SANTI E BOMBE

Quale fondamentalismo religioso ha fatto più danni nella storia moderna, quello che lo dice apertamente, o quello che non lo ammette nemmeno a sé stesso? La risposta, a guardare i fatti, è scomoda per noi occidentali.

Quando pensiamo al fondamentalismo religioso, l'immagine che viene in mente è quasi sempre islamica. Turbanti, fatwa, jihadisti. Il nemico ha un volto riconoscibile, e questo, paradossalmente, ci rassicura. Ma nel frattempo non guardiamo cosa succede a casa nostra. I generali americani che pregano prima delle missioni di bombardamento, i consiglieri evangelici di Trump che vedono nell'attacco all'Iran un passo verso l'Apocalisse, la convinzione profonda e bipartisan che gli Stati Uniti siano una nazione scelta da Dio con una missione nel mondo. Tutto questo è fondamentalismo religioso, ma non lo chiamiamo così. Lo chiamiamo democrazia, libertà, ordine internazionale. E proprio perché non ha nome, è molto più difficile da contestare.

Il bilancio storico parla chiaro. Dal 1945 a oggi, le guerre che hanno prodotto più morti e più destabilizzazione globale le hanno fatte le potenze occidentali a guida americana. Hiroshima, Vietnam, Iraq, Libia. Le uniche due bombe atomiche sganciate su una popolazione civile inerme le ha sganciate la democrazia più potente del mondo. Non è necessario essere anti-americani per riconoscerlo, basta guardare i numeri. Il fondamentalismo islamico fa paura perché è rumoroso e visibile. Quello cristiano-evangelico ha fatto più danni perché ha avuto, e ha tuttora, più potere. Netanyahu che cita la Bibbia per giustificare la distruzione di Gaza rientra nella stessa logica. La teologia come patente morale per la violenza, con la differenza che Israele ha il sostegno militare e diplomatico dell'Occidente, il che moltiplica enormemente l'impatto.

Questo non significa che il fondamentalismo iraniano non sia pericoloso, lo è, con i suoi proxy in mezzo Medio Oriente e il programma nucleare. Ma c'è una differenza cruciale, l'Iran non ha portaerei, non ha basi in cinquanta paesi, non ha la capacità di colpire a diecimila chilometri di distanza. Il suo fondamentalismo è più visibile perché ha meno strumenti. Quello americano, invece, si è da tempo mimetizzato nel linguaggio universale dei diritti e della civiltà, e questa invisibilità è esattamente ciò che lo rende così difficile da smontare e così duraturo. La vera soglia del pericolo non è dove la violenza religiosa esplode in modo riconoscibile, ma dove si fa invisibile, perché è diventata normale.

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