SOVVERSIONE SILENZIOSA
Come smantellare l'indipendenza della magistratura senza toccare la Costituzione.
Che mossa straordinariamente elegante, nel senso più sinistro del termine, il modo in cui si può smantellare un'istituzione cardine dello Stato di diritto senza toccare una virgola della Costituzione. Il Consiglio Superiore della Magistratura, pensato dai Costituenti come baluardo dell'indipendenza della magistratura dal potere politico, può essere svuotato della sua funzione reale con un semplice atto del Parlamento ordinario, e la cosa più grottesca è che tutto avverrebbe nel pieno rispetto formale delle norme fondamentali della Repubblica. Non serve un golpe, non serve nemmeno una riforma costituzionale che mobiliti l'opinione pubblica e accenda i riflettori. Basta una legge, approvata a colpi di maggioranza in Parlamento, che intervenga sul numero e sulle modalità di elezione dei componenti laici del CSM, e il gioco è fatto, con la faccia feroce di chi rispetta le istituzioni mentre le svuota dall'interno.Il meccanismo è di una semplicità disarmante, e proprio per questo dovrebbe far rabbrividire chiunque abbia a cuore la separazione dei poteri. La Costituzione stabilisce che un terzo del CSM sia composto da laici eletti dal Parlamento in seduta comune, e i restanti due terzi da togati eletti dai magistrati. Fin qui tutto bene, tutto chiaro, tutto fondato su una logica di equilibrio tra autonomia della magistratura e legittimazione democratica dell'organo di autogoverno. Ma la Costituzione non dice quanti debbano essere in termini assoluti questi componenti, non entra nel dettaglio delle modalità di elezione dei laici, non stabilisce che debbano provenire da forze politiche diverse. E qui si apre l'abisso. Una maggioranza parlamentare compatta, di qualunque colore politico, può aumentare il numero complessivo dei membri del CSM mantenendo formalmente il rapporto di un terzo a due terzi, e nel farlo può eleggere una pattuglia di laici tutti espressione della medesima forza politica o coalizione di governo. Non è fantapolitica, è matematica elementare applicata al diritto costituzionale con intenzioni che definire discutibili sarebbe un eufemismo.Ora si aggiunga a questo scenario il sorteggio della componente togata, e il quadro diventa completo nel suo cinismo. L'idea di estrarre a sorte i magistrati che siedono al CSM viene presentata come una misura contro il correntismo, contro le logiche di spartizione interna alla magistratura, come se le correnti forensi fossero il vero problema della giustizia italiana e non semmai la permeabilità del sistema al controllo politico. Ma quello che il sorteggio produce in realtà è la distruzione della rappresentatività della componente togata. Un gruppo di magistrati estratti a caso non rappresenta nessuno, non ha mandato da nessuna categoria, non è portatore di una linea culturale o di una visione coerente della funzione giudiziaria. È un insieme di individui, ciascuno con le proprie idee e sensibilità, strutturalmente incapace di agire come corpo coeso di fronte a una pressione esterna organizzata e compatta.Ed è esattamente qui che il combinato disposto delle due riforme rivela la sua natura reale. Da un lato una componente laica numerosa, politicamente omogenea, eletta dalla stessa maggioranza di governo, che sa benissimo cosa vuole e come votare. Dall'altro una componente togata aumentata numericamente ma estratta a sorte, frammentata, priva di rappresentatività, incapace di opporre una resistenza collettiva. Più togati si estraggono a sorte, più il risultato è statisticamente certo nel senso sbagliato, perché la frammentazione cresce con i numeri e la compattezza rimane appannaggio esclusivo della sola parte laica. Si potrebbe quasi ammirare la perfezione geometrica di questa architettura, se non fosse che il suo scopo dichiarato è esattamente l'opposto di quello che produce.Quello che emerge da questa analisi è un quadro in cui la forma costituzionale viene rispettata con scrupolo certosino mentre la sostanza costituzionale viene demolita mattone per mattone. I Costituenti che scrissero l'articolo 104 pensavano a un organo che garantisse l'indipendenza dei giudici dal potere esecutivo e da quello legislativo, perché sapevano per esperienza diretta cosa succede quando i magistrati diventano strumento del governo. Avevano davanti agli occhi il ventennio fascista, avevano visto cosa significa una magistratura asservita al potere politico, e avevano costruito il CSM come argine contro il ripetersi di quella deriva. L'ironia della storia, se di ironia si può parlare quando si tratta di qualcosa di così grave, è che quell'argine può essere abbattuto usando gli stessi strumenti democratici che la Costituzione mette a disposizione del Parlamento, senza che nessuno possa tecnicamente dire che si sta violando la Carta fondamentale. Si sta solo legiferando, come ogni Parlamento ha il diritto di fare. Si sta solo riformando, come ogni maggioranza ha la facoltà di proporre. Si sta solo modernizzando, come ogni forza politica ama presentare le proprie iniziative. E nel frattempo, silenziosamente, l'indipendenza della magistratura viene consegnata nelle mani di chi ha il potere di eleggere i laici del CSM, che è esattamente il soggetto dal quale quella indipendenza avrebbe dovuto essere protetta.
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