MA È DEL MESTIERE?

Mercoledì scorso, da Gruber, è andato in onda il solito spettacolo. Ospite d'onore il generale Vannacci. Parola d'ordine "REMIGRAZIONE". Detta così, sembra una cosa seria. Poi apri il pacco, e dentro non c'è niente.

Un generale, si sa, studia per anni come muovere uomini, mezzi e risorse. La logistica è il cuore di ogni operazione militare, è il "buonsenso", senza è "avventura". Napoleone diceva che gli eserciti marciano sullo stomaco. Clausewitz dedicò capitoli interi ai rifornimenti. Ma evidentemente, quando si tratta di migranti, il generale Vannacci ha lasciato il buonsenso in caserma.

Punto primo: Quanti sono gli irregolari?
Vannacci li ha contati lui, 500 mila. Piccolo problema, la stima è quella del 2021. I dati più recenti della Fondazione ISMU parlano di circa 340 mila irregolari al 1° gennaio 2025, in calo costante dal 2019. Numeri già abbastanza impegnativi da gestire, senza bisogno di gonfiarli. Ma un esercito non si pianifica su dati di quattro anni fa, Generale. O almeno, non dovrebbe, ma 500 mila fa più effetto di 340 mila... oltre al fatto che starebbero nei 6 stadi calcio più grandi di un Paese di 60 milioni di abitanti e occupanti 0,43km², cioè lo 0,00014% della superficie nazionale. Eppure si parla di invasione, di sostituzione etnica, di emergenza...mah. 

Ma torniamo al nostro stratega... dell'80% che andrebbe rimpatriato, Vannacci non dice molto di più. Tradotto in numeri aggiornati, stiamo parlando di circa 270 mila persone da identificare, trattenere e rispedire a casa. Dove? Nei CPR, naturalmente.

Punto secondo: Quanti sono i CPR? .
I Centri di Permanenza per il Rimpatrio in Italia sono oggi dieci, DIECI. Capienza ufficiale circa 1.500 posti. Effettiva, causa danni, rivolte e strutture inagibili sono anche meno della metà. Un generale che pianifica un'operazione su 270 mila unità con una capacità di stoccaggio di 700 posti funzionanti avrebbe già perso la guerra prima di cominciare. Ma con le "truppe" a cui si rivolge queste valutazioni sono "da soliti comunisti"...andiamo avanti.

Per smaltire il piano Vannacci servirebbero, a spanne, oltre duemila centri. Non venti, non cinquanta. DUEMILA. Con quali soldi? Ogni posto in un CPR costa in media 33 mila euro l'anno. Non è una stima ostile, è il dato di ActionAid e Università di Bari. E le carceri italiane, tanto per capire la scala del problema, ospitano oggi 64 mila detenuti su 46 mila posti disponibili, con un tasso di sovraffollamento del 139%. Siamo già al collasso con i numeri attuali. Vannacci ne vorrebbe rinchiudere quattro volte tanti. Con quali muri, con quali guardie, con quali bilanci? Silenzio.

Punto terzo: Funzionano gli accordi di riammissione?
Esistono, è vero. Ma non funzionano. E non perché a Bruxelles tutti abbiano la bandiera arcobaleno in ufficio. Ma perché ai paesi d'origine non conviene riprendersi i propri cittadini espulsi. È una questione di cassa, non di sentimenti.

Le rimesse dei migranti, anche irregolari [quelli che lavorano come schiavi nelle nostre campagne, nei noatri cantieri, nelle noatre fabbriche, etc], verso i paesi poveri superano globalmente il valore combinato di tutti gli aiuti pubblici allo sviluppo e degli investimenti esteri diretti messi insieme. Dire al Senegal "smettila di incassare i bonifici dei tuoi cittadini in Italia e in cambio ti do un contributo" è una proposta che, nel migliore dei casi gli fa ridere. Nel peggiore, ci offendono.

Raccontare che basti condizionare gli aiuti allo sviluppo per far funzionare i rimpatri è una bugia bella e buona. E un generale che ignora gli interessi del nemico, pardon, dell'interlocutore, di solito non vince molte battaglie.

Punto quarto: I paesi terzi.
Eccoci al gran finale. Vannacci lo dice con quella sicumera tipica dell'avventore al bar al suo quarto spritz. Se il paese d'origine non li vuole, li mandiamo in un paese terzo. Semplice. Elegante.

Idea non originale e dimostratasi fallimentare. L'amministrazione Trump ha pagato al Ruanda 7,5 milioni di dollari per accettarne SETTE. Sette persone. Oltre un milione di dollari a deportato, senza contare i voli. E in diversi casi, quegli stessi migranti sono stati poi rimandati indietro nel loro paese d'origine, a ulteriore spesa americana. Il Senato degli Stati Uniti ha definito l'operazione quello che è..."uno spreco epico di denaro pubblico". Ovviamente, il popolo MAGA [come il nostro di certa destra, quello che trova inconcepibile spenderne 35€/migrante], applaude ugualmente allo spreco perché anche sette sono meglio di nessuno. 

Il Regno Unito ci ha provato anche lui, con il Ruanda [oramai sanno come prenderci in giro]. Ha stanziato quasi mezzo miliardo di sterline per deportare 300 persone. TRECENTO. Non è partito nessuno. L'accordo è stato cancellato prima di produrre un solo volo reale.

E noi dovremmo credere che domani qualche paese si prenda allegramente centinaia di migliaia di espulsi dall'Europa? Per simpatia? Per spirito di servizio alla comunità internazionale? 

Questa è la remigrazione del Generale e di chi la sta vendendo ai suoi "utili idioti". Numeri gonfiati o datati, CPR che funzionano al 46% della capienza ufficiale, accordi che nessuno firma, deportazioni da un milione di dollari a testa in Ruanda [non il Ruanda, per favore].

Un ufficiale che presentasse uno Stato Maggiore un piano operativo con questi fondamentali verrebbe cacciato a pedate e trasferito al Deposito munizioni di SASSU SCRITTU in provincia di Carbonia. Ma in televisione, a quanto pare, la logistica non è materia di esame.

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