L'AGENTE BATMAN E IL CITTADINO JOKER


Un agente di polizia ferma un’auto per un fanale rotto in un quartiere tranquillo. Indossa casco balistico, giubbotto tattico con placche di livello IV e occhiali da combattimento. La mano è già vicina alla pistola. Dall’altra parte del finestrino c’è un cittadino incensurato che torna a casa dalla spesa, con le mani sul volante e il respiro trattenuto. Nessuno dei due è in pericolo reale, eppure entrambi si comportano come se lo fossero. Il problema non è il singolo agente né la singola fermata, ma l’idea che sta dietro a quella scena.

L’equipaggiamento non è neutro. Caschi, armature e fucili a vista non sono solo strumenti di protezione, sono un linguaggio che comunica un’aspettativa di scontro, e quell’aspettativa modifica il comportamento di chi li indossa e di chi li osserva. Quando ti vesti per la guerra, il cervello si prepara alla guerra. La soglia di allerta si abbassa, l’ambiguità diventa sospetta, il dialogo si restringe. In un contesto di combattimento questa mentalità è funzionale, in una città, durante un controllo di routine, diventa un acceleratore di paura.

Per anni l’immaginario della polizia è stato diverso. Nei telefilm americani il poliziotto vestito da poliziotto, con la divisa impeccabile, il distintivo ben visibile e un saluto fermo ma umano al cittadino fermato, rappresentava una figura riconoscibile e comprensibile. Era il poliziotto che capiva al volo se aveva davanti una persona in difficoltà psicologica o una situazione di reale pericolo. Era l’agente che parlava, osservava, valutava. I poliziotti alla T J Hooker, CHiPs, The Rookie. Figure forse idealizzate, ma costruite sull’idea che l’autorità fosse prima di tutto relazione e giudizio umano. Oggi quell’immaginario sembra sostituito da altro. Non più il poliziotto, ma una presenza blindata, opaca, distante. Più simile a Robocop che a un essere umano chiamato a interpretare la complessità della realtà.

Negli ultimi decenni molte forze di polizia hanno adottato estetica, linguaggio e dottrina militare come normalità quotidiana, non come risposta a emergenze eccezionali. A questo si aggiunge il lessico utilizzato dalle istituzioni, che tende sempre più a rafforzare la percezione di immunità e impunità per gli agenti. Un linguaggio che protegge a priori, che giustifica prima ancora di valutare, che trasmette l’idea di un potere svincolato dalle conseguenze. Così si accentua uno squilibrio tra forze dell’ordine e cittadinanza. Uno squilibrio che in parte è fisiologico e necessario, ma che diventa esplosivo quando è troppo marcato e non più bilanciato da responsabilità e controllo.

Il risultato è prevedibile. Ogni interazione viene letta come potenzialmente letale. Il cittadino diventa un contatto. Il quartiere un ambiente ostile. Il controllo amministrativo una missione. In questo quadro sembra che l’addestramento alla comprensione delle situazioni, alla lettura del contesto e alla gestione del conflitto venga progressivamente sostituito da qualcos’altro. Non dalla competenza, ma dalla possibilità di agire liberamente, senza una reale valutazione, confidando che ogni azione sarà comunque difesa, spiegata, assolta.

La maggior parte degli interventi di polizia riguarda liti, disturbi, incidenti stradali, persone in difficoltà, e non scontri armati. Eppure l’approccio è spesso quello dello scontro imminente. Il cittadino reagisce con paura. L’agente legge quella paura come minaccia e l’interazione si irrigidisce, in un circuito chiuso che prima o poi esplode.

La sicurezza non nasce dall’armatura, ma dalla fiducia. E la fiducia non si costruisce dietro una visiera balistica né dietro un linguaggio che assolve prima di capire. Le società con meno violenza poliziesca non sono quelle con più equipaggiamento o più margine d’azione incontrollato, ma quelle che investono in formazione, comunicazione, de escalation e responsabilità.

C’è una verità semplice che si rifiuta di vedere. Se ti vesti come se stessi andando a combattere, finirai per vedere nemici ovunque. Se ti vesti da Batman, il mondo comincerà a sembrarti pieno di Joker. Il problema non è che i Joker esistano, ma cosa succede quando li vedi anche dove non ci sono.

Commenti

Post popolari in questo blog

IL SONDAGGIONE: IO VOTO VANNACCI PERCHÈ...

È TUTTO FRUTTO DELLA FANTASIA?

DIALOGO VS MONOLOGO