SCACCO MATTO IN TRE MOSSE
La vera questione non è se le riforme costituzionali siano tecnicamente possibili.
Lo sono.
La vera questione è un’altra. Se la loro combinazione disegni un progetto coerente di riconfigurazione del potere tale da svuotare dall’interno l’architettura della Costituzione del 1948.
Non stiamo discutendo una vite alla volta.
Stiamo discutendo la mappa dell’edificio.
È una partita a scacchi.
Il Nero muove.
E la sequenza delle mosse conta più del valore della singola pedina.
PRIMA MOSSA – LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E IL CSM
Il Consiglio Superiore della Magistratura non è un orpello burocratico.
È l’organo di autogoverno dei giudici.
Tradotto. Serve a evitare che chi giudica dipenda da chi governa.
L’alternativa storica è elementare. Magistrati nominati, valutati e promossi dal potere politico.
Non più giudici indipendenti, ma funzionari cauti.
Non più arbitri, ma dipendenti.
L’indipendenza della magistratura non è un privilegio corporativo.
È una garanzia per il cittadino.
Significa che, se fai causa allo Stato, non ti trovi davanti qualcuno che deve la propria carriera proprio allo Stato che stai accusando.
Ogni riforma che aumenta, anche solo di poco, il peso della politica sul CSM sposta l’ago della bilancia.
Forse impercettibilmente.
Ma sempre nella stessa direzione.
Le costituzioni non crollano quasi mai con un’esplosione.
Cedono per erosione.
SECONDA MOSSA – IL PREMIERATO
L’elezione diretta del Primo Ministro viene presentata come l’apoteosi della sovranità popolare.
Il popolo sceglie il capo.
Sembra semplice.
Sembra pulito.
Ma nelle democrazie parlamentari il premier non nasce dal nulla. Esiste perché ha la fiducia del Parlamento.
Quella mediazione non è un difetto del sistema.
È il sistema.
È una cintura di sicurezza.
È il meccanismo che impedisce al governo di trasformarsi in un potere personale.
Sostituire questo equilibrio con un rapporto diretto capo-popolo significa scivolare verso una logica plebiscitaria.
E i plebisciti, nella storia costituzionale europea, hanno un curriculum tutt’altro che rassicurante.
C’è poi un punto ancora più sensibile. Il premierato ridimensiona il Presidente della Repubblica.
Oggi il Presidente è figura di garanzia, arbitro istituzionale, e presiede il CSM.
Ridurne il peso significa ridurre un contrappeso.
Non è un caso se nei sistemi illiberali le figure di garanzia sono tra le prime a essere indebolite.
Un arbitro forte è scomodo.
Un arbitro debole è decorativo.
TERZA MOSSA – LA LEGGE ELETTORALE CON PREMIO DI MAGGIORANZA
Se con il 35% dei voti ottieni il 55% dei seggi, non stai fotografando la volontà popolare.
La stai deformando.
Una maggioranza gonfiata artificialmente controlla il Parlamento.
Il Parlamento elegge gli organi di garanzia.
Gli organi di garanzia incidono sulla magistratura.
Il Presidente ha meno forza.
Il cerchio si chiude.
A quel punto il governo non è solo forte.
È strutturalmente dominante.
SCACCO MATTO
Presi singolarmente, questi interventi sono difendibili.
Insieme, producono qualcosa di diverso.
Non è una somma.
È una moltiplicazione.
È come togliere un muro portante alla volta ripetendo.
“Tranquilli, la casa è ancora in piedi.”
Sì.
Finché lo è.
Poi, improvvisamente, non lo è più.
I precedenti internazionali non rassicurano.
Ungheria, Polonia, Turchia. Percorsi simili.
Riforme legittime.
Approvate.
Spesso popolari.
Riduzione dell’indipendenza della magistratura.
Rafforzamento dell’esecutivo.
Manipolazione delle regole elettorali.
Risultato. Democrazie formali.
Sistemi sostanzialmente illiberali.
L’obiezione classica è sempre la stessa.
“Il sistema attuale non funziona.”
Vero.
Ma difendere i contrappesi non è conservatorismo.
È profilassi istituzionale
Le costituzioni non servono quando tutto va bene.
Servono quando va male.
Non si scrivono per i governi ragionevoli.
Si scrivono per quelli che verranno dopo.
Smontare i contrappesi oggi perché “tanto siamo persone perbene” è come togliere le cinture di sicurezza perché “tanto io guido bene”.
Il problema non sei tu.
È chi salirà in macchina domani.
Le democrazie raramente muoiono con i carri armati.
Molto più spesso muoiono tra gli applausi.
Con riforme votate.
Con buone intenzioni dichiarate.
La Costituzione non è un ostacolo alla governabilità.
È il manuale di istruzioni per evitare che la maggioranza di oggi diventi la tirannia di domani.
Stracciarlo in nome dell’efficienza è come buttare via il libretto di manutenzione perché “tanto sappiamo come funziona”.
Finché qualcosa si rompe.
E allora scopri che no.
Non lo sapevi affatto.
Mi piace quello che hai scritto. Mi da' la sensazione di un appello accorato: "proteggi con il tuo voto la costituzione perché è l'unica certezza che hai di non essere, in futuro, vittima di ingiustizie!"... e speriamo che il buon senso prevalga!
RispondiEliminaGrazie grazie grazie... purtroppo i media, quelli la cui somma del loro pubblico, è superiore a quella delle voci dell'opposizione.
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