ITALIANI BRUTTA GENTE
Eccoli qua i nostri nonni.
Sporchi, violenti, ladri [così li chiamavano quando sbarcavano con le pezze al culo e la fame negli occhi]. Ventisei milioni di italiani trattati come topi da fogna, messi sui manifesti come pubblicità progresso al contrario "non fateli entrare". Linciati a New Orleans perché italiano faceva rima con colpevole. Pagati meno, ghettizzati, marchiati "wop" e "dago" [parole che non sai nemmeno cosa vogliano dire, ma suonavano male e dovevano suonare male, era questo il punto].
E poi certo, arrivano Al Capone, Lucky Luciano, John Gotti. Tre cognomi bastano per infangarne ventisei milioni, perché il cervello umano adora le scorciatoie stupide... un mafioso vale più di mille muratori, e allora tutti mafiosi, tutti criminali, tutti fuori.
Suona familiare?
Dovrebbe. Perché è esattamente il manuale che qualcuno usa ancora oggi, con altri nomi, altri volti, altri mari. Salvini lo chiama "difesa dei confini". Vannacci lo chiama "identità". Ma il meccanismo è identico, la grammatica dell'odio non cambia. Prendi il caso peggiore, moltiplicalo per un'intera umanità, vendi la paura come se fosse analisi.
Lo so, lo so, qualcuno sta già alzando la mano "epoche diverse, contesti diversi". Giusto. Il mondo cambia. Ma dimmi una cosa... cambia l'uomo che fugge? Cambia la disperazione? Cambia la faccia di chi guarda tuo figlio come se fosse un problema da risolvere invece di una persona da incontrare? La storia non si ripete in modo identico, si ripete nelle strutture, nei meccanismi, nelle parole. E chi conosce la storia le riconosce. Chi preferisce non conoscerla le ricicla.
L'immigrato non nasce con l'aureola né con il coltello in tasca. Dentro ci trovi tutto il catalogo umano...santi, stronzi, geni, parassiti, esattamente come nel tuo condominio, nel tuo partito, nella tua storia nazionale. La differenza è una sola... quando il passaporto è il tuo, sei un individuo. Quando è dell'altro, sei una categoria. Quando sbagli tu, sei un'eccezione. Quando sbaglia lui, è una conferma.
Questo si chiama pregiudizio. Non orgoglio. Non identità. Non sovranità. Pregiudizio.
E chi lo trasforma in consenso elettorale, chi costruisce carriere politiche sulla paura dell'altro, chi misura i fondali del Mediterraneo in voti, chi chiama "invasione" quello che i numeri reali chiamano "flusso gestibile", non sta difendendo niente. Sta solo cercando un nemico abbastanza piccolo da non poter rispondere.
Il tuo bisnonno non è arrivato in prima classe con lo spumante.
È arrivato con la stessa faccia spaventata. Con la stessa valigia di cartone. Con lo stesso sogno mediocre e magnifico di chiunque voglia solo una vita decente per i propri figli.
Qualcuno lo ha accolto. Qualcuno lo ha odiato.
Oggi tocca a te scegliere da che parte stare, non della storia che verrà, ma di quella che conosci già.
E questa volta non puoi dire che non sapevi come andava a finire.
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