L'EXTRATERRONE

L’illuminazione per questo articolo mi è caduta addosso ieri sera, tipo meteorite. Stavo guardando un film su una TV privata sarda – di quelle che ti piazzano la pubblicità del prosciutto locale anche nei titoli di coda – e in onda c’era La Guerra dei Mondi.

Sì, proprio quello ispirato [molto liberamente] al romanzo di H.G. Wells, lo stesso che mandò in tilt mezzo continente americano quando fu letto alla radio, tipo telegiornale apocalittico. Gente chiusa in cantina, panico generale, assalti ai supermercati per accaparrarsi le penne lisce… altro che lockdown.

C’è qualcosa di irresistibile nell’idea che degli alieni iper-tecnologici arrivino fin qui solo per darci una bella lezione – in senso figurato, ma neanche troppo. Dai, loro viaggiano da galassie lontanissime, e noi ancora cerchiamo di capire perché il Wi-Fi va solo se teniamo il router in bilico su una pila di libri di cucina.

Nel film, questi marziani sbarcano sul pianeta belli carichi, con dei tripodi giganti che sembrano usciti da un festival techno post-apocalittico. Disintegrano tutto, annaffiano il mondo con sangue umano [scelta estetica quantomeno discutibile], e poi... puff. Sconfitti da un virus. Nemmeno un virus alieno super cattivo: una normale influenza. Magari un cugino cosmico del COVID, trasmesso da un pipistrello di Saturno o un pangolino di Plutone.

E niente, questi vengono da milioni di anni luce di distanza e si dimenticano il casco. Ma nemmeno una mascherina chirurgica? Noi ci bardiamo per andare a buttare l’umido sotto casa, e loro atterrano in modalità “nature”? Ma chi è il loro addetto alla sicurezza, Topo Gigio?

Sinceramente, se proprio dobbiamo essere invasi, io voglio l’alieno con un po’ di classe. Un Signor Invasore, col suo bel curriculum intergalattico, referenze stellari e magari un profilo LinkedIn aggiornato. Ci teniamo alla reputazione: non vogliamo certo fare brutta figura con i pianeti già conquistati.

Forse dovremmo prenderla sul serio, questa faccenda. Mandiamo un messaggio via SETI, qualcosa tipo:
“AAA Cercasi alieno evoluto per invasione della Terra. Richiesta serietà, green pass galattico e buona conoscenza del protocollo interstellare. No perditempo.”

E magari distribuiamo qualche dépliant nello spazio:
“Benvenuti sulla Terra! Clima imprevedibile, traffico caotico, fauna rumorosa. Ma abbiamo la pizza, il vino e il bidet!”

Devo ammettere che un punto a favore del film c’è: niente alieni verdi. Che è già una boccata d’aria fresca. Anche se, dopo un viaggio infinito nell’iperspazio, chiunque arriverebbe un po’ verdognolo. Io, dopo mezz’ora di autobus alle 6 del mattino, assomiglio più a Hulk che a un essere umano.

Ma la verità, forse, è che questi alieni non arriveranno per conquistarci. Verranno per cercare un futuro migliore. Scenderanno da astronavi arrugginite, issando bandiere sconosciute, e ci ritroveremo con la badante di Vega, il lavavetri di Alpha Centauri e minimarket interstellari a ogni angolo.

E lì inizierà il vero dilemma: Bossi-Fini galattica? Rimpatri forzati su razzo cargo? Quanto ci costerà tutto questo? E soprattutto: siamo pronti? O dobbiamo chiedere un passaggio a Elon?

Forse la vera strategia per evitare un’invasione è continuare a fare quello che facciamo benissimo: rendere il pianeta così incasinato e inquinato che persino il più temerario degli alieni se ne starà alla larga. Tipo mettere la carta da parati più orrenda del mondo per scoraggiare l’acquisto della casa al vicino antipatico.

In fondo, se proprio devono arrivare, che almeno portino un regalino. Un souvenir dallo spazio. Magari qualcosa che funziona senza bisogno di aggiornamenti. O, meglio ancora… un WiFi decente. 

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