Post

Visualizzazione dei post da settembre, 2026

INTEGRAZIONE A OSTACOLI

Immagine
È stato approvato il decreto scuola. Tra le misure, l'obbligo per i genitori stranieri di frequentare corsi di italiano [quando gravi difficoltà linguistiche ostacolano il percorso scolastico dei figli] con sanzioni da 200 a 1.000 euro in caso di mancata partecipazione, dopo segnalazione ai servizi sociali. L'obiettivo di favorire l'integrazione è condivisibile. Il problema è chiedersi se tutti siano davvero nelle condizioni di rispettare l'obbligo. I corsi sono gratuiti, ma la gratuità formale non basta... chi si occupa dei figli durante le lezioni? Chi lavora con orari irregolari o vive in condizioni precarie ha davvero il tempo per frequentarli? E una multa fino a 1.000 euro, per una famiglia fragile, può essere una cifra enorme. Nei giorni precedenti all'approvazione si era parlato, nelle bozze, addirittura della possibilità di allontanare i minori dal nucleo familiare in caso di mancata collaborazione dei genitori. Un'ipotesi che avrebbe segnato...

IN UN UNIVERSO PARALLELO

Immagine
Cosa si sarebbe potuto fare con quegli stessi 2,3 miliardi di euro? Partiamo da un dato che dovrebbe far riflettere più di qualunque cifra sul bollo: oltre nove scuole italiane su dieci non hanno alcun sistema di climatizzazione o ventilazione. Solo il 7,42% degli istituti ne è dotato — con punte minime in Emilia-Romagna [9,5%] e Veneto [11%], e una diffusione più ampia solo nelle Marche [30%], l'eccezione che conferma la regola. Non è un trascurabile dettaglio. La Società Italiana di Medicina Ambientale ha lanciato ripetuti allarmi sulle temperature nelle aule durante i mesi caldi — temperature che possono raggiungere i 36 gradi fino a ottobre — arrivando a chiedere il rinvio dell'apertura dell'anno scolastico nel Sud Italia. Concentrazioni di CO2 che superano le soglie di sicurezza, ragazzi che sostengono interrogazioni e verifiche in aule che sembrano forni, esami di maturità affrontati sudando. Questa non è un'emergenza nuova...è un problema noto, docume...

CENTIMETRI DI PELLE

Immagine
Trovo sempre molto curioso il modo in cui la nostra società decide quali libertà difendere e quali educare. Quando un preside vieta minigonne o scollature, scoppia il caso e si grida al sessismo, controllo del corpo femminile, come nella circolare di un liceo di Terni sugli indumenti troppo scoperti. Ma quando il corpo femminile viene "coperto" invece che scoperto, il metro cambia. Se una ragazza mostra troppo, difendiamo l'autodeterminazione. Se ne copre troppo, la chiamiamo integrazione. Il ministro Valditara ha proposto di vietare niqab e burqa a scuola, sostenendo che neghino la parità tra uomo e donna. Ma facciamoci una domanda scomoda. Se una ragazza musulmana studia, parla italiano, partecipa alla vita della scuola, ma sceglie il niqab, qual è il problema che stiamo risolvendo? Se è l'identificazione, si regoli quella, come già avviene a Monfalcone. Ma se il problema è che non rappresenta abbastanza bene la nostra idea di donna emancipata, allora no...

TRENTA PERCENTO

Immagine
Ma questo 30% di alunni stranieri per classe a chi si riferisce esattamente? A chi non conosce la lingua italiana? A chi è nato all'estero? Oppure semplicemente a chi ha un'origine straniera, anche se nato in Italia e perfettamente italofono? La risposta non è irrilevante. Se la finalità è evitare ritardi nell'apprendimento della lingua, il criterio dovrebbe essere la conoscenza dell'italiano, non il luogo di nascita né il passaporto. Un bambino nato e cresciuto in Italia, linguisticamente integrato, non ha lo stesso problema di uno arrivato da pochi mesi che non parla una parola d'italiano. Si potrebbe obiettare che la percentuale sia solo un proxy amministrativo, comodo perché già disponibile, mentre testare ogni alunno sarebbe impraticabile. L'obiezione ha una sua logica burocratica, ma proprio per questo tradisce la natura reale della misura, che non è uno strumento tarato sul bisogno bensì una scorciatoia che usa la nazionalità perché è facile d...

LE DITA DEL CANE

Immagine
Ogni tre anni nell'Inghilterra medievale, gli uomini del re andavano di capanna in capanna tagliando le dita dei piedi ai cani dei contadini. Si chiamava lawing. La zampa anteriore del cane veniva posta su un ceppo di legno, uno scalpello veniva posizionato attraverso tre artigli, e questi venivano recisi con un unico colpo di maglietto. La Carta della Foresta del 1217 registra il metodo corretto: tre artigli della zampa anteriore, ma non il cuscinetto. Un cane con tre dita mancanti non può inseguire un cervo. Quello era l'intero scopo. Un terzo dell'Inghilterra era foresta reale, ogni animale al suo interno apparteneva al re, e il cane di un pover'uomo era l'unico pezzo di attrezzatura da caccia che non poteva essergli impedito di possedere. Così gli lasciavano il cane e gli toglievano le zampe. Se gli ispettori trovavano il tuo cane intatto, la multa era di tre scellini, circa un mese di salario. Prima del 1217 si limitavano a prendere il tuo bue. Ness...

TRASPARENZA DEMOCRATICA E FLESSIBILITÀ OPERATIVA

Immagine
Il dispiegamento di caccia Eurofighter e di alcune centinaia di militari dell'Aeronautica Militare italiana presso la base aerea di Ta'if, in Arabia Saudita, ha riacceso un delicato dibattito costituzionale sul bilanciamento tra le prerogative di controllo del Parlamento e le necessità operative del Governo nella gestione delle missioni internazionali. La controversia, esplosa dopo che un velivolo italiano è stato colpito e danneggiato durante un attacco degli Houthi contro la base — fortunatamente senza coinvolgere personale italiano — solleva una questione di fondo: fino a che punto la flessibilità concessa all'esecutivo in materia militare può spingersi senza intaccare il principio della trasparenza democratica? Da un punto di vista strettamente formale e normativo, l'azione del Governo si colloca entro la legalità istituzionale. Il Ministro della Difesa ha operato nel solco della normativa quadro sulle missioni all'estero, che riconosce all'esecu...

PNRR ELETTORALE

Immagine
La copertura finanziaria di questa sospensione di un anno del bollo costa 2,5 miliardi di euro, e sapete da dove ne arriverebbero 1,698 miliardi? Dal PNRR. E qui va capito bene cosa significa... queste, dice il Governo, sono "economie accertate", cioè fondi che dovevano finanziare progetti [infrastrutture, digitalizzazione, transizione verde] che per ritardi e criticità attuative non verranno realizzati nei tempi concordati con l'UE. Non è un risparmio a costo zero, però, è un progetto che noi italiani non avremo mai, in cambio di uno sconto fiscale per un anno [non per tutti, quindi la maggior parte degli italiani "ci perde", ndr]. E quei soldi, comunque, anche se a tasso basso, dovremo restituirli. Non solo, non è nemmeno scontato che la Commissione Europea approvi senza obiezioni questo dirottamento di fondi. Il bollo auto non ha nulla a che fare con gli obiettivi originari del PNRR  [transizione verde, digitale, coesione sociale] e Bruxelles eser...

AMOC

Immagine
Tra i tanti effetti del riscaldamento globale ce n’è uno che mi ha sempre colpito per il suo apparente paradosso...il possibile rallentamento della Corrente del Golfo, o più precisamente dell’AMOC, la grande circolazione oceanica che trasporta calore dai tropici verso l’Atlantico settentrionale. Il meccanismo è relativamente semplice. Le acque calde e salate risalgono verso nord, si raffreddano, diventano più dense e sprofondano, tornando poi verso sud in profondità. Ma il riscaldamento globale può alterare questo equilibrio. L’acqua più calda è più leggera e lo scioglimento della Groenlandia aggiunge acqua dolce all’oceano, riducendone la salinità e rendendo più difficile lo sprofondamento. Quanto l’AMOC si sia già indebolita resta però una questione discussa, perché le misurazioni dirette sono relativamente recenti. È invece più solido il consenso sul fatto che il cambiamento climatico possa indebolirla nel corso di questo secolo. Resta molto più incerta la possibilità ...

PROFITTATORI

Immagine
Diciamocelo chiaro, il problema non è quanti migranti "importiamo" come se fossero container di merce varia da smistare al porto, il problema è che una volta arrivati li trattiamo peggio di come tratteremmo un elettrodomestico difettoso, perché almeno l'elettrodomestico ha la garanzia e loro no. Proviamo un esperimento mentale molto semplice, quasi infantile nella sua ovvietà, immaginiamo che quel bracciante piegato sotto il sole a quaranta gradi per tre euro l'ora sia nostro figlio, proviamo a immaginarlo davvero, non per finta, e vediamo quanto dura l'indignazione selettiva quando il migrante sfruttato diventa "il nostro Marco" o "la nostra Giulia". Improvvisamente il capolarato non sembra più un fastidioso trafiletto di cronaca, sembra un crimine, perché lo è, solo che quando la vittima ha la pelle giusta e il cognome giusto ci scandalizziamo, altrimenti alziamo le spalle e diciamo che "potevano restare a casa loro". E ...

VINCERE UNA BATTAGLIA, MA PERDERE LA GUERRA

Immagine
Il dibattito pubblico italiano alimentato da proposte come quelle di Roberto Vannacci sembra aver invertito l’ordine logico della politica. Si parte dalla fine, cioè dall’espulsione degli extracomunitari, invece che dalle cause che rendono l’immigrazione un tema centrale. La remigrazione non viene presentata come uno strumento dentro una strategia più ampia, ma come l’obiettivo stesso. Eppure in un Paese in inesorabile declino demografico quell’obiettivo è un bersaglio mobile, perché più lo si insegue più si allontana. L’Italia perde popolazione, le nascite calano, la popolazione invecchia, interi territori si spopolano. In questo quadro chi propone di mantenere la presenza straniera a una quota fissa, il 4% secondo la formula di Vannacci, non sta descrivendo una misura una tantum. Sta descrivendo un meccanismo permanente. Se la popolazione italiana continua a diminuire, per mantenere ferma quella percentuale occorre ridurre progressivamente anche il numero di stranieri. Og...

PIOVE SUL BAGNATO

Immagine
C’è una certa politica che ha trovato un modo piuttosto elegante per mascherare il proprio razzismo dietro la retorica del welfare. La proposta è semplice: nidi e asili gratuiti, sì, ma prima per chi lavora. E, soprattutto, prima per gli italiani autoctoni. Detta così sembra una politica per aiutare le famiglie che lavorano. In realtà introduce una gerarchia tra bambini, stabilendo che alcuni abbiano più diritto di altri a un servizio educativo fondamentale sulla base del lavoro, della condizione e, quando entra in gioco il criterio della nazionalità, dell’origine dei genitori. È la vecchia idea del “prima gli italiani” travestita da criterio amministrativo. E qui sta la geniale coerenza burocratica: decidere che un bambino di due anni meriti di socializzare in base al curriculum dei genitori. Spogliato degli eufemismi da bando regionale, il ragionamento suona più o meno così. Se mamma e papà lavorano, il figlio ha diritto a nidi e asili, laboratori, maestre che gli in...

INVASIONE GENTILE

Immagine
Quando si dice "sostituzione" in Europa scatta l'allarme, si scomodano governi, si scrivono libri bianchi. Ma se a sostituirti è chi ti aggiusta il telefono a otto euro, va tutto bene, anzi si applaude, perché "lavora", perché "è gentile", come se il criterio per giudicare chi ti eroda il tessuto economico fosse la cortesia con cui lo fa, e non l'esito finale. A Prato, negli anni Novanta, c'erano quattromila aziende tessili italiane. Oggi ce ne sono un decimo, sostituite da aziende a conduzione cinese con manodopera, capitali e filiere cinesi. Non è successo con le bombe, ma con la calma di chi occupa uno spazio vuoto e non lo restituisce più, esattamente come si dice avvenga in Africa, dove Pechino non manda eserciti ma ingegneri e prestiti, e alla fine il debito pubblico locale finisce in mano a un consiglio d'amministrazione con sede a Pechino. Se in Zambia lo chiamano neocolonialismo, perché a Prato lo chiamiamo "impren...

BORN & FORGET

Immagine
Mi ha sempre incuriosito quella forma di generosità, nel discorso di chi si proclama strenuamente pro vita, che consiste nel decidere della vita altrui senza essere chiamato a sopportarne le conseguenze. La formula è semplice. Una donna non vuole portare avanti una gravidanza, ma la gravidanza deve comunque arrivare al parto perché, si dice, quella che porta dentro è già una vita e dunque va salvaguardata. Poi, una volta nato, il bambino potrà essere affidato all’adozione. Oppure, se la madre cambierà idea, potrà crescerlo. Una soluzione lineare, quasi amministrativa, come se tra una gravidanza indesiderata e un bambino affidato a una famiglia adottiva non ci fossero nove mesi di corpo, paure, rinunce, cambiamenti, dolore, lavoro, relazioni, salute, parto e conseguenze psicologiche. Come se la gravidanza fosse un semplice involucro temporaneo che qualcun altro può tranquillamente ordinare di mantenere in funzione fino alla consegna del prodotto finito. È qui che il moralism...

SCELTA: SINGOLARE FEMMINILE

Immagine
La parola "scelta" è diventata il modo più elegante per non cambiare nulla. Quando si parla di famiglia, a scegliere è quasi sempre la donna. Se lavorare o restare a casa, se tornare dopo il congedo, se usare il nido o occuparsi personalmente dei figli. Quasi mai si dice che anche un padre può scegliere di rallentare la carriera, chiedere il part-time o restare a casa. Così un problema strutturale diventa una responsabilità individuale. Se il nido costa troppo, deve scegliere lei. Se gli orari di lavoro sono incompatibili con la famiglia, deve scegliere lei. Se un figlio si ammala, spesso è lei a dover scegliere tra il lavoro e la cura. E qualunque scelta faccia, sarà giudicata. Se lavora è una madre assente, se resta a casa è una donna dipendente. Un processo già deciso, qualunque sia il verdetto. Certo, esistono preferenze personali.  Ma una scelta che può fare solo una delle due persone non è una scelta. È un destino assegnato. E chiamarlo libertà non lo rende ...

PRIVILEGI EREDITARI

Immagine
La discussione sulla tassazione delle eredità milionarie parte da una domanda molto semplice, ma spesso accuratamente evitata. Per quale ragione un patrimonio ereditato da chi riceve milioni dovrebbe essere considerato intoccabile o quasi, soprattutto quando si tratta di ricchezza che non è stata prodotta da chi la eredita? Se si sostiene che la questione sia soltanto di principio, allora bisognerebbe spiegare perché un patrimonio ricevuto per nascita dovrebbe godere di una particolare immunità rispetto alla ricchezza prodotta attraverso il lavoro, che invece viene normalmente sottoposta a tassazione. Se invece a difendere con particolare veemenza quella posizione sono soprattutto coloro che hanno ricevuto eredità milionarie, sarebbe almeno più onesto ammettere l’esistenza di un interesse personale, senza tentare di travestire la difesa di un privilegio da principio universale. La distinzione non è affatto secondaria, perché se si riconosce che, oltre una certa soglia, sia ...