2 GIUGNO

Noto, con amarezza, un modo paradossale con cui una parte della politica italiana celebra il 2 giugno. Le stesse forze che si richiamano alla Repubblica, alla Costituzione e ai simboli nazionali sostengono talvolta idee che sembrano entrare in tensione con i principi su cui quella Repubblica è stata fondata. Non si tratta semplicemente di una contraddizione retorica, ma di una questione che riguarda il significato stesso dell'Italia nata nel 1946.

La Costituzione fu scritta da una generazione che aveva conosciuto dittatura, persecuzioni, esilio e guerra. Da quell'esperienza nacque la convinzione che il nuovo Stato dovesse fondarsi sull'uguaglianza dei cittadini e sulla tutela dei diritti fondamentali, non su criteri etnici o genealogici. Gli articoli 3, 10 e 22 riflettono anche questa lezione storica.

Per questo il dibattito sulla cosiddetta remigrazione pone interrogativi che vanno oltre la gestione dell'immigrazione, tema legittimo in ogni democrazia. Nelle sue formulazioni più radicali, infatti, la remigrazione non riguarda soltanto il rimpatrio degli irregolari, ma mette in discussione l'appartenenza piena alla comunità nazionale di cittadini naturalizzati o persone considerate insufficientemente integrate. È una visione che rischia di introdurre una distinzione tra cittadini più legittimi e cittadini meno legittimi.

La questione assume un significato particolare in un paese che, per oltre un secolo, è stato terra di emigrazione. Milioni di italiani subirono all'estero discriminazioni e pregiudizi molto simili a quelli che oggi vengono rivolti contro altri gruppi. La storia non si ripete mai identica, ma dovrebbe almeno insegnare cautela.

Il punto, allora, non è negare il diritto di discutere immigrazione, sicurezza o integrazione. Il punto è chiedersi quale idea di Repubblica si intenda difendere. Il 2 giugno ricorda una scelta precisa...costruire uno Stato fondato sull'uguaglianza giuridica e non sull'origine delle persone. Per questo la fedeltà alla Repubblica non si misura da quante bandiere si espongono, ma dalla coerenza con cui si rispettano i principi che quella bandiera rappresenta.

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