IN IRAE VERITAS

È con profonda preoccupazione che rifletto sulle recenti dichiarazioni della capo di gabinetto del Ministro Nordio poiché Giusi Bartolozzi ha descritto la magistratura come plotoni di esecuzione destinati a essere spazzati via dal referendum. Queste parole non sono semplici opinioni politiche ma rappresentano un sintomo allarmante di una deriva che rischia di minare le fondamenta dell'equilibrio dei poteri su cui si regge la nostra democrazia costituzionale. Mi chiedo con angoscia come sia possibile che una funzionaria del Ministero della Giustizia, per di più magistrata in aspettativa, possa utilizzare un linguaggio così violento e delegittimante verso un ordine dello Stato che dovrebbe invece essere tutelato e rispettato. Indipendentemente dalle legittime critiche o dalle riforme che si intendono perseguire, il problema risiede nel tono e nella retorica perché si sta costruendo la narrativa di un nemico interno da abbattere. Quando si parla di spazzare via la magistratura non si sta proponendo una riforma tecnica ma si sta evocando una resa dei conti che nulla ha a che fare con il metodo democratico. Questo rischia di alimentare una pericolosa polarizzazione specialmente in un momento storico già complesso come quello che stiamo vivendo. La fiducia nelle istituzioni è fragile e i cittadini hanno bisogno di certezze non di ulteriori elementi di frattura. Mi preoccupa profondamente il fatto che queste parole arrivino da chi dovrebbe garantire imparzialità e rispetto delle regole, soprattutto considerando che la stessa Bartolozzi è attualmente indagata in un procedimento che la vede coinvolta nel caso Almasri. Tale circostanza rende ancora più delicata e discutibile la scelta di usare toni così accesi contro l'autorità giudiziaria, quasi come se si volesse anticipare o influenzare un giudizio politico su vicende che appartengono alla sfera giurisdizionale. Non posso fare a meno di temere che questa retorica possa creare un clima ostile verso i magistrati, esponendoli a pressioni indebite e minando quella serenità e indipendenza che sono condizioni essenziali per il corretto funzionamento della giustizia. Una democrazia matura non si costruisce demonizzando uno dei poteri dello Stato ma rafforzando i meccanismi di controllo, dialogo e reciproco rispetto tra le istituzioni. Allora mi chiedo con apprensione se stiamo davvero percorrendo la strada di una riforma condivisa e ponderata o se invece stiamo assistendo a un tentativo di ridisegnare gli equilibri costituzionali attraverso la delegittimazione preventiva di chi dovrebbe esercitare il controllo giurisdizionale. Tutto questo mi lascia con un senso di inquietudine per il futuro del nostro ordinamento e per la tenuta stessa del patto di convivenza civile che dovrebbe unire tutti i cittadini al di là delle appartenenze politiche.

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