per un tempo limitato, non è più solo un problema di confini. È una questione di che tipo di società si sta scegliendo di essere.
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