DISTINGUERSI
Perché qualcuno compra una borsa da ventimila euro quando una da duecento fa esattamente lo stesso lavoro? Per la stessa ragione per cui esiste una regola non scritta sul bottone più basso della giacca: non si abbottona mai, anche se è lì, cucito perfettamente.
Il gusto non è una questione di sensibilità personale. È un meccanismo sociale, e vale la pena capire come funziona.
La tesi arriva dal 1979. Pierre Bourdieu pubblica "La Distinzione" e smonta un'idea che diamo ancora per scontata: che i nostri gusti siano davvero nostri. Sono appresi, dice Bourdieu. Determinati dal gruppo in cui siamo cresciuti, dalle persone che frequentiamo, da ciò a cui siamo stati esposti. Oggi diremmo: dalla bolla in cui viviamo — ma il meccanismo è lo stesso. Il gusto aggrega chi si assomiglia ed esclude chi è diverso.
Fin qui sembra solo una descrizione. Il punto critico viene dopo.
Perché non tutti i gusti hanno lo stesso peso. Il gusto di chi detiene potere culturale ed economico smette di essere "un" gusto tra gli altri e diventa "il" buon gusto — quello legittimo, quello di riferimento. Gli altri diventano volgari, cafoni, di cattivo gusto. Non per ragioni estetiche oggettive. Perché qualcuno ha avuto il potere di stabilirlo.
Una borsa da ventimila euro non compra pelle e cuciture. Compra l'accesso a un segnale di status. Il prezzo è il primo filtro, ed è brutalmente esplicito: tiene fuori chi non può permetterselo.
Ma c'è un secondo filtro, più raffinato: i codici. E qui la cosa si fa interessante.
I soldi da soli non bastano. Bisogna sapere come muoversi. Il bottone più basso della giacca non si abbottona — e se non lo sai, si vede subito. L'ultimo bottone del panciotto resta aperto. Il fazzoletto da taschino non deve mai replicare la cravatta. Lo smoking si porta solo di sera. Il doppiopetto non si sbottona mai sedendosi, il monopetto sì. I bottoni sul polsino della giacca su misura si possono davvero aprire — quelli delle giacche industriali sono finti e cuciti.
Regole minuscole, arbitrarie, storicamente contingenti. Ma perfette per quello che devono fare: permettere il riconoscimento reciproco tra chi le conosce, e smascherare immediatamente chi non le padroneggia.
È la struttura del castello. Il prezzo esclude chi non ha i soldi. I codici escludono chi i soldi li ha conquistati da poco ma non ha avuto il tempo — o il contesto — per assorbire il resto. Il "nuovo ricco" viene visto, sempre. Non per i soldi, ma per come li usa.
Per chi ha trent'anni oggi, questo meccanismo si è moltiplicato. Non esiste più solo il codice dell'alta borghesia — esistono codici sovrapposti: il look da startup tech, l'estetica da cultura indipendente, il vocabolario da certa sinistra urbana, il guardaroba da scena creativa. Ogni gruppo ha il suo sistema di riconoscimento, le sue regole non scritte, i suoi segnali di appartenenza e i suoi modi per stanare chi finge di appartenervi.
Il gusto, allora, non è mai solo un'opinione personale. È un linguaggio. Un confine. E finché a decidere cosa è "di buon gusto" è sempre lo stesso gruppo — qualunque gruppo sia — quel confine è anche una gerarchia.
Capirlo non dissolve il meccanismo. Ma almeno toglie l'innocenza all'atto di giudicare.
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