ANTONINO E DIO

Zichichi, come scienziato, di Dio poteva serenamente fare a meno. La scienza, per sua natura metodologica, è agnostica. Non nega, non afferma...semplicemente sospende il giudizio. Lavora entro un perimetro preciso, quello delle leggi universali — immutabili, eleganti, talvolta “irragionevoli” nella loro efficacia — che descrivono il comportamento della realtà. Queste leggi non chiedono un fondamento teologico per essere studiate. Esistono, funzionano, sono verificabili. E tanto basta.
Un fisico indaga la gravità, l’elettromagnetismo, la meccanica quantistica senza dover mai rispondere alla domanda su chi — o se qualcuno — abbia scritto le regole del gioco. La scienza si occupa delle regole, non dell’Autore. Come per i giocatori di una partita, ciò che conta è comprendere il funzionamento del campo e delle dinamiche interne, l’origine del regolamento resta fuori dal laboratorio. La ricerca procede etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse. E funziona perfettamente così.
Ma Zichichi, come uomo, non può sottrarsi alla questione di Dio. Perché qui la domanda cambia natura. Non è più epistemologica, bensì esistenziale. Non riguarda il “come” funziona il mondo, ma il “perché” esiste. Perché c’è qualcosa piuttosto che il nulla? Perché io sono qui? Che senso ha la mia coscienza, la mia libertà, il mio dolore, la mia speranza? E ancora, come devo vivere?
Queste domande non sono esperimenti riproducibili. Non entrano in un acceleratore di particelle. Sono vertigini che appartengono alla condizione umana in quanto tale. Trascendono il metodo scientifico non perché siano irrazionali, ma perché eccedono il suo campo di applicazione.
Ed è qui il punto decisivo, la domanda su Dio non è proprietà dei credenti. È universale. L’ateo non la elude, risponde negativamente. Il credente risponde affermativamente. Ma entrambi si confrontano con la stessa interrogazione abissale. La differenza non sta nell’avere o meno la domanda, bensì nella risposta.
Non è dunque uno scontro tra fede e ragione. È piuttosto una necessità ontologica, l’uomo, in quanto essere cosciente, si trova gettato dentro questa domanda. Non può evitarla senza mutilare qualcosa di sé.
Zichichi incarna esattamente questa tensione. Lo scienziato che opera con rigore entro il perimetro delle leggi fisiche, e l’uomo che non smette di interrogarsi su ciò che sta oltre quel perimetro. Due livelli distinti, non confusi. E forse proprio per questo, entrambi presi sul serio.

Ci manchi, Prof.! 

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