IL PARACULO
Tucker Carlson si è svegliato una mattina, si è guardato allo specchio e ha deciso che era giunto il momento di essere una persona perbene, dimenticando convenientemente che aveva trascorso anni interi a costruire il tempio ideologico dentro cui Trump è diventato dio, e adesso che il tempio sta crollando addosso a tutti lui arriva con il suo bel mea culpa registrato in podcast, come se chiedere scusa in formato audio fosse l'equivalente morale del rimediare al danno fatto. Ma il danno è una guerra, sono vite, sono politiche immigrazioniste che hanno distrutto famiglie, è la sistematica demolizione di ogni istituzione democratica americana, roba che non si aggiusta con una puntata dal tono dimesso e gli occhi lucidi davanti al microfono. Il meccanismo è di una semplicità disarmante: prima costruisci il consenso, poi ci fai i soldi sopra, poi quando il castello di carte crolla ti dissoci con il tempismo di chi ha già capito da che parte tira il vento, e la cosa straordinaria è che qualcuno ci casca ogni volta, qualcuno trova il pentimento autentico, commovente, persino coraggioso. Coraggioso, sì, come se ci volesse coraggio ad ammettere che hai sbagliato quando le conseguenze di quell'errore stanno già bruciando qualcun altro e non te. Carlson ha chiamato Trump "disgustoso e malvagio" alla BBC qualche mese fa, una definizione precisa e condivisibile, ma la domanda che nessuno sembra volersi fare è se lo sapeva già prima. E se lo sapeva, e lo sapeva perché non è uno stupido, anzi, allora cosa è stato tutto il resto, se non una scelta deliberata e remunerativa di mettere la propria influenza al servizio di qualcosa che sapevi essere sbagliato? Il pentimento tardivo non è redenzione, è gestione della reputazione, è personal branding, è lo stesso mestiere di sempre esercitato con strumenti diversi, e il fatto che milioni di persone lo seguano ancora, che il podcast continui ad avere mezzo milione di ascoltatori, dimostra che il sistema funziona perfettamente. Ci si macchia, ci si pente, si resta rilevanti, si continua a guadagnare, e nel frattempo quelli che hanno pagato davvero il prezzo delle sue campagne elettorali non hanno nessun podcast su cui andare a dire che erano stati ingannati.
In storie come queste, a mio avviso, anche coloro che hanno votato questi costruttori del male sono responsabili nella stessa misura... tutto dipende su quali valori impostiamo la vita. Condivido pienamente che la versione di Tucker Carlson "pentito" è solo "personal branding".
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