IL DIRITTO AL CONTRARIO DEL GENERALE

https://youtu.be/WWRZmcljUsk

Rispetto la posizione del generale Vannacci sulle vicende venezuelane, ma dissento in modo netto e profondo dalle sue conclusioni.

L’idea secondo cui in guerra i fatti contano più del diritto non è una prova di realismo...è, al contrario, la rinuncia consapevole a settant’anni di costruzione faticosa di regole condivise. Proprio quelle regole che, pur con tutti i loro limiti, hanno evitato una terza guerra mondiale e garantito la più lunga fase di pace tra grandi potenze nella storia moderna. Il diritto internazionale non è perfetto, ma ha funzionato. Abbandonarlo perché “tanto le potenze fanno quello che vogliono” equivale ad abolire il codice penale perché alcuni criminali riescono a farla franca.
Trump potrà anche aver “portato a casa una vittoria”, ammesso che di vittoria si possa parlare. Ma a quale prezzo, e soprattutto con quale precedente? Oggi è Maduro, domani quale governo verrà rovesciato perché sgradito a qualcuno più forte? E quando, prima o poi, toccherà a noi trovarci dalla parte del bersaglio, su quale principio invocheremo tutela? In un mondo senza regole condivise, la ragione è sempre e solo quella del più forte.
C’è poi un punto ancora più delicato, che spesso viene liquidato con slogan e cioè l’idea che l’Italia debba fare “solo ed esclusivamente gli interessi degli italiani”. Ma di quali italiani stiamo parlando? Del lavoratore preoccupato per la delocalizzazione o dell’azionista che trae profitto dalla globalizzazione? Del pensionato o dell’imprenditore che vive di export? L’“interesse nazionale” non è un blocco monolitico, è un campo di conflitti, mediazioni e scelte politiche.
Il sovranismo, sia di destra che di sinistra, vende un’illusione rassicurante che esista un interesse nazionale univoco e che basti isolarsi per proteggerlo meglio. La realtà è molto meno consolante. L’Italia è un paese di medie dimensioni, profondamente interdipendente, che vive di scambi, regole comuni e stabilità internazionale. È proprio quel sistema di norme che Vannacci liquida con sufficienza ad aver permesso al nostro paese di prosperare.
Invocare l’ONU non è ingenuità intellettuale. È difendere l’unico strumento che paesi come il nostro hanno per non essere schiacciati dalla legge del più forte. Il cinismo verso il diritto internazionale è un lusso che possono permettersi le superpotenze. Per chi ha tutto da perdere da un ritorno alla logica imperiale, non è idealismo: è semplice autodifesa.

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