PSICOLOGIA INVERSA


A pensarci bene, e con la dovuta calma che certi ragionamenti richiedono, una persona onesta e per bene dovrebbe presentarsi alle urne per questo referendum sulla riforma della Giustizia e votare convintamente SÌ. Non per le ragioni che i sostenitori della riforma si aspettano, sia chiaro, ma per una logica molto più sottile e, diciamolo, molto più divertente. La riforma, nella sua generosa negligenza, si preoccupa di separare le carriere tra PM e giudici senza toccare di una virgola le regole di procedura penale, e questa piccola dimenticanza — o grande comodità, a seconda dei punti di vista — produce un effetto che i suoi stessi promotori farebbero bene a meditare nelle lunghe notti insonni. Dal momento in cui il PM apre un fascicolo su una notizia di reato o su un semplice sospetto, prende avvio una fase silenziosa e potentissima in cui raccoglie prove, interroga testimoni e acquisisce dati da telefoni e cloud, mentre l'indagato sa poco o nulla e il suo avvocato può fare ancora meno. È così che funziona oggi il processo penale italiano nella fase che conta davvero, quella delle indagini preliminari, dove il destino di un processo si decide spesso prima ancora che il processo cominci, in quella zona d'ombra dove la difesa arriva sempre tardi e il PM lavora indisturbato. Ebbene, separare le carriere non scalfisce nulla di tutto questo, anzi conferisce al PM un corpo autonomo e una nuova legittimazione, trasformandolo in una figura ancora più autorevole e ancora meno controbilanciata di prima. Il giudice — il GIP in primis — che non ha mai indossato i panni del PM nella vita, che non condivide ambienti né cultura professionale con chi accusa, si troverà tendenzialmente in balia di ciò che il PM gli racconta, e il PM nel frattempo costruirà la propria carriera esattamente sui casi che vincerà, il che non è un incentivo particolarmente orientato alla prudenza. Più autonomia all'accusa, dunque, e stesse regole opache di prima per tutti gli altri, difesa compresa. Ora, viene da chiedersi chi abbia davvero da temere da un simile assetto, e la risposta, con un pizzico di malizia, porta dritti verso quei palazzi dove si vota per alzata di mano blindando gli emendamenti e si approva una riforma costituzionale in tre mesi con la stessa disinvoltura con cui si ordina un caffè. Quindi, paradossalmente, proprio per colpire la politica disonesta, converrebbe sfruttare questa opportunità che un governo frettoloso e ideologizzato ci sta involontariamente regalando e votare SÌ. 
Certo, nel fuoco amico potrebbe finire anche qualche cittadino comune, ma volete mettere la ghiotta soddisfazione di usare contro la politica corrotta l'arma che essa stessa ha fabbricato con tanta cura e tanta fretta

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