L'INDUSTRIA DEL DUBBIO

C’è un esperimento scientifico così semplice, così pulito e così alla portata di chiunque abbia un minimo di curiosità, o di conto in banca, che verrebbe da chiedersi perché non sia stato fatto da tempo. Anzi, verrebbe da chiederlo proprio a quelli che sulle scie chimiche ci campano da vent’anni. Perché basterebbe questo. Prendi un aereo, di quelli che secondo loro spruzzano veleni. Lo fai bonificare da tecnici indipendenti, con telecamere accese. Fai analizzare il carburante da un laboratorio accreditato, niente “esperti” con la laurea in YouTube e il certificato di respirazione pranica. Poi voli alle stesse quote, negli stessi cieli, con le stesse condizioni meteo. E se esce la stessa scia bianca, mistero risolto. Fine della storia. Si torna a parlare di calcio, meteo o della dieta chetogenica.

Invece no. Perché?

Ah già. Perché risolvere il mistero sarebbe come chiudere un’azienda che fattura a suon di dubbi. Pensateci. Libri, webinar, integratori “detox dalle nanoparticelle governative”, canali YouTube con titoli in maiuscolo e punti esclamativi multipli, donazioni Patreon, corsi di “respirazione cosciente contro l’alluminio atmosferico”. È un ecosistema perfetto. Una filiera completa. Dal dubbio al detox, dalla paura alla fattura. E come ogni industria che si rispetti, ha un interesse vitale a mantenere la materia prima, l’incertezza. La vaghezza non è un bug del sistema. È la sua funzione principale. La gallina non fa solo uova d’oro. Le fa a rate, con abbonamento premium e rinnovo automatico.

Ma c’è di più. C’è la genialità epistemologica del complottismo maturo, un sistema chiuso, sigillato e a prova di realtà. Se l’aereo noleggiato lascia la scia, ecco la risposta. “Vedete? È vapore acqueo, ma ce lo nascondono da anni”. Se non la lascia, la replica è pronta. “Sapevano che li osservavamo. Hanno usato un aereo pulito apposta per depistarci. Il vero complotto è nel complotto finto”. Se la scienza spiega la condensazione, allora la scienza è comprata. Se un fisico fa due conti, fa parte del sistema. Se un meteorologo mostra i dati, i dati sono manipolati. È una logica così perfetta che non ha bisogno di prove. Si autoalimenta come un termosifone a metano. Più lo accendi, più ti scalda la testa. E intanto il conto arriva sempre a chi crede.

Eppure basterebbe un volo. Uno solo. Noleggio, controlli, diretta aperta, dati condivisibili, verifica pubblica. Costa meno di un seminario sul “risveglio delle ghiandole pineali contro le frequenze 5G”. Ma non lo faranno mai. Non per pigrizia. Per vocazione. Perché il dubbio è un prodotto stagionale, ma il complottismo è un business a ciclo continuo. E i cosiddetti “ricercatori indipendenti” lo sanno benissimo. Se domani mattina il cielo si chiarisse per davvero, finirebbero gli sponsor, si svuoterebbero le mailing list, i “guru del risveglio” dovrebbero tornare a fare i commercialisti o gli idraulici. E nessuno di noi è pronto a questo trauma.

Quindi teniamoci le scie. Teniamoci i misteri irrisolti, le conferme indirette, i “lo dicono anche loro, ma sottovoce”. Teniamoci l’industria della paura atmosferica, che almeno ci scalda d’inverno. E se qualcuno propone un esperimento semplice, trasparente e replicabile, sorridete. Offritegli un caffè. E chiedetegli gentilmente se, per caso, ha già pubblicato il suo libro sul perché non risolvere è più redditizio.

Perché alla fine la verità non è nel cielo. È nel portafoglio di chi ha capito che, tra il dubbio e la certezza, il primo si vende a rate. Il secondo, purtroppo, si regala.

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