L'ITALIA AGLI ITALIANI
Se ogni Paese del mondo adottasse la stessa logica che a volte sentiamo usare contro chi arriva da fuori, milioni di italiani si ritroverebbero a essere stranieri indesiderati altrove. Persone che lavorano, pagano le tasse, crescono i figli e che, nonostante questo, vengono considerate sempre "altre". È una prospettiva che vale la pena ricordare ogni volta che qualcuno propone di alzare un muro.
Per questo vorrei rivolgermi direttamente a voi, ragazze e ragazzi.
Quello che è accaduto con quel manifesto non è soltanto una bravata né un episodio da archiviare in fretta. È il segno di un linguaggio che circola da tempo. Le parole che vi erano scritte non sono nate tra i banchi: erano già presenti nei social, nelle discussioni pubbliche, nella politica, nelle conversazioni degli adulti. Non erano parole nuove. Erano parole ascoltate e ripetute.
Questo non significa che non esista una responsabilità individuale. Significa però che nessuna scuola può educare da sola se, fuori dalle aule, il sospetto verso chi è diverso viene continuamente normalizzato.
La cosa più triste è che quelle parole non erano rivolte a persone lontane. Riguardavano compagni di scuola, ragazzi e ragazze con cui si condividono ogni giorno lezioni, amicizie, paure, speranze e futuro. Non era distanza. Era vicinanza. Ed è proprio questo che dovrebbe far riflettere.
Oggi, però, c'è un altro rischio. Quello di vedere questa vicenda trasformata nell'ennesimo terreno di scontro tra adulti. Politici, opinionisti, commentatori e tifoserie stanno già cercando di usarla per confermare le proprie idee e accusare gli avversari. In altre parole, di strumentalizzarla.
Non lasciate che accada.
Non lasciate che siano altri a decidere cosa dovete pensare o quale ruolo dovete avere in questa storia. Non diventate le bandiere di qualcuno. Non fatevi usare da chi vede in voi soltanto un argomento per vincere una polemica.
Parlatene tra voi. Fatelo nelle classi, nei corridoi, nelle assemblee di istituto. Ascoltatevi davvero, anche quando non siete d'accordo. Provate a capire non solo chi ha sbagliato, ma perché è successo e cosa si può fare perché non accada di nuovo.
La scuola dovrebbe essere soprattutto questo...il luogo in cui si impara a confrontarsi senza escludere, a discutere senza ferire, a pensare con la propria testa senza rinunciare alla responsabilità delle proprie parole.
Noi adulti abbiamo molte responsabilità in questa vicenda. Forse più di quante siamo disposti ad ammettere. Ma adesso tocca a voi dimostrare di essere migliori del dibattito che spesso vi circonda.
Perché costruire muri è facile. Più difficile, e molto più coraggioso, è costruire una comunità in cui nessuno debba sentirsi straniero tra i propri compagni.
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