LA PAPESSA

La grande pantomima tra Meloni e Trump è proprio uno spettacolo da circo, dove lei si erge[va] a ponte sull'Atlantico, collegando Roma a Washington con fanfare e trombette che ci hanno propinato come se fosse un'opera reale e non una colossale montatura fatta di fuffa pura, un castello di carte che crolla al primo soffio di verità. È tutto inesistente come le promesse di un venditore di fumo e incongruente come un politico che predica sacrifici mentre spende miliardi in fantasie infrastrutturali. Indovinate un po' chi paga il conto. Siamo noi, la plebe bue, con le nostre tasse che finanziano questo ennesimo bluff geopolitico, mentre i grandi si stringono la mano, ridendo di noi dall'alto del loro ponte immaginario. Complimenti, signori, avete trasformato l'Italia in una barzelletta internazionale, dove il cemento armato è sostituito dalla narrativa e le strette di mano valgono più dei bilanci statali. Ci raccontano che siamo fondamentali sulla scena mondiale, mentre in realtà siamo solo il pubblico pagante di un teatro dell'assurdo che non chiude mai i conti. Ma che importa se il ponte non regge il passo di una formica, purché le foto siano perfette e i titoli dei giornali ci dicano che l'Italia conta. Nel frattempo le nostre tasche si svuotano per finanziare voli presidenziali, vertici di facciata e progetti che esistono solo nei comunicati stampa. È un capolavoro di illusione ottica, dove la realtà viene spostata a destra e a sinistra finché non scompare del tutto. Eppure continuiamo a battere le mani, o forse no, forse abbiamo solo smesso di applaudire e abbiamo iniziato a leggere gli scontrini. La fuffa si misura in euro sottratti ai servizi essenziali e in promesse che evaporano prima di toccare terra.

E in questo carnevale di ponti che nessuno percorre, non poteva mancare la Papessa — e si badi bene al titolo: Pontefice, dal latino "pons" , ponte, e "facere", costruire. Costruttrice di ponti per vocazione, per missione, per definizione stessa del ruolo. Eppure anche lei, discesa in questo circo, finisce per officiare su campate di cartapesta, benedire archi di fuffa e consacrare viadotti che esistono soltanto nell'etere dei comunicati ufficiali. Perché se il ponte sull'Atlantico è un'illusione e quello sullo Stretto è un sogno a rate, perché il Ponte tra il Cielo e la Terra dovrebbe fare eccezione? Anche lì le travi sono narrative, il cemento è simbolico e la benedizione non tiene insieme nulla che il vento non possa portare via.

E mentre i leader brindano sul loro ponte di cartapesta, noi restiamo a guardare con il portafoglio vuoto e la pazienza ormai consumata. Un vero miracolo contemporaneo, dove la diplomazia diventa marketing e la politica si trasforma in un reality show senza vincitori, se non chi vende il biglietto d'ingresso.

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