EFFETTO VANNACCI

In un’Italia che vive in campagna elettorale permanente, Roberto Vannacci si sta rivelando uno strumento politico flessibile, capace di agire su più livelli contemporaneamente. All’interno della Lega e della maggioranza, le sue posizioni – come quelle sul finanziamento delle armi all’Ucraina – funzionano da marcatore identitario e da elemento di pressione sugli equilibri interni, spingendo il dibattito verso coordinate più radicali e costringendo gli alleati a misurarsi con una base sensibile ai temi della sovranità e della sicurezza.

Allo stesso tempo, su questioni come la guerra e il rapporto con l’Alleanza atlantica, Vannacci intercetta sensibilità trasversali, generando convergenze inattese con segmenti critici del centrosinistra. È il segno di una politica sempre meno organizzata lungo l’asse tradizionale destra-sinistra e sempre più attraversata da fratture culturali e geopolitiche.

Il terreno più significativo resta però quello dell’estrema destra disillusa o astensionista. Con Casapound e Forza Nuova marginali da sempre e incapaci di replicare la crescita delle destre estreme europee, Vannacci offre a quell’elettorato un contenitore nuovo, meno gravato da simboli e vicende ingombranti, ma capace di veicolare contenuti familiari con un linguaggio più aggiornato e mediaticamente efficace. In termini sociopolitici, si tratta di una ricomposizione identitaria, non solo consenso ideologico, ma riconoscimento e appartenenza.

È la dinamica tipica delle figure polarizzanti. Consolidano la base tradizionale e, insieme, attraggono segmenti che si erano ritirati dal voto. Finché il terreno è quello della visibilità e delle dichiarazioni d’effetto, il meccanismo funziona e anzi si alimenta delle polemiche. Il passaggio decisivo arriva dopo il voto, quando il consenso deve tradursi in potere strutturale. Percentuali e sondaggi non coincidono automaticamente con peso negoziale Servono organizzazione, alleanze, classe dirigente, radicamento territoriale. La parabola M5S ne è un esempio.  Partita con "uno vale uno" "mai inciuci", poi scontratasi con la realtà e con una classe dirigente inadeguata, ha dovuto rivedere tante delle sue posizioni ideologiche.

Senza questi elementi, anche una crescita significativa rischia di rimanere simbolica. E allora quelle percentuali, oggi evocate come segno di centralità, potrebbero finire nella categoria “Altri partiti”, lo spazio dove il consenso esiste, ma non incide davvero sugli equilibri di governo.

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