SPECCHIETTO PER ALLODOLE
L'idea di "remigrazione" si configura come l'ennesimo inganno rivolto all'elettorato più sprovveduto, in particolare quello di destra. Dietro questo slogan accattivante si celano, infatti, progetti che, se mai venissero attuati, stravolgerebbero in modo grave e pericoloso l'equilibrio costituzionale della Repubblica.
Bisogna ricordare che la Costituzione non è un menù di scelte momentanee o di comodo, ma l'architettura portante di diritti, doveri e limiti del potere. Come ribadito dalla storica sentenza n. 1146 del 1988 della Corte Costituzionale, esistono "principi supremi" intoccabili, che nessuna maggioranza, nemmeno attraverso una legge di revisione costituzionale, può scardinare. Non si tratta di un cavillo legale astratto, ma della difesa concreta della democrazia e della dignità umana.
Quando si ipotizza di espellere intere categorie di persone in nome di una presunta identità o di un ordine nazionale, si calpestano valori cardine come l'uguaglianza, la libertà, la tutela della persona e il divieto di discriminazione. Sul piano pratico, misure del genere richiederebbero un apparato amministrativo e di polizia sproporzionato, destinato a generare ingiustizie, violazioni sistematiche dei diritti e gravi strappi con il diritto e le relazioni internazionali.
È inoltre un'illusione credere che la forza bruta possa sanare problemi sociali profondi e strutturali come la povertà, la sicurezza o le difficoltà di integrazione. Queste sfide richiedono politiche serie, basate su dati concreti, investimenti mirati e un'azione paziente sulle cause profonde, non su scorciatoie populiste.
In un'epoca in cui la memoria delle tragedie del Novecento dovrebbe insegnarci la massima prudenza, la democrazia esige responsabilità. Strumentalizzare la Carta fondamentale per raccogliere facili consensi significa minare il patto civico che tiene unita la nazione. Per questo, la "remigrazione" merita non solo il netto rifiuto di chi si oppone all'esclusione e alla violenza, ma anche un profondo dibattito pubblico per ricordare ai cittadini il valore inestimabile delle nostre istituzioni.
In sintesi, questa proposta non è solo politicamente discutibile, ma giuridicamente irrealizzabile senza abbattere lo Stato di diritto. E abbatterlo non è in potere di nessuna maggioranza. È proprio questo il senso più nobile dei limiti alla revisione costituzionale, ovvero proteggere i diritti di tutti, specialmente quando la politica, per ignoranza o malafede, smette di tutelarli.
Riflettiamoci bene, la semplicità degli slogan non deve mai offuscare la complessità dei principi che rendono possibile la nostra convivenza civile.
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