IL POTERE DI UN VERBO
Qual è il verbo più potente?
No, non è VOLERE . No...nemmeno POTERE. Come dite... AMARE? Bellissimo, certo, ma non è neppure quello.
E se il verbo più potente dell’essere umano fosse davvero SCEGLIERE?
Un verbo piccolo, quasi dimesso, che però regge l’intero edificio della nostra esistenza. Scegliere è un atto apparentemente banale, eppure decisivo. Ogni giorno siamo attraversati da bivi minuscoli, quasi invisibili, che però orientano profondamente il nostro cammino: alzarci dal letto con un sospiro di rassegnazione o con un silenzioso grazie per un giorno in più, rispondere con stizza a una critica o accoglierla come un dono scomodo ma utile, coltivare un rancore per anni o lasciarlo andare con un gesto interiore di perdono.
Non è quasi mai una questione di grandi eroismi. È, piuttosto, una trama fitta di scelte minute, impercettibili, che nel tempo costruiscono chi diventiamo. Il libero arbitrio non è un concetto astratto da manuale di filosofia o da trattato teologico: è la possibilità quotidiana di dire sì o no a ciò che la vita ci mette davanti. È il rifiuto di lasciare che il traffico, il lunedì mattina, il commento di uno sconosciuto, il meteo o il passato decidano al posto nostro come ci sentiamo, come agiamo, come guardiamo il mondo.
Certo, ci sono momenti in cui le circostanze sembrano schiaccianti. La malattia. La perdita. L’ingiustizia. E lì la scelta si fa più ardua, più profonda, quasi eroica. Ma anche nel buio più fitto resta una fessura di luce possiamo scegliere il significato che diamo a ciò che ci accade. Possiamo scegliere di non lasciare che il dolore ci definisca interamente. Possiamo scegliere di cercare bellezza nelle crepe, di amare nonostante tutto, di rialzarci non perché siamo obbligati, ma perché decidiamo che la resa non è un’opzione.
C’è però una verità più sottile, e forse più scomoda, scegliamo anche quando crediamo di non farlo. Con le omissioni. Con la paura. Con il silenzio. Le non-scelte sono scelte, e questa consapevolezza pesa, perché toglie ogni alibi. Ma è anche liberatoria, se abbiamo scelto di arrivare fin qui in un certo modo, possiamo scegliere di proseguire diversamente.
E tuttavia esiste una tensione necessaria da accogliere. Non possiamo scegliere tutto. Esistono limiti, vulnerabilità, condizionamenti che non si dissolvono con un atto di volontà. Riconoscerlo non è resa, è saggezza. È la scelta di essere umani fino in fond, non onnipotenti, ma capaci di dignità proprio dentro la fragilità. Forse il verbo più potente non è semplicemente scegliere, ma scegliere sapendo di non poter scegliere tutto, e trovare libertà anche in questa consapevolezza.
È questa capacità che ci rende irreparabilmente umani. A differenza di ciò che reagisce per istinto o per programmazione, noi possiamo fermarci, respirare, e decidere chi vogliamo essere in quell’istante preciso. È un potere immenso, a volte spaventoso, perché implica responsabilità. Non possiamo più attribuire tutta la colpa al destino, agli altri, alle circostanze.
E allo stesso tempo è ciò che ci libera. Possiamo scegliere di cambiare prospettiva, di imparare, di crescere, di perdonare noi stessi per le scelte sbagliate del passato. Possiamo scegliere di smettere di rimuginare e iniziare a creare.
Scegliere è il motore silenzioso della dignità umana. È ciò che ci permette di andare oltre la mera sopravvivenza e di accedere alla costruzione di senso, alla possibilità di scrivere una storia che, pur dentro i limiti del caso e della finitezza, porta la nostra firma inconfondibile.
Ed è per questo che rinunciarvi, delegando agli altri o al caso la regia della propria vita, è forse la più grande tragedia silenziosa del nostro tempo. Quando smettiamo di scegliere, smettiamo anche di essere pienamente vivi. Diventiamo spettatori di noi stessi, foglie trascinate dal vento, mentre dentro continua a bruciare quella scintilla antica che chiede solo di essere ascoltata.
Oggi, in questo istante, cosa scegli di essere, di pensare, di fare, di amare, di lasciare andare?
La domanda resta aperta, sempre.
E la risposta, per quanto fragile e provvisoria, è il nostro più grande atto di libertà.
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