AIKIDO POLITICO
[Piccolissima storia su un uomo piccolissimo]
C'era una volta un uomo con una missione.
Una missione nobile, urgente, portare un panino con la porchetta in un parco romano e aspettare che il mondo crollasse.
Simone Carabella aveva pianificato tutto. Aveva studiato la strategia nei minimi dettagli, con la precisione di un Clausewitz del social media. La provocazione, la reazione, la vittimizzazione, il montaggio video, i follower in estasi. Un circolo perfetto. Una macchina da guerra dell'indignazione.
Mancava solo una cosa.
Il NEMICO.
Hegel scrisse che la storia procede per contraddizioni. Una tesi incontra la sua antitesi e dal loro scontro nasce una sintesi nuova. È il motore del progresso, la dialettica che muove il mondo.
Carabella aveva portato la sua tesi, un panino, unto, profumato, provocatorio, e si aspettava l'antitesi, la folla inferocita, gli urli, le mani alzate, il caos utile.
Invece trovò sorrisi.
La storia, evidentemente, aveva deciso di prendersi una pausa dalla dialettica e optare per qualcosa di più raffinato... "l'ironia".
Perché c'è una differenza fondamentale tra il provocatore e il saggio, ed è questa: il provocatore ha bisogno dell'altro per esistere. La sua identità dipende interamente dalla reazione altrui. Senza lo scontro, senza il nemico che si comporta da nemico, il provocatore è semplicemente... un uomo in un parco con un panino.
E un uomo in un parco con un panino non fa notizia.
Non fa paura.
Non fa niente.
Fu allora che apparve Rabeh Ibrahim El Kerchaoui, dal mercato arabo di Centocelle, con la sua risposta destinata a diventare, a modo suo, un piccolo monumento del pensiero politico popolare.
"C'è gente che combatte per il salario minimo, gente che muore a Gaza… Se Carabella vuole combattere per il panino con la porchetta, chi sono io per dirgli di no?"
In quella frase c'è tutto Voltaire senza averlo letto. Tutto Gramsci senza citarlo. Tutta la tradizione del pensiero critico distillata in tre righe pronunciate davanti a una telecamera in un parco di Roma.
Con un'aggiunta geniale, l'invito a mangiare il panino insieme, in moschea.
Perché non c'è risposta più devastante all'odio dell'accoglienza. Non c'è smontaggio più efficace dello stereotipo del fanatico che offrire al provocatore esattamente ciò che il fanatico, per definizione, non riesce a fare...condividere un tavolo.
Carabella era arrivato a Villa Gordiani per dimostrare che i musulmani non si integrano.
Se ne andò avendo dimostrato, involontariamente, il contrario.
Aveva cercato lo scontro di civiltà e trovò un uomo disponibile a offrirgli da mangiare.
Aveva cercato la barbarie e trovò l'umorismo.
Aveva cercato il nemico e trovò qualcuno che, con tutta la pazienza del mondo, non aveva nessuna intenzione di fargliela.
C'è un vecchio principio dell'aikido, l'arte marziale giapponese, che dice che la forza dell'avversario va assorbita e reindirizzata, non contrastata. Non si oppone forza a forza. Si lascia che l'energia dell'attacco si esaurisca da sola, o meglio ancora, si usa quell'energia per far perdere l'equilibrio a chi attacca.
La comunità islamica di Villa Gordiani, quel 31 maggio, ha praticato un aikido politico di rara eleganza.
Ha lasciato che Carabella si avventasse nel vuoto.
E ha guardato, con commiserazione serena, mentre cadeva.
La morale, perché ogni favola ne ha una, è semplice quanto scomoda..."L'odio ha bisogno di specchi. Se non gliene offri nessuno, non sa dove guardare".
E un uomo che brandisce un panino con la porchetta davanti a persone che sorridono e lo invitano a pranzo non è un crociato, non è un difensore della civiltà occidentale, non è un martire.
È solo un uomo con un panino.
Che, alla fine, nessuno gli ha tolto.
"Buon appetito, Simone".
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