35º DI IERI E DI OGGI


Partiamo dall'inizio, ovvero da quel meme che circola sui social e che ogni estate torna puntuale come il tormentone estivo di turno: da una parte un meteorologo degli anni Ottanta in giacca color ocra che sorride beato davanti a una cartina dell'Italia color girasole annunciando "un giorno d'estate ideale per il mare!", dall'altra una presentatrice di oggi in tailleur rosso fuoco [scelta cromatica non casuale, evidentemente] davanti a una mappa che sembra uscita direttamente dall'Inferno di Dante, tutta fiamme e arancioni apocalittici, che grida all'allarme rosso senza precedenti. La cosa buffa, o meglio, la cosa che il meme vuole che tu trovi buffa, è che in entrambi i casi i gradi segnati sono identici: 32°C e 35°C. Stesse cifre, reazioni opposte. Il messaggio implicito è chiarissimo...i media esagerano, i meteorologi di oggi sono drammatici, e noi siamo tutti vittime di un complotto dell'allarmismo climatico orchestrato da qualcuno che evidentemente non aveva di meglio da fare. Peccato che questo ragionamento abbia più buchi di un colabrodo, e quei buchi sono esattamente il problema. Primo, le temperature scritte su uno schermo televisivo sono numeri, e i numeri da soli raccontano solo metà della storia, un po' come dire che il 1943 e il 2023 sono "lo stesso anno" perché finiscono entrambi in tre. Quello che i numeri non dicono è per quanti giorni consecutivi quei 35°C persistono, con quale umidità relativa accompagnano la giornata, in che tipo di città li stai vivendo e con che corpo li stai sopportando. Nel 1985 un'ondata di calore durava qualche giorno e poi arrivava il temporale a salvare tutti. Oggi parliamo di settimane intere di caldo stagnante, notti tropicali che non scendono sotto i 25°C e un'umidità che trasforma ogni uscita fuori casa in un'esperienza da sauna finlandese. Secondo elemento che il meme ignora con olimpica nonchalance è che la popolazione italiana, e europea in generale, è invecchiata in modo considerevole da quegli anni lì, e un anziano a 35°C con umidità alta in un appartamento senza aria condizionata è in una situazione oggettivamente diversa da un quarantenne in forma che va al mare, e questo non è catastrofismo, è fisiologia di base. Terzo punto, forse il più sottile, le città di oggi sono fisicamente più calde di quelle del 1985 grazie al cosiddetto effetto isola di calore urbana, ovvero il fatto che asfalto, cemento, mancanza di verde e migliaia di condizionatori che sparano aria calda fuori mentre la fanno fredda dentro creano microclimi urbani dove quei 35°C diventano percettivamente 40°C o più, e il corpo umano, che è rimasto sostanzialmente uguale a sé stesso dal Paleolitico, non è attrezzato per distinguere tra "gradi certificati dalla stazione meteorologica" e "gradi che sento sulla pelle mentre aspetto il tram". Quarto e forse più importante, i dati scientifici globali mostrano che i record di temperatura vengono battuti con una frequenza che fino a trent'anni fa sarebbe stata considerata fantascienza, e se ogni anno arriva il "più caldo di sempre" non è perché i giornalisti hanno scoperto un nuovo modo per fare click, ma perché il sistema climatico sta effettivamente cambiando in modo misurabile, documentato e, per chi vuole approfondire, disponibile in forma di dati aperti su qualsiasi sito delle agenzie meteorologiche nazionali e internazionali. Il meme funziona perché fa leva su un meccanismo psicologico potentissimo...la nostalgia del buonsenso, quell'idea romantica che "una volta le cose erano semplici e adesso ci complicano la vita". E in effetti c'è qualcosa di quasi poetico nel meteorologo degli anni Ottanta con la sua cartina disegnata a mano e il sorriso da spot del Mulino Bianco, mentre la sua controparte moderna sembra uscita da un film catastrofista. Ma la realtà, quella ostinata, noiosa, documentata realtà, è che il clima non ha visto il meme e non ha cambiato idea. E quindi, la prossima volta che qualcuno vi manda questa immagine con un "hai visto? esagerano sempre!", potete rispondergli con tutta la cordialità del caso che sì, i numeri sono uguali, ma il mondo attorno a quei numeri è cambiato abbastanza da rendere quella differenza di tono non solo comprensibile, ma doverosamente necessaria, anche se, ammettiamolo, il tailleur rosso fuoco era davvero una scelta di comunicazione forse un filino sopra le righe.

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