E SI FECE UOMO
"Chi ha visto me ha visto il Padre."
— Giovanni 14,9"
In questi giorni di tranquillità ho ripreso un post a cui sono molto legato. Soprattutto perché mi ricorda nonno Antonio e il prezioso tempo trascorso con lui. Un post che trattava il "nascondersi" di Dio agli occhi di Mosè e riguarda la Incarnazione, il Dio "farsi Uomo".
L'Incarnazione è uno dei paradossi più profondi del cristianesimo. Se nell'Antico Testamento Dio rimane invisibile e dichiara a Mosè "Non puoi vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare in vita", perché nel Nuovo Testamento sceglie invece di assumere un volto umano?
A prima vista sembra una contraddizione. In realtà è il compimento di un insegnamento.
L'invisibilità di Dio custodisce la sua trascendenza e, nello stesso tempo, preserva la sua universalità. Un Dio identificabile con una fisionomia rischierebbe inevitabilmente di essere trasformato in un Dio "di parte", riconosciuto come più vicino a chi gli somiglia e più distante da chi ne è diverso. L'invisibilità impedisce questa riduzione...Dio non appartiene a un popolo, a una cultura o a una etnia.
L'Incarnazione, però, non smentisce questa logica. La porta a compimento.
Gesù non viene a mostrare com'è Dio, ma come ama Dio.
La differenza è decisiva. Rivelare ciò che Dio è significherebbe offrirne una descrizione. Rivelare come ama significa invece mostrare il suo modo di entrare nella storia. Per questo i Vangeli non insistono sui lineamenti fisici di Gesù, ma sui suoi gesti. Accoglie gli esclusi, tocca gli impuri, perdona i peccatori, lava i piedi ai suoi discepoli, dona la propria vita.
Il volto di Cristo non è una fotografia di Dio. È il linguaggio con cui Dio rende visibile il suo amore.
Rimane una domanda...perché scegliere proprio un uomo, in un tempo e in un luogo precisi? Perché non manifestarsi in modo universale e astratto?
Perché l'amore non esiste in astratto. Si realizza sempre in una relazione concreta. Si ama una persona, non un'idea di umanità. L'universale passa inevitabilmente attraverso il particolare.
Così Dio sceglie di amare l'umanità nel modo in cui ogni autentico amore si manifesta, entrando nella storia, assumendo un volto, condividendo la fragilità umana fino alla morte.
Naturalmente questo comporta un rischio. Quel volto potrà essere dipinto, interpretato e perfino strumentalizzato. La storia lo dimostra. Eppure Dio accetta questo rischio, perché un amore che rimanesse soltanto invisibile sarebbe perfetto, ma distante.
Il cristianesimo afferma invece qualcosa di più audace. Dio preferisce esporsi al fraintendimento piuttosto che rinunciare alla vicinanza.
Per questo il volto di Gesù non è un volto da imitare nei tratti, ma nei gesti. Non dice quale sia l'aspetto di Dio, ma quale sia il suo cuore.
Mosè non vide il volto di Dio. In Cristo, invece, l'uomo non contempla finalmente la fisionomia di Dio,ne contempla il volto che Dio assume quando decide di amare fino alla fine.
Ed è forse questa la rivelazione più grande: Dio non ci mostra il suo volto perché possiamo riconoscerlo. Ce ne dona uno perché impariamo ad amare come Lui.
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