ARROVELLAMENTI FALLACI

Carlo Rovelli è un fisico brillante, uno di quegli scienziati capaci di spiegare la meccanica quantistica con la grazia di un romanziere, e proprio per questo stupisce e un po' delude scoprire che le sue ragioni per non credere in Dio non hanno nulla di scientifico, nulla di quantistico, nulla che abbia anche solo l'odore di un'equazione. Rovelli dice, più o meno, di essere ateo a causa del comportamento dei credenti, delle guerre di religione, delle ipocrisie ecclesiastiche, delle crociate, dell'Inquisizione, come se la cattiveria degli uomini fosse una prova ontologica contro l'esistenza di Dio, come se Dio dovesse rispondere in sede penale delle malefatte dei suoi azionisti terreni. Questo è un non-argomento vestito da argomento, un falso sillogismo che un liceale del terzo anno smontarebbe in venti minuti, perché il fatto che qualcuno uccida in nome di qualcuno o qualcosa non dimostra affatto che quel qualcuno o qualcosa non esista. Gli uomini hanno fatto guerre in nome della libertà, della ragione, della scienza stessa, e nessuno si è sognato di concludere che la libertà, la ragione o la scienza fossero mere illusioni. Se Torquemada è la prova contro Dio, allora Lysenko è la prova contro la biologia, e il dottor Mengele è la prova contro la medicina. Il ragionamento non sta in piedi, e uno come Rovelli lo sa perfettamente.

Il vero problema è che qui Rovelli non parla da scienziato, ma da uomo ferito [cit.] oppure da uomo che vuole piacere a un certo pubblico, il che è ancora peggio. Perché un uomo di scienza, quando affronta la questione di Dio, dovrebbe farlo nei termini che la scienza gli mette a disposizione, non attraverso la cronaca nera della storia ecclesiastica. E la scienza, su questo punto, ha cose molto più interessanti e molto più scomode da dire. Dal Big Bang in poi, le costanti fisiche dell'universo sono rimaste immutate con una precisione che fa tremare i polsi. La costante gravitazionale, la carica dell'elettrone, la velocità della luce, la massa del protone sono tutti valori finemente calibrati in modo tale che, se uno qualunque di essi fosse diverso di una frazione infinitesimale, non esisterebbero atomi, non esisterebbero stelle, non esisterebbe la chimica, non esisteremmo noi. Questo è il cosiddetto fine-tuning cosmologico, ed è un problema reale che i fisici seri non possono semplicemente ignorare. Rovelli potrebbe rispondere con il multiverso, ovvero con l'ipotesi che esistano infiniti universi con leggi diverse e che noi siamo in quello fortunato, ma è bene chiamare le cose con il loro nome. Il multiverso è una speculazione filosofica senza una sola evidenza empirica diretta, un'ipotesi non falsificabile che assomiglia assai più a una teologia laica che a una teoria scientifica nel senso popperiano del termine. Invocare il multiverso per evitare il Progettista è un po' come invocare un dio nascosto per evitare le domande difficili, perché la struttura logica dei due movimenti è sorprendentemente simile.

Ma c'è di più, e qui si arriva al punto più sottile che Rovelli, stranamente, non sviluppa mai fino in fondo, forse perché conduce in luoghi scomodi. La scienza lavora dentro il Creato, questo è il suo perimetro, il suo mandato, la sua forza e il suo limite al tempo stesso. Lo scienziato studia le regole del gioco e non chi le ha scritte, ed è un'attività nobilissima e inesauribile, ma logicamente impotente a rispondere alla domanda se esista o meno un Autore di quelle regole. La scienza non può dire "Dio non esiste" con lo stesso diritto con cui dice "l'elettrone ha una carica negativa", perché la prima affermazione eccede strutturalmente il suo dominio di competenza. Rovelli lo sa, e lo dice anche, a tratti, quando è in vena di onestà intellettuale, ma poi ricade nella trappola di motivare il suo ateismo con argomenti storici e morali che non appartengono né alla scienza né alla filosofia seria, bensì al pamphlet illuminista di quart'ordine. Un uomo che ha scritto pagine bellissime sul tempo e sulla realtà merita di essere tenuto a uno standard più alto, e rimproverarlo per questo non è ostilità ma rispetto.

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