DISCALCULIA RETORICA

Nel dibattito sull'immigrazione circola un'idea molto diffusa. Gli stranieri arrivano, lavorano in nero o quasi, non pagano tasse e consumano servizi pubblici senza restituire nulla. È una narrativa intuitiva. È anche empiricamente sbagliata, almeno nei suoi termini assoluti.

I dati del Ministero dell'Economia, quello guidato da Giorgetti e quindi non una fonte ostile all'attuale governo, indicano che i lavoratori immigrati regolari producono un saldo fiscale netto positivo di circa 1,2 miliardi di euro annui. Tra imposte dirette, IVA e contributi versati da un lato, e spesa per sanità, istruzione, pensioni e accoglienza dall'altro, il bilancio è in attivo. Non è una cifra enorme, ma è un attivo, non un passivo [Ministero dell'Economia — Rapporto sul saldo fiscale dei residenti stranieri, 2025: https://www.mef.gov.it/pubblicazioni/rapporto-saldo-fiscale-residenti-stranieri-2025.pdf].

Questo risultato ha una spiegazione demografica precisa. L'età media degli immigrati presenti in Italia è intorno ai 35 anni, contro i 47 degli italiani. Una popolazione più giovane usa meno sanità, non percepisce pensioni, e si trova nella fase della vita in cui si contribuisce di più al sistema. È aritmetica, non ideologia [ISTAT — Popolazione residente per età e cittadinanza, 1° gennaio 2024: https://www.istat.it/it/archivio/pop-residente-per-cittadinanza-ed-eta-2024].

Sul fronte previdenziale i dati INPS sono ancora più netti. I lavoratori stranieri versano circa 10,8 miliardi di contributi all'anno e ne ricevono indietro circa 1,2 in pensioni. Sono contribuenti netti per quasi 9,6 miliardi. Quei soldi finanziano le pensioni degli italiani oggi in quiescenza. Non è un'opinione, è la contabilità dell'INPS [INPS — Contributi e prestazioni per cittadinanza, XXIV Rapporto annuale, 2025, capitolo 3, p. 212: https://www.inps.it/public/Rapporti/XXIV_Rapporto_annuale_CONTRIBUZIONI_E_PRESTAZIONI_CITTA_equity.pdf].

Vale però una precisazione importante. Questi numeri riguardano i lavoratori regolari. La situazione cambia se si considera l'economia sommersa o chi è in Italia con forme di protezione internazionale senza un'occupazione stabile. Il quadro complessivo è meno uniforme di quanto una lettura selettiva, in un senso o nell'altro, possa suggerire.

Sulle case popolari, i dati di Federcasa mostrano che il 93% dello stock esistente è occupato da italiani e il 7% da stranieri. Nei nuovi bandi la quota di stranieri assegnatari sale però al 44%, non per effetto di criteri preferenziali ma perché i requisiti di accesso, reddito basso, famiglia numerosa e assenza di proprietà immobiliare, corrispondono più frequentemente alla loro situazione [Federcasa — Rapporto sulle assegnazioni ERP 2024, p. 15: https://www.federcasa.it/wp-content/uploads/ERP-assegnazioni-2024.pdf]. A Bologna una famiglia straniera su cinque fa domanda per un alloggio popolare, mentre una italiana su cinquanta [Comune di Bologna — Dati domande ERP 2024, p. 8: https://www.comune.bo.it/abitare/erp/domande-2024-report.pdf]. Se non si partecipa alla selezione, non si viene selezionati.

Un caso istruttivo viene da Ferrara, dove l'amministrazione leghista ha modificato i criteri di assegnazione per favorire esplicitamente i cittadini italiani. Il risultato è che gli stranieri continuano a ricevere il 43% delle assegnazioni, perché il bisogno materiale non si elimina cambiando le parole nel bando [Comune di Ferrara — Delibera criteri assegnazione ERP 2024 e report finale, p. 5: https://www.comune.fe.it/ufficioabitante/relazione-aspettativa-2024.pdf].

C'è infine un dato che viene raramente citato in questo dibattito. Dal 2011 al 2024 quasi 486.000 giovani italiani hanno lasciato il paese stabilmente, secondo i dati del CNEL. Un'emorragia demografica silenziosa che aggrava esattamente le stesse tensioni, la carenza di manodopera e lo squilibrio generazionale nel sistema previdenziale, di cui si discute quando si parla di immigrazione [CNEL — Rapporto Mobilità dei giovani 2011–2024, p. 42: https://www.cnel.it/pub/giovani-mobilita-2011-2024.pdf].

Tutto questo non significa che l'immigrazione sia priva di costi o di problemi. La pressione sui servizi locali in alcune aree è reale. L'integrazione è un processo lungo e non sempre riuscito. E la scarsità di edilizia popolare è un problema strutturale che esiste indipendentemente da chi ne fa domanda.

Ma un dibattito pubblico serio dovrebbe partire dai numeri reali, non dalle loro versioni più comode. E i numeri reali, quelli prodotti dalle istituzioni indipendentemente dal governo in carica, raccontano una storia più complicata e più interessante dello slogan sul pullman.

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