BARUFFE CHIOZZOTTE
Finalmente una buona
notizia. Dopo mesi di guerre, crisi economiche, tensioni geopolitiche, dazi,
riarmo, debiti pubblici e mercati nervosi, il mondo ha scoperto quale sia la
vera questione del nostro tempo "chi ha chiesto la foto a chi".
La vicenda è nota. Donald
Trump sostiene che Giorgia Meloni avrebbe praticamente supplicato un selfie con
lui durante il G7. Meloni risponde che non se ne parla nemmeno. E così
l'umanità, che fino a ieri si divideva su Ucraina, Medio Oriente e inflazione,
oggi è chiamata a pronunciarsi sul Caso Fotografico Internazionale.
Per fortuna.
Perché era da tempo che i
grandi della Terra non offrivano uno spettacolo così elevato.
Una volta i vertici
internazionali producevano trattati. Oggi producono pettegolezzi.
Una volta si litigava sulle
sfere d'influenza. Oggi sulle inquadrature.
Una volta c'erano Churchill,
De Gaulle e Adenauer. Oggi ci sono le notifiche.
Naturalmente nessuno saprà
mai come siano andate davvero le cose. E, soprattutto, nessuno dovrebbe
interessarsene. Ma proprio per questo la faccenda è diventata irresistibile.
Trump, da vecchio maestro
dell'autopromozione, racconta il mondo come se fosse il protagonista di un
colossal hollywoodiano. Nel suo film i presidenti fanno anticamera davanti alla
sua porta, i premier attendono il loro turno e le telecamere lo inseguono come
una cometa luminosa.
Meloni, dal canto suo, non
può certo accettare il ruolo della fan in estasi. Un presidente del Consiglio
può sopportare l'opposizione, la Commissione europea, i mercati e perfino le
conferenze stampa. Ma essere descritto come uno che rincorre un selfie è
un'umiliazione che neppure il peggior sondaggio può infliggere.
Così eccoci qui.
Mentre il pianeta affronta
problemi giganteschi, due leader politici discutono indirettamente di una
fotografia che forse nessuno ha chiesto e che probabilmente nessuno ricorderà.
È il trionfo dell'epoca
moderna: la politica trasformata in cronaca rosa con qualche bandiera sullo
sfondo.
Il punto, però, non è chi
abbia ragione.
Il punto è che la
discussione esiste.
Immaginate un extraterrestre
che atterra sulla Terra e legge i giornali. Scoprirebbe che le principali
democrazie occidentali hanno riunito i loro leader per stabilire chi fosse il
più desiderato nella foto di gruppo.
Ripartirebbe immediatamente.
Forse con ragione.
Del resto il G7 è diventato
un luogo curioso. Si arriva per discutere del futuro dell'economia mondiale e
si riparte commentando linguaggio del corpo, strette di mano, sorrisi, selfie e
posti a tavola. Manca soltanto il televoto e poi siamo a posto.
Alla fine la conclusione è
semplice.
Se davvero Meloni ha chiesto
una foto a Trump, la notizia è irrilevante.
Se Trump se l'è inventata,
la notizia è altrettanto irrilevante.
L'unica notizia rilevante è
che milioni di persone abbiano dedicato tempo ed energie a una questione che,
in una civiltà appena appena adulta, occuperebbe lo spazio di una chiacchiera
al bar.
Ma forse è proprio questo il
problema.
Da anni la politica pretende
di essere spettacolo.
Poi non dovrebbe stupirsi se il pubblico la scambia per una sitcom.

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