VILLEFORT, DI PIETRO E IL SUPER POLIZIOTTO
Ci raccontano che separare le carriere sia una garanzia di terzietà e invece stiamo costruendo a tavolino la gabbia perfetta per trasformare il pubblico ministero in un avvocato dell'accusa stipendiato dallo Stato. Se Il pubblico ministero non è più un organo imparziale che cerca la verità come vorrebbe il codice, ma diventa un contendente nella lotta processuale, allora la sua carriera dipenderà inevitabilmente dai risultati ottenuti sul campo di battaglia. Immaginate un consiglio superiore della magistratura dedicato solo ai procuratori che deve valutare la bravura dei suoi membri e ditemi se, secondo voi, premierà chi ha archiviato perché non c'erano prove o chi ha ottenuto condanne a catena. La risposta è ovvia e fa paura, perché si crea un incentivo perverso a ignorare le scuse dell'imputato per inseguire il successo facile della condanna. Antonio Di Pietro non ha mai nascosto questa visione del magistrato come super poliziotto e ora quella cultura rischia di diventare struttura portante dell'ordinamento. Davigo diceva che gli innocenti non esistono e questa frase risuona come un monito agghiacciante su come viene percepita la presunzione di innocenza da chi dovrebbe tutelarla. Se scrivi nella Costituzione che il giudice e l'accusatore sono due animali diversi con due habitat separati allora l'accusatore non avrà più alcun motivo morale per cercare elementi a favore di chi sta indagando. Diventerà come il Villefort di Dumas che non agiva per malvagità, ma per convenienza di carriera perché il sistema premiava chi chiudeva i processi con una testa mozza e non chi cercava la giustizia. Oggi stiamo rischiando di cristallizzare questo errore storico rendendolo legge fondamentale dello Stato. Il cittadino comune finirà schiacciato tra un avvocato difensore che lotta per la libertà e un pubblico ministero che lotta per la promozione. Non ci sarà più spazio per quella verità processuale che dovrebbe essere l'unico faro del giudizio, ma solo una partita a scacchi dove l'imputato è il pedone da sacrificare. È una riforma che profuma di antico regime più che di modernità e che tradisce lo spirito costituzionale di uguaglianza delle armi. Si dice che sia per migliorare la giustizia, ma sembra piuttosto un modo per rendere la magistratura più efficiente nel colpire e meno capace di dubitare. Alla fine vincerà la carriera e perderà la giustizia e nessuno potrà dire di non averlo visto arrivare mentre firmavamo la nostra stessa condanna.
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