L'IDIOTA
C'era una volta un bambino pieno di sogni, di speranze e di una certezza assoluta, granitica, inconfutabile.. che la cosa peggiore che la vita potesse offrire fosse la sveglia alle 7 del mattino per andare a scuola. Quel bambino era un idiota. Chiunque abbia trascorso almeno un giorno della propria infanzia seduto su un banco, fissando l'orologio come se potesse farlo girare più veloce con la sola forza del pensiero, ha coltivato prima o poi quel sogno glorioso...diventare adulto. Diventare adulto significava libertà, autonomia e, soprattutto, non doversi più alzare alle 7 di mattina per ascoltare qualcuno spiegare i fiumi del Sudamerica o le guerre puniche. Il piano era perfetto, quasi geniale nella sua semplicità. Crescere e dormire fino a tardi per il resto della vita. Peccato che nessuno ci abbia avvisati. Nessun adulto si è mai seduto accanto a quel bambino sognatore dicendogli con la dovuta franchezza "Senti, piccolo [idiota], ho una notizia per te." E così, ignari e fiduciosi, abbiamo attraversato l'adolescenza, il liceo, l'università, sempre con quell'orizzonte luminoso davanti agli occhi, finché un giorno, quasi senza accorgercene, siamo diventati adulti. E la sveglia ha suonato alle 5. Alle cinque di mattina, quando fuori è ancora notte, quando i galli dormono ancora, quando persino i fornai [categoria notoriamente mattiniera] stanno ancora valutando se alzarsi. Guardando indietro, è possibile identificare il momento esatto in cui tutto è andato storto. Quando da bambini abbiamo confuso la causa del problema con il problema stesso. Non erano le 7 di mattina il nemico, non era la sveglia, non era nemmeno la professoressa di matematica con il suo registro e il suo sguardo severo. Era la responsabilità. E la responsabilità, si scopre, non va in vacanza, non ha interrogazioni programmate, non concede giustifiche, bussa alla porta ogni giorno [spesso alle 5 del mattino] e non accetta come risposta "ho il mal di pancia". Quindi godetevi ogni momento, godetevi le 7 di mattina, godetevi i compiti, godetevi persino le interrogazioni, perché dopo vengono le scadenze, le bollette, le riunioni e le dichiarazioni dei redditi. Il bambino che eravamo sognava di diventare grande, l'adulto che siamo sogna di tornare piccolo. E la cosa più straziante? Da grandi non c'è nemmeno il grembiule su cui piangere. 😞
Commenti
Posta un commento