CINISMO GEOGRAFICO


C’è una cosa che in Europa si fa fatica a dire ad alta voce, anche se in realtà guida da anni quasi tutte le scelte energetiche. È una verità piuttosto semplice...comprare energia da lontano costa di più, ma ti espone molto meno al ricatto. La distanza, in questo caso, non è un dettaglio geografico, ma é una forma di assicurazione.

Se l’Arabia Saudita decide di alzare o abbassare la produzione, i prezzi si muovono e tutti ne risentono. Ma lo fanno insieme. Non esiste un rubinetto che puoi chiudere solo verso Milano o Rotterdam. Non c’è un tubo che passa in mezzo a territori instabili e che qualcuno può decidere di bloccare per mandare un messaggio politico. Il petrolio del Golfo è una merce. Il gas russo, per come era stato costruito il sistema, era anche un’arma.

E qui il punto non è morale. Non si tratta di dire che i paesi del Golfo siano “migliori”. Non lo sono, e non è questo il tema. Il punto è un altro...cosa significa dipendere da qualcuno che ha già dimostrato di usare l’energia come leva politica, e che può farlo da una posizione geografica vicina, quasi a contatto diretto con l’Europa. I paesi del Golfo non hanno mai chiuso i rubinetti per ottenere concessioni diplomatiche europee. La Russia sì. Più di una volta. E già molto prima del 2022.

Se si vuole essere davvero cinici, nel senso utile del termine, bisogna partire da qui. Non esiste un fornitore “pulito” abbastanza grande da sostenere un continente. Esistono però fornitori che ti rendono più o meno vulnerabile. E ridurre quella vulnerabilità è una scelta razionale, non ideologica.

Per questo pagare di più per il GNL americano o norvegese, o spingere sulle rinnovabili, non è un capriccio “verde” o una follia economica. È il prezzo di una polizza assicurativa. Un modo per evitare di rivivere quello che è successo nell’inverno del 2022, quando il costo dell’energia ha messo in ginocchio famiglie e imprese molto più di quanto avrebbe fatto un sistema stabilmente più caro ma meno fragile.

Chi oggi parla di tornare al gas russo in nome del “realismo” dovrebbe essere onesto fino in fondo. Il risparmio sul prezzo non esiste nel vuoto, va messo accanto al rischio. Il rischio concreto di ritrovarsi di nuovo nella stessa situazione, con qualcun altro che può decidere, nel momento peggiore possibile, di spegnere il riscaldamento a mezzo continente.

Se si mette tutto sul tavolo, la scelta cambia faccia. Il fornitore lontano e più caro non sembra più un lusso morale. Sembra, molto più semplicemente, una scelta razionale.

Non elegante. Non ideale. Ma razionale. Ed è lì che dovrebbe stare questa discussione.

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