PIRAMIDI

In America hanno deciso di rimettere mano non solo ai piatti, ma all’immaginario collettivo. Kennedy ha scelto il modo più spettacolare, ovvero capovolgere la piramide alimentare trasformando un vecchio poster da aula scolastica in un manifesto politico . Qualcuno potrebbe ironizzare sul fatto che un governo dichiaratamente di destra non potesse che mettere la piramide al contrario, magari per favorire la lettura ai propri elettori. Per capire la portata del gesto basta guardare cosa finisce alla base, in quella zona che da sempre indica ciò che andrebbe mangiato tutti i giorni e in buona quantità. Lì dove prima regnavano cereali integrali e derivati vegetali ora trovano spazio proteine in abbondanza, come carne rossa, latte intero e formaggi grassi, considerati per anni nemici giurati delle arterie . Più in alto vengono invece confinati zuccheri aggiunti, bibite, dolciumi e soprattutto quell’universo di prodotti ultra-processati che ha invaso supermercati e dispense .Il racconto ufficiale è seducente perché usa parole semplici e quasi nostalgiche, come mangiare cibo vero, tornare al naturale e ribellarsi alla dittatura delle etichette incomprensibili e dei pasti in polvere. È una retorica potente perché intercetta il senso di nausea verso l’industria alimentare che ha riempito i carrelli di calorie vuote e il sistema sanitario di pazienti obesi, diabetici e ipertesi. Dietro la promessa di un ritorno all’autenticità c’è un’operazione fin troppo trasparente, ossia la riabilitazione trionfale di carne e latticini interi . Questa mossa politica arriva proprio mentre la comunità scientifica discute da anni sull’impatto ambientale degli allevamenti intensivi e sui rischi di una dieta già strapiena di grassi saturi e sodio .Kennedy si presenta come l’uomo che spezza il legame tra linee guida nutrizionali e lobby, ma lo fa difendendo esattamente quei settori che vedono nella piramide rovesciata una campagna pubblicitaria gratuita lunga anni . È la magia della comunicazione politica, capace di trasformare interessi economici ben precisi in una crociata morale contro i cattivi del momento. Lo zucchero raffinato, le merendine e gli snack industriali hanno fatto e fanno danni enormi, ma ora diventano l’alibi perfetto per presentare il resto come automaticamente virtuoso . Il risultato è una figura grafica semplice e micidiale da condividere ovunque, una piramide a testa in giù che sembra dire una cosa molto diversa da qualsiasi discorso tecnico. Il messaggio suggerisce di fidarsi dell’istinto dei propri nonni e non dei nutrizionisti che hanno insistito per anni sul consumo di fibre .Chi critica questa svolta non nega certo il problema degli ultra-processati. Al contrario, ricorda che se gli Stati Uniti affondano nell’epidemia di obesità non è certo per colpa delle mele, ma per un sistema alimentare costruito su zucchero, sale, grassi a basso costo e marketing aggressivo . Spostare il fuoco sul nemico più facile rischia di diventare una gigantesca operazione di distrazione di massa, un modo per evitare la domanda più scomoda. Bisognerebbe chiedersi come si cambi davvero l’accesso al cibo in un Paese dove, per milioni di persone, la scelta quotidiana non è tra quinoa e filetto ma tra fast food e niente .Intanto la nuova piramide viene venduta come un reset storico della politica nutrizionale americana, un ritorno alla realtà contro i dogmi ideologici del passato. Nessuno si prende il disturbo di ammettere che anche questa è una nuova ideologia, solo con un altro pantheon . Non è più il tempio delle calorie contate e dei grassi demonizzati, ma il santuario del cibo vero, qualunque cosa significhi questa espressione quando viene pronunciata dal pulpito di un ministero. In tutto questo il corpo dei cittadini diventa il campo di battaglia perfetto, misurabile e colpevolizzabile. Se non dimagrisci non è perché vivi in un deserto alimentare, ma perché non ascolti il ministro .La piramide capovolta finisce per raccontare soprattutto una cosa specifica. La politica ha un disperato bisogno di simboli facili da stampare su un volantino o da condividere in un reel . Poco importa se sotto quel triangolo rovesciato la complessità della scienza, della salute pubblica e delle disuguaglianze sociali viene compressa fino a diventare una semplice scelta di menù .

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