J'ACCUSE
Ecco il risultato perfetto della propaganda che vi siete bevuti per anni. A Nizza Monferrato, uno straniero accusato ingiustamente di aver ucciso una ragazzina di diciassette anni rischia di essere linciato da una folla che non ha aspettato nemmeno mezza prova, nemmeno un processo, nemmeno un respiro prima di decidere che sì, certo, dev'essere stato lui, perché se hai l'accento sbagliato o la faccia che non quadra con il censimento dell'autoctonia certificata allora sei colpevole a prescindere, e pazienza se poi scopri che non c'entra niente, pazienza se magari il vero assassino sta da un'altra parte, tanto ormai la gogna è servita, il sangue è stato chiesto e quasi ottenuto, e chissenefrega della verità quando hai un capro espiatorio pronto con il cartellino del prezzo già attaccato addosso. Anni e anni passati a sentirvi ripetere che straniero uguale delinquente, cinque milioni e quattrocentomila residenti regolari ridotti a un'unica macchia minacciosa, più di due milioni e mezzo che lavorano, pagano tasse, mandano figli a scuola trasformati in un esercito di potenziali stupratori e assassini grazie ai titoloni che sbraitano e ai talk show che sguazzano nella melma, e adesso eccoci qua, con la folla che si fa giustizia da sola perché tanto ormai il cervello è andato in standby, sostituito dal riflesso pavloviano del "se è straniero è colpevole", e non importa se i dati dicono che la criminalità in Italia è tra le più basse d'Europa, non importa se la stragrande maggioranza di quegli stranieri vive una vita onesta e noiosa, non importa niente perché la narrazione ha vinto, ha conquistato le pance e spento le teste, e adesso vi ritrovate con un paese che non distingue più tra regolare e irregolare, tra innocente e colpevole, tra persona e stereotipo, un paese che guarda la pelle e l'accento e decide che quello è il mostro, che quello va punito subito, possibilmente a bastonate, possibilmente senza perdere tempo con quisquilie tipo prove o processi o quella roba antiquata che si chiamava stato di diritto. E quando poi scoprirete che avete sbagliato bersaglio, quando salterà fuori che l'assassino era il vicino di casa con quattro nonni italianissimi e il dialetto perfetto, farete spallucce e direte "vabbè, capita", perché il linciaggio morale e quasi fisico di un innocente è un prezzo accettabile da pagare quando hai passato vent'anni a costruire un nemico pubblico su misura, a trasformare la paura in moneta elettorale, a convincere la gente che il problema non è lo sfruttamento, la precarietà, la marginalità che colpisce tutti, ma il colore della pelle di chi ti passa accanto per strada. Complimenti davvero, avete creato mostri che ora vi si rivoltano contro, avete seminato odio a piene mani e adesso raccogliete folle inferocite che non aspettano più nemmeno il tempo di verificare se l'accusato è davvero colpevole, basta che abbia il nome esotico e la faccia giusta per finire appeso alla pubblica gogna, e se per caso sopravvive al tentato linciaggio e si scopre innocente, pazienza, il danno è fatto, la vita è rovinata, ma almeno avete venduto qualche copia in più, raccolto qualche voto in più, dato in pasto alla platea il sangue che chiedeva a gran voce, e chi se ne importa delle conseguenze quando ragionare costa fatica e odiare è in saldo tutto l'anno.
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