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Visualizzazione dei post da marzo, 2026

I SIGNOR-SÌ E I NO-SIGNORE

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Ho visto qualcosa di profondamente saggio nel modo in cui gli italiani hanno detto NO alla riforma costituzionale della Giustizia, e chi non lo capisce probabilmente non ha letto il testo della riforma, cosa peraltro comprensibilissima perché era scritto in quel linguaggio tecnico-giuridico che sembra progettato apposta per scoraggiare la lettura. Ma andiamo con ordine. La proposta di riforma non era, come i suoi sostenitori amavano dipingerla, una semplice e innocua modernizzazione del sistema giudiziario. Era un intervento strutturale sull'indipendenza della magistratura, su quegli equilibri delicatissimi che i padri costituenti avevano costruito con una cura certosina dopo vent'anni di fascismo, dopo aver visto con i propri occhi cosa succede quando la politica mette le mani sulla giustizia. E gli italiani, che pure vengono accusati di smemoratezza storica, questa lezione l'hanno ricordata benissimo. Dire NO a quella riforma non era dire NO al cambiamento in ...

LE RAGIONI DEL SÌ

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1. Riforma e cittadinanza Il Sì dice: La riforma rafforza i diritti dei cittadini realizzando il giusto processo con parità tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo. NO!  Il giusto processo ex art. 111 Cost. esiste già nell'ordinamento vigente. La separazione delle carriere non è una condizione necessaria per garantirlo: giudici e PM già oggi appartengono a ordini separati de facto, con percorsi di carriera distinti. Creare due CSM separati aumenta la complessità burocratica senza un reale beneficio per il cittadino. Il rischio concreto è invece quello di indebolire la collaborazione istituzionale tra le figure del processo, a danno dell'efficienza della giustizia, che è ciò che il cittadino percepisce ogni giorno. 2. Politica e Magistratura Il Sì dice: L'autonomia dei magistrati sarà garantita da due CSM a maggioranza di magistrati, presieduti dal Presidente della Repubblica. No!  Avere due CSM separati non garantisce maggiore indipendenza: al contrario, ...

LA MALEDIZIONE DEI TRE GIORNI

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C'è un'illusione ricorrente nella storia dei conflitti armati, e consiste nel credere che la guerra obbedisca ai calendari di chi la dichiara. Putin, nel febbraio del 2022, immaginava un'operazione fulminea destinata a concludersi prima che il mondo avesse il tempo di reagire. Trump, affrontando il dossier iraniano, ha più volte lasciato intendere che basterebbero pochi giorni per piegare una nazione di novanta milioni di persone con tremila anni di storia alle spalle. In entrambi i casi, il numero tre ricorre con una frequenza che sarebbe comica se le conseguenze non fossero tragiche. Questa distorsione del giudizio non è un fenomeno nuovo né accidentale. È invece il prodotto prevedibile di una certa forma di potere assoluto, che tende a sostituire la valutazione realistica con la volontà come strumento di analisi. Chi comanda senza essere contraddetto finisce per confondere la propria determinazione con la capitolazione dell'avversario, come se la forza mo...

PEARL HARBOUR

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C'è un momento nel vertice tra Donald Trump e Sanae Takaichi che vale più di qualsiasi comunicato ufficiale...quando gli viene chiesto perché gli Stati Uniti non abbiano avvertito il Giappone degli attacchi all'Iran, Trump risponde evocando la "sorpresa" di Pearl Harbor. Segue un silenzio, poi si va avanti. Difficile dire se fosse intenzionale [forse era solo una battuta, forse un riflesso] ma in diplomazia l'effetto conta più dell'intenzione, e l'effetto è stato quello di un promemoria esplicito. Tra i due paesi l'asimmetria non è un'anomalia, è la struttura. Un'asimmetria costruita nel 1947, quando gli Stati Uniti scrissero l'Articolo 9 della Costituzione giapponese e consegnarono a Tokyo una pace che era anche una gabbia, niente esercito offensivo, niente proiezione militare, sicurezza affidata a Washington. Il risultato, ottant'anni dopo, è quasi grottesco... il Giappone dipende dallo Stretto di Hormuz per buona parte de...

INDIPENDENZA A RISCHIO

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La riforma dell'ordinamento giudiziario proposta dal ministro Nordio introduce una modifica strutturale di profonda portata costituzionale, prevedendo la scissione del Consiglio Superiore della Magistratura in due distinti organi autonomi, rispettivamente per i giudici e per i pubblici ministeri, e sostituendo il sistema elettivo delle componenti togate con un meccanismo di estrazione a sorte che, sulla carta, dovrebbe garantire una maggiore imparzialità e superare le logiche di corrente. Tuttavia, nella sostanza, tale impostazione solleva interrogativi cruciali sulla reale neutralità del sistema, poiché l'azzeramento delle correnti organizzate non corrisponde automaticamente all'azzeramento degli orientamenti culturali e politici insiti nella persona del magistrato, il quale rimane un interprete del diritto inserito in un contesto sociale e quindi portatore di una visione del mondo che inevitabilmente influenza la sua attività giurisdizionale e valutativa. Ne c...

AUGURI, PAPÀ

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La Festa del Papà è una ricorrenza che, anno dopo anno, scandisce il calendario delle affezioni familiari. Spesso oscurata dalla popolarità commerciale della Festa della Mamma, o talvolta ridotta a un semplice scambio di regali e biglietti d'auguri, questa giornata nasconde in realtà un significato culturale, storico ed emotivo molto più profondo. Celebrare la paternità significa non solo onorare una figura specifica, ma riflettere sull'evoluzione del ruolo paterno nella società e sul valore intrinseco della cura e della guida all'interno della famiglia. In Italia, la Festa del Papà assume una connotazione peculiare che la distingue da molte altre nazioni. Mentre gran parte del mondo occidentale la celebra la terza domenica di giugno [su modello statunitense], il nostro paese rimane fedele alla tradizione cattolica, fissandola al 19 marzo, giorno di San Giuseppe. Questa scelta non è casuale...San Giuseppe è l'archetipo del padre putativo, colui che accoglie,...

WAR GAMES

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Pensare a Donald Trump come a un bambino capriccioso che gioca con i soldatini è suggestiva ma rischia di semplificare troppo un problema più serio. Non tutta l’imprevedibilità è uguale. Da un lato esiste quella deliberata, usata come leva negoziale, teorizzata già da Richard Nixon e Henry Kissinger, che serve a tenere l’avversario nell’incertezza. Dall’altro lato c’è l’incoerenza non intenzionale, quando dichiarazioni e apparato statale non sono allineati e il risultato non è una strategia ma confusione reale. La differenza è cruciale perché la prima può essere gestita, la seconda no. Quando questa ambiguità diventa strutturale colpisce non solo i nemici ma anche gli alleati, creando un vuoto di fiducia che rende instabile la deterrenza e spinge tutti a muoversi in modo più rischioso. In Medio Oriente questo si traduce in linee rosse poco chiare, in Europa in una NATO che regge grazie alle istituzioni ma spinge gli Stati a cercare autonomia, e nel rapporto con la Cina in u...

DIALOGO DI DUE FETI SULL'ALDILÀ

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C'è una storia che spesso viene raccontata per invitare alla riflessione e parla di due bambini che si trovano ancora nel grembo della madre e iniziano a dialogare sul loro futuro immediato. Uno dei due chiede all'altro se crede nella vita dopo il parto e l'altro risponde con convinzione che deve esserci qualcosa oltre quel mondo liquido e ristretto perché altrimenti non avrebbe senso tutta quella preparazione. Il primo però obietta dicendo che è impossibile immaginare una vita diversa da quella che stanno conducendo lì dentro e chiede come potrebbero camminare con le gambe o mangiare con la bocca quando ora dipendono totalmente dal cordone ombelicale per nutrirsi. La risposta del credente è piena di speranza perché suggerisce che la vita là fuori potrebbe essere completamente diversa da quella conosciuta nel buio del grembo materno. Sorge allora un dubbio forte nel gemello scettico che chiede come sia possibile che nessuno sia mai tornato indietro a raccontare ...

LA GATTA FRETTOLOSA E I MICI CIECHI

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Immaginate di essere indagati per qualcosa. Non importa se a torto o a ragione. Dal momento in cui il pubblico ministero apre un fascicolo sul vostro conto, inizia una fase in cui lui raccoglie prove, interroga testimoni, acquisisce dati dal vostro telefono e dal vostro cloud. Voi, in questa fase, sapete poco o nulla. Il vostro avvocato può fare ancora meno. È così che funziona oggi il processo penale italiano nella fase delle indagini preliminari, dove spesso il destino di un processo si decide prima ancora che cominci. Che la giustizia abbia bisogno di una riforma è fuori discussione. Ma se si mette mano a uno dei pilastri della democrazia, come l'indipendenza della magistratura, quel lavoro deve seguire un percorso parlamentare serio e approfondito. Questa riforma è stata approvata blindando gli emendamenti e chiudendo il dibattito in tre mesi. TRE... Un tempo incompatibile con la complessità della materia e con il rispetto che una modifica costituzionale dovrebbe im...

PSICOLOGIA INVERSA

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A pensarci bene, e con la dovuta calma che certi ragionamenti richiedono, una persona onesta e per bene dovrebbe presentarsi alle urne per questo referendum sulla riforma della Giustizia e votare convintamente SÌ. Non per le ragioni che i sostenitori della riforma si aspettano, sia chiaro, ma per una logica molto più sottile e, diciamolo, molto più divertente. La riforma, nella sua generosa negligenza, si preoccupa di separare le carriere tra PM e giudici senza toccare di una virgola le regole di procedura penale, e questa piccola dimenticanza — o grande comodità, a seconda dei punti di vista — produce un effetto che i suoi stessi promotori farebbero bene a meditare nelle lunghe notti insonni. Dal momento in cui il PM apre un fascicolo su una notizia di reato o su un semplice sospetto, prende avvio una fase silenziosa e potentissima in cui raccoglie prove, interroga testimoni e acquisisce dati da telefoni e cloud, mentre l'indagato sa poco o nulla e il suo avvocato può ...

LA BROCCA ABBANDONATA

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È mezzogiorno, fa caldo, e una donna samaritana arriva al pozzo di Giacobbe con la sua brocca. Non è un orario sociale...le donne di buona reputazione andavano al pozzo la mattina presto, in gruppo, a chiacchierare. Lei va a mezzogiorno, da sola. Già questo ci dice qualcosa del suo profilo biografico e il Vangelo lo confermerà a breve, con cinque mariti e un convivente che mette a posto ogni dubbio. Seduto sul bordo del pozzo c’è Gesù, stanco per il viaggio. I discepoli sono andati in paese a comprare da mangiare. E lui, invece di riposare in silenzio come farebbe qualsiasi persona ragionevole, attacca bottone con la donna. «Dammi da bere», dice, anzi, ordina. La donna già inarca un sopracciglio. Un giudeo che chiede da bere a una samaritana? Tecnicamente, per le regole di purità del tempo, lui si sta contaminando anche solo a parlarle. Ma Gesù, come spesso accade nel Vangelo di Giovanni, non ha tempo per i convenevoli e va dritto al dunque. Qui inizia il dialogo più strano...

CI SONO O CI FANNO?

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Pochi giorni fa è stato riportato in Italia, in un CPR, l'ennesimo migrante trasferito nel CPR in Albania.  Leggendo la sentenza della Corte d'appello di Roma e confrontandola con le dichiarazioni allarmate di chi governa, viene da chiedersi se siamo di fronte a una strategia comunicativa calcolata al millimetro o a una semplice, disarmante, incapacità di comprendere le regole elementari dello Stato di diritto. Forse la verità più inquietante è che si tratti di entrambe le cose, perché quando si tratta di giocare con la vita delle persone, con i loro diritti fondamentali, con la loro libertà personale, la distinzione tra malizia e incompetenza diventa quasi un esercizio accademico, mentre le conseguenze restano drammaticamente concrete. Ed è proprio qui che il quadro si fa grottesco. Da un lato la Presidente del Consiglio che in radio dipinge un migrante come un mostro intoccabile per colpa della magistratura nemica, dall'altro una sentenza che semplicemente app...

APPARTENENZA

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Parliamo di scarpe, perché alla fine anche il Potere ha bisogno di una buona suola per marciare verso la storia, e Donald Trump ha trasformato questo accessorio in un vero e proprio strumento politico che fa ridere e riflettere allo stesso tempo. Secondo recenti articoli di giornale, il presidente americano ha sviluppato un'ossessione quasi tenera per le scarpe Florsheim, quelle classiche oxford da centocinquanta dollari che lui compra di tasca propria e regala ai suoi uomini più fedeli come se fossero medaglie al valore da appendere ai piedi invece che al petto. Il gesto ha qualcosa di antico e di buffo insieme...il capo che distribuisce insegne di appartenenza, solo che al posto di un brevetto o di una spilla ci sono un chilo di cuoio nero lucido. Immaginatevi la scena... durante una riunione importante alla Casa Bianca, questioni di stato sul tavolo, e all'improvviso Trump alza la mano, ferma tutto e annuncia che c'è qualcosa di molto più urgente da discutere...

TIGRE DI CARTA

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Vale la pena chiedersi, con la dovuta malizia intellettuale, a chi convenisse davvero gonfiare la minaccia iraniana fino a farne il grande nemico dell'ordine mondiale. Perché c'è qualcosa di sistematico, e non casuale, nel modo in cui per decenni l'Occidente, con Washington in testa, Israele a fare da coro, ha dipinto l'Iran come una potenza militare formidabile, un regime capace di destabilizzare interi continenti, un pericolo esistenziale che giustificava sanzioni, embargo, operazioni coperte e, alla fine, la guerra aperta. Eppure bastano pochi giorni di conflitto reale per smontare l'intera scenografia, il dominio aereo iraniano svanisce quasi subito, la flotta viene decimata nel giro di una settimana, le basi a terra si trasformano in crateri. Non è la caduta di un colosso, è il crollo di un fondale teatrale. La domanda che nessuno sembra volersi porre con onestà è se quella minaccia fosse mai stata reale nella misura in cui veniva descritta, o se no...

CRITICA SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

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Il problema al centro del dibattito non è l'elezione in sé dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, ma l'elezione della sola componente togata. Il caso Palamara ne è, paradossalmente, l'esempio più pratico e, a mio avviso, tra i meno considerati nel dibattito pubblico. Palamara, allora presidente dell'ANM e appartenente a una corrente di destra, fu avvicinato da esponenti politici del PD. La vicenda emerse grazie alle indagini a suo carico per uno scambio di favori con l'imprenditore Centofanti e all'uso di un trojan per le intercettazioni del suo cellulare, strumento investigativo che l'attuale Governo vorrebbe oggi limitare in modo significativo. Da quelle indagini i media ricavarono quella che venne definita un "sistema delle correnti", attraverso cui la politica avrebbe pilotato l'operato del CSM. A mio avviso, questa generalizzazione fu in larga misura strumentale e condusse a una sostanziale perdita di fiducia de...

DEMOCRAZIA E BOMBE

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"Riflessioni sull'ordine nucleare e l'erosione della garanzia democratica"  L'ordine nucleare che governa il mondo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale è fondato su una promessa implicita, mai davvero messa per iscritto ma potente quanto un trattato: che le armi più distruttive mai create dall'umanità siano al sicuro perché custodite da democrazie. Questa promessa ha retto per decenni come uno dei pilastri dell'architettura internazionale del dopoguerra, assieme al Trattato di Non Proliferazione del 1968, che ha istituzionalizzato una divisione del mondo fra chi aveva già la bomba e chi non avrebbe dovuto mai averla. Il ragionamento sottostante era, nella sua brutalità, almeno coerente: le potenze nucleari riconosciute, Stati Uniti, Unione Sovietica poi Russia, Francia, Regno Unito, Cina, erano sistemi politici dotati di controlli istituzionali, di checks and balances, di parlamenti, di opinioni pubbliche in grado, almeno in teoria, di tene...

IN IRAE VERITAS

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È con profonda preoccupazione che rifletto sulle recenti dichiarazioni della capo di gabinetto del Ministro Nordio poiché Giusi Bartolozzi ha descritto la magistratura come plotoni di esecuzione destinati a essere spazzati via dal referendum. Queste parole non sono semplici opinioni politiche ma rappresentano un sintomo allarmante di una deriva che rischia di minare le fondamenta dell'equilibrio dei poteri su cui si regge la nostra democrazia costituzionale. Mi chiedo con angoscia come sia possibile che una funzionaria del Ministero della Giustizia, per di più magistrata in aspettativa, possa utilizzare un linguaggio così violento e delegittimante verso un ordine dello Stato che dovrebbe invece essere tutelato e rispettato. Indipendentemente dalle legittime critiche o dalle riforme che si intendono perseguire, il problema risiede nel tono e nella retorica perché si sta costruendo la narrativa di un nemico interno da abbattere. Quando si parla di spazzare via la magistra...

NEL NOME DI DONALD

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Donald Trump vuole partecipare alla scelta della prossima Guida Suprema dell'Iran... Ora prenditi un momento. Respira. Guarda fuori dalla finestra. Ora torna qui e accetta che questa frase è reale, è accaduta, ed è stata pronunciata da un essere umano in carne e ossa che ogni mattina si sveglia nella Casa Bianca, l'edificio più sorvegliato del pianeta, e decide le sorti di trecento milioni di persone e, per estensione, un po' le sorti di tutti noi. Benvenuti nel presente. Per apprezzare la profondità del grottesco bisogna fare un passo indietro. L'Iran è una teocrazia. Non una di quelle teocrazie vaghe e metaforiche in cui i politici citano Dio nei discorsi elettorali. Una teocrazia vera . Il potere discende da Dio, attraverso il Velayat-e Faqih, incarnato in un giurista islamico che ha passato cinquant'anni a studiare testi religiosi in lingue che Trump non sa esistano. La successione è gestita da un'Assemblea degli Esperti, chierici, teologi, uomin...

IL CAVALLO DI PALAMARA

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Avete presente il caso Palamara? Da lì è partita l'idea di usare il sorteggio per scegliere i membri togati del CSM, un modo, nelle intenzioni, per azzerare le correnti e ripulire il sistema. Sulla carta suona bene, ma se ci ragioniamo un attimo emergono contraddizioni che vale la pena affrontare con onestà, da entrambi i lati. Chi critica il sorteggio sostiene che nel vecchio sistema esistesse almeno un confronto, una mediazione, una responsabilità verso un gruppo. Ed è un argomento che merita di essere preso sul serio, perché l'ANM non è un monolite. Al suo interno convivono correnti di orientamento anche opposto, da Magistratura Democratica a Magistratura Indipendente. Palamara non parlava a nome di tutti. E questo pluralismo non è un dettaglio trascurabile. Se un magistrato o un gruppo si avvicina troppo a una parte politica, le altre correnti hanno tutto l'interesse a denunciarlo, ostacolarlo, renderlo visibile. Una forma di bilanciamento reale, che il sist...

VILLEFORT, DI PIETRO E IL SUPER POLIZIOTTO

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Ci raccontano che separare le carriere sia una garanzia di terzietà e invece stiamo costruendo a tavolino la gabbia perfetta per trasformare il pubblico ministero in un avvocato dell'accusa stipendiato dallo Stato. Se Il pubblico ministero non è più un organo imparziale che cerca la verità come vorrebbe il codice, ma diventa un contendente nella lotta processuale, allora la sua carriera dipenderà inevitabilmente dai risultati ottenuti sul campo di battaglia. Immaginate un consiglio superiore della magistratura dedicato solo ai procuratori che deve valutare la bravura dei suoi membri e ditemi se, secondo voi, premierà chi ha archiviato perché non c'erano prove o chi ha ottenuto condanne a catena. La risposta è ovvia e fa paura, perché si crea un incentivo perverso a ignorare le scuse dell'imputato per inseguire il successo facile della condanna. Antonio Di Pietro non ha mai nascosto questa visione del magistrato come super poliziotto e ora quella cultura rischia ...

IN THEIR SHOES

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Mi sono chiesto cosa avrei pensato se fosse successo a me. Se fossi stato uno di quei bambini cresciuti lontano dal mondo, senza scuola, senza compagni, senza quella rete di esperienze e conoscenze che non è un lusso ma la materia di cui è fatta una persona libera. Sono arrivato ogni volta alla stessa risposta, scomoda e necessaria. Avrei ringraziato chi avesse avuto il coraggio di allontanarmi dai miei genitori, consapevole di infliggermi un dolore iniziale ma necessario. Stando a quanto raccontano i media, la madre ha rifiutato con costanza ogni proposta di mediazione, dalla visita pediatrica alla vaccinazione, dalla scuola al semplice contatto con altri bambini. Non era una famiglia che aveva scelto uno stile di vita alternativo restando aperta al dialogo...era una chiusura sistematica. E questo non è un dettaglio secondario, è la sostanza del problema. Una visita pediatrica non è un'invasione culturale, la scuola non è un tentativo di omologazione, è la porta attrav...