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GIUSTIZIA E LIBERTÀ

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La riforma della giustizia, ci dicono, sarebbe soltanto una questione tecnica. Un aggiustamento di ingranaggi, una limatura di procedure, una messa a punto dell’apparato. Roba da specialisti, da addetti ai lavori. Ma chi ci crede è o un ingenuo o un complice. Perché quello che stiamo vivendo non è un ritocco amministrativo, è un cambio di clima, un mutamento di sensibilità, un modo nuovo — e insieme antichissimo — di intendere il confronto pubblico. Non si discute più nel merito. Non si chiede più “Cosa dici?”. La domanda è diventata un’altra “Chi ti paga?”. E così, invece di confrontarsi sulle argomentazioni, si frugano registri, si pretendono elenchi, si fiuta l’odore del denaro come se la legittimità di un’idea dipendesse dal saldo del conto corrente di chi la sostiene. La trasparenza — quella parola magica che dovrebbe essere lo scudo della democrazia — si trasforma in una clava. Non serve più a illuminare, ma a intimidire. Non è un caso che l’Associazione Nazionale Mag...

OSSERVA STOCAZZBBIIP

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  Benvenuti al Board of Peace, l’ultima creatura della fantasia imprenditoriale applicata alla geopolitica, un club esclusivo travestito da vertice internazionale dove la pace si compra a quota fissa e il biglietto d’ingresso costa un miliardo di dollari, a Stato, a bandiera, a convenienza, purché il bonifico arrivi puntuale. Al centro della scena siede il Presidente Eterno Donald, chairman a vita autoproclamato, con diritto di veto su tutto, chi entra, chi parla, chi paga e soprattutto chi incassa. Un condominio globale dove l’amministratore non solo scrive il regolamento ma decide anche chi può usare l’ascensore e chi resta sulle scale di servizio. Attorno al trono dorato si allineano i petrostati più solerti, Emirati, Bahrain, Arabia Saudita, pronti a trasformare i petrodollari in gettoni diplomatici, mentre Israele osserva i piani di ricostruzione di Gaza con l’aria soddisfatta di chi ha appena firmato un preliminare immobiliare con vista mare. La parola umanitario...

DJ RÖNTGEN

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Allora, negli anni Cinquanta l'Unione Sovietica aveva deciso che il rock'n'roll fosse più o meno l'equivalente sonoro della sifilide, una cosa che infettava le menti proletarie e le rendeva inaffidabili, inadatte al piano quinquennale, troppo propense a muovere i fianchi quando avrebbero dovuto stringere bulloni, e mentre Elvis faceva impazzire l'Occidente decadente e Bill Haley urlava che era ora di ballare attorno all'orologio, a Mosca i funzionari del partito stabilivano che l'unica musica degna fosse quella dei cori operai che cantavano della gioia di raccogliere grano sotto la neve, roba edificante, pedagogica, assolutamente priva di qualsiasi tentazione borghese come il divertimento o il ritmo sincopato, e se ti beccavano con un disco americano vero potevi trovarti a spiegare a qualche burocrate dall'espressione grigia come il cemento armato perché mai Little Richard ti sembrasse più interessante della costruzione del socialismo. Ovviam...

OFF-LABEL

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1914,  Francia del Nord Le trincee erano un inferno di fango, pioggia e sangue. I soldati americani, accovacciati tra i crinali martoriati, sanguinavano per ferite che non si chiudevano. Il cotone scarseggiava, e le bende tradizionali non bastavano. Fu allora che arrivò il Cellucotton.  Un materiale bianco, leggero, fatto di polpa di legno, cinque volte più assorbente di qualsiasi cotone. L’esercito lo comprò a tonnellate, non per asciugare lacrime, ma per fermare emorragie. Era l’unica speranza per chi rischiava di dissanguarsi tra una granata e l’altra. L’intuizione delle infermiere Tra i gemiti dei feriti e l’odore di disinfettante, le infermiere lavoravano senza sosta. Tra le loro mani passavano rotoli di Cellucotton, destinati a salvare vite. Ma quelle donne, abituate a lottare anche con i propri corpi, notarono qualcosa: quel materiale era morbido, igienico, usa e getta. Niente più panni di stoffa da lavare di nascosto, niente più vergogna. Iniziarono a porta...

MATTEO 23, 27-28

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C’è qualcosa di profondamente ironico nel modo in cui l’Italia gestisce la questione del crocifisso nelle scuole, e non è solo una faccenda di simboli religiosi o di laicità dello Stato, è piuttosto la fotografia nitida di un Paese che ama rifugiarsi nelle tradizioni quando in realtà quelle tradizioni le ha già svuotate, abbandonate nella pratica quotidiana ma tenute in vita come scenografia identitaria. Si entra in una scuola pubblica e sopra la lavagna pende un crocifisso di legno economico o di plastica, spesso ignorato, nessuno lo guarda davvero, nessuno ci prega davanti, è diventato parte dell’arredamento come l’orologio che non funziona o la cartina geografica scolorita, eppure guai a proporne la rimozione perché immediatamente si sollevano proclami sulla tradizione cristiana e sull’identità nazionale, come se l’identità di un Paese si misurasse dalla quantità di simboli appesi ai muri. Il paradosso diventa quasi grottesco quando si osserva che quel simbolo, che dovre...

ANTONINO E DIO

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Zichichi, come scienziato, di Dio poteva serenamente fare a meno. La scienza, per sua natura metodologica, è agnostica. Non nega, non afferma...semplicemente sospende il giudizio. Lavora entro un perimetro preciso, quello delle leggi universali — immutabili, eleganti, talvolta “irragionevoli” nella loro efficacia — che descrivono il comportamento della realtà. Queste leggi non chiedono un fondamento teologico per essere studiate. Esistono, funzionano, sono verificabili. E tanto basta. Un fisico indaga la gravità, l’elettromagnetismo, la meccanica quantistica senza dover mai rispondere alla domanda su chi — o se qualcuno — abbia scritto le regole del gioco. La scienza si occupa delle regole, non dell’Autore. Come per i giocatori di una partita, ciò che conta è comprendere il funzionamento del campo e delle dinamiche interne, l’origine del regolamento resta fuori dal laboratorio. La ricerca procede etsi Deus non daretur , come se Dio non ci fosse. E funziona perfettamente cos...

GESTIONE DELL'ANSIA ELETTORALE

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Il nuovo ddl sull’immigrazione è l’ennesimo capolavoro di ipocrisia legislativa, un misto di retorica da comizio e di misure che, come sempre, colpiscono i più deboli mentre lasciano intatti i veri problemi, anzi li alimentano con la solita arroganza di chi crede che basti chiudere gli occhi per far sparire la realtà. Si parte dal blocco navale, ovviamente, perché nulla rassicura l’elettorato come l’idea di un Mediterraneo trasformato in una fortezza, con le navi delle ONG trasformate in nemici pubblici e i trafficanti che, nel frattempo, continuano a fare affari d’oro mentre i migranti affogano un po’ più lontano dalle coste, così da non disturbare la digestione dei talk show serali. Il governo, con la solita faccia tosta, chiama tutto questo “sicurezza”, come se interdire le acque a chi salva vite fosse una vittoria e non l’ennesima prova di come la politica preferisca i simboli alle soluzioni. Poi ci sono i CPR, i centri di permanenza per il rimpatrio, che il ddl trasfor...

IL CONVITATO DI PIETRA

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L’Unione Europea ha deciso di accelerare le procedure per chi proviene dai cosiddetti “Paesi sicuri”. L’idea è semplice, quasi seducente nella sua linearità. Se il tuo Paese è in lista, la tua domanda è presumibilmente infondata, quindi si decide in fretta e si rimpatria ancora più in fretta. Tre mesi. Procedura rapida. Efficienza. Sulla carta, tutto impeccabile. Poi però arriva il grande assente del dibattito...l’Oste. E l’Oste, in questa storia, si chiama Questura. Il convitato di pietra.  Perché puoi anche inventare tutte le corsie preferenziali che vuoi, ma se l’infrastruttura amministrativa è già al collasso, accelerare non significa correre, significa inciampare più velocemente. Oggi in molte città ottenere un appuntamento per formalizzare una domanda di asilo richiede mesi. I tempi di rilascio dei permessi di soggiorno sforano regolarmente i limiti di legge. I rinnovi accumulano ritardi strutturali. Le pratiche si accatastano su scrivanie dove il personale è ...

EFFETTO VANNACCI

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In un’Italia che vive in campagna elettorale permanente, Roberto Vannacci si sta rivelando uno strumento politico flessibile, capace di agire su più livelli contemporaneamente. All’interno della Lega e della maggioranza, le sue posizioni – come quelle sul finanziamento delle armi all’Ucraina – funzionano da marcatore identitario e da elemento di pressione sugli equilibri interni, spingendo il dibattito verso coordinate più radicali e costringendo gli alleati a misurarsi con una base sensibile ai temi della sovranità e della sicurezza. Allo stesso tempo, su questioni come la guerra e il rapporto con l’Alleanza atlantica, Vannacci intercetta sensibilità trasversali, generando convergenze inattese con segmenti critici del centrosinistra. È il segno di una politica sempre meno organizzata lungo l’asse tradizionale destra-sinistra e sempre più attraversata da fratture culturali e geopolitiche. Il terreno più significativo resta però quello dell’estrema destra disillusa o astensi...

ESTRATTI A MORTE

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Sulla riforma del CSM si discute molto di principi...più controllo o più indipendenza, meno correnti o più trasparenza. Ma in questo dibattito c’è un equivoco di fondo che rischia di passare inosservato, ed è un equivoco tecnico e strutturale, non ideologico. Riguarda la coesione dei soggetti in campo, e senza capirlo si fraintende completamente l’effetto reale della riforma. Provo a chiarirlo con un esempio. Immaginiamo di riformare il Parlamento in questo modo...metà dei parlamentari eletti come oggi, dai partiti, l’altra metà estratta a sorte tra i cittadini. A prima vista potrebbe sembrare una soluzione persino più democratica. Cittadini liberi, senza vincoli di partito, senza capi, senza strategie precostituite. Ma cosa accadrebbe davvero? I parlamentari eletti arriverebbero in Parlamento con una struttura alle spalle, un partito, una linea politica, alleanze, una strategia condivisa. Avrebbero elettori a cui rispondere, ma soprattutto agirebbero come un gruppo coeso. ...