REGOLA E COSCIENZA
Basta rispettare la legge per essere nel giusto? La domanda sembra quasi retorica, eppure nella vita quotidiana moltissime persone si fermano esattamente lì, alla soglia della norma, come se quella fosse la fine della riflessione morale e non soltanto il suo inizio. C'è qualcosa di comodo in questa idea...se ho rispettato le regole, non ho nulla di cui rispondere. Mi metto in pace con me stesso e con il mondo. Ma questa pace, a guardarla bene, è spesso una pace troppo facile, costruita su una confusione di fondo tra ciò che è legale e ciò che è giusto, tra due piani che si toccano ma non coincidono mai del tutto. La storia lo ha dimostrato con una chiarezza brutale che non lascia scampo.Le leggi razziali erano leggi, la schiavitù era regolata da codici precisi, l'apartheid era un sistema giuridicamente ordinato. Chi le rispettava era in regola con lo Stato, ma sarebbe assurdo dire che fosse nel giusto. Anzi, chi ha scelto di disobbedire, Gandhi, Rosa Parks, i partigiani, i giusti di ogni epoca, è ricordato dalla storia come chi ha avuto ragione, non come un criminale, nonostante avesse infranto le leggi del proprio tempo. Questo dovrebbe bastare a farci capire che la legalità, da sola, non è una bussola morale sufficiente. La legge è uno strumento umano, fatto da esseri umani in un momento storico preciso, con tutti i loro limiti, interessi e pregiudizi. È perfettibile, modificabile, a volte profondamente sbagliata, e la sua validità formale, il fatto che sia stata votata, promulgata, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, non le conferisce automaticamente autorità morale. Detto questo, sarebbe ingenuo e pericoloso buttare via il concetto opposto. La legge ha un valore enorme...crea un terreno condiviso, protegge i più deboli, rende prevedibile la convivenza civile e impedisce che ognuno si faccia giustizia da solo in base al proprio personalissimo senso del bene. Il problema non è la legge in sé, ma il pensiero che la legge esaurisca la questione. Perché c'è un secondo livello, ancora più sottile e forse più importante. Anche all'interno di ciò che è perfettamente legale esiste un'infinita gamma di comportamenti che possiamo giudicare moralmente discutibili. Posso rispettare ogni norma e al tempo stesso sfruttare una clausola contrattuale per fare del male a qualcuno che non ha le risorse per difendersi. Posso non mentire mai e tuttavia lasciare che una persona cada senza muovere un dito, nei tanti casi in cui la legge non mi obbliga ad aiutarla. Posso pagare tutte le tasse e tuttavia comportarmi in modo sleale, crudele o indifferente in tutto ciò che la legge non regola, e la legge non regola moltissimo, per fortuna, perché nessuno vorrebbe vivere in un mondo dove ogni gesto è prescritto o vietato. Il diritto tocca i comportamenti esteriori, quelli che hanno conseguenze pubbliche e misurabili. L'etica entra dove il diritto si ferma, nei silenzi, nelle scelte private, nei rapporti tra le persone dove nessun giudice arriverà mai. Platone se n'era già accorto duemilaquattrocento anni fa, quando nel Gorgia metteva Socrate a litigare con Callicle sul fatto che fare un torto fosse peggio che subirlo...una tesi scandalosa per chi crede che contino solo le conseguenze esterne, ma perfettamente sensata per chi pensa che la qualità morale di una persona si misuri nelle intenzioni e nelle scelte, non soltanto negli atti che la legge può sanzionare. E Aristotele, dal canto suo, insisteva che la virtù non è il semplice rispetto delle norme, ma un'abitudine, un modo di essere, qualcosa che si costruisce nel tempo e che va ben oltre il non fare cose vietate. Allora la risposta più onesta, e forse l'unica risposta che regge davvero, è che rispettare la legge è necessario ma non sufficiente. È il pavimento, non il soffitto. È il punto di partenza di una vita civile, non il punto di arrivo di una vita buona. Essere nel giusto richiede qualcosa di più e di diverso: richiede di chiedersi ogni tanto, al di là di ciò che ci è permesso fare, cosa sia giusto fare. È una domanda più difficile, più scomoda, senza risposte pronte e certificate. Ma è l'unica domanda che vale davvero la pena di porsi.
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