GESTI E FATTI
Al G7 si discute di dazi sull'export italiano, Ucraina, Medio Oriente. E qualcuno ha scritto un pezzo sul linguaggio del corpo di Meloni.
La tesi è che la premier "tiene il campo", i suoi gesti "riflettono autorità". Un fermo immagine, una lettura prossemica, e il gioco è fatto.
Il problema è quello che questa narrazione copre.
Fino a pochi mesi fa Trump chiamava Meloni "una dei veri leader del mondo". Poi ha detto pubblicamente "I don't want her as a fan". Lei ha risposto che erano parole inventate e ha cancellato una visita a Washington. Il Wall Street Journal - giornale conservatore, ndr - ha titolato "Trump Turns Against Italy's Giorgia Meloni". Dopo il G7, Trump l'ha criticata per l'assenza sui dossier dello Stretto di Hormuz.
La forza di un paese in un vertice si misura in risultati. Esenzioni sui dazi, peso sull'Ucraina, ruolo nel caos mediorientale. Su tutti e tre, silenzio.
Quando non hai un accordo da mostrare, mostri una stretta di mano. Quando il rapporto con Washington scricchiola, scrivi che il linguaggio del corpo è uno "strumento di influenza". È il giornalismo di corte...sostituisce la politica con la scenografia.
Il paradosso è che più si insiste sulla "forza" nei gesti, più si tradisce l'assenza di forza nei fatti.
L'Italia al G7 non era al centro del tavolo. Era al bordo della foto, in ascolto di un alleato che aveva appena smesso di chiamarla "speciale".
Chi racconta solo la scenografia non sta aiutando Meloni. Sta evitando le domande scomode.
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