NO-VAX E GODOT
Sei anni. Sei anni sono passati, e c'è ancora qualcuno che si sveglia la mattina, apre il telefono e pensa "oggi mi informo sui morti del giorno da associare al COVID." Ogni giorno, da sei anni, per trovare la conferma di quella teoria che custodisce gelosamente come se fosse un'eredità di famiglia. Quella secondo cui i vaccinati stavano per estinguersi in massa, decimati da un cocktail di microchip, grafene e chissà cos'altro partorito dalla mente di qualche annoiato. L'ecatombe era imminente, inevitabile, matematicamente certa. Lo dicevano loro, lo dicevano i loro esperti [quelli veri, naturalmente, non i servi del sistema] lo dicevano i canali Telegram, Twitter, etc, con le lucine rosse nelle miniature e i titoli in maiuscolo. E invece, stranamente, ostinatamente, con una nonchalance quasi offensiva, la realtà ha deciso di non collaborare.
I vaccinati sono ancora qui. Lavorano, mangiano, fanno figli, si lamentano del traffico. Il virus, pressato da miliardi di sistemi immunitari addestrati a riconoscerlo, ha fatto quello che i virus fanno quando non riescono a uccidere abbastanza in fretta...si è adattato verso forme più trasmissibili e meno letali, ha perso progressivamente la sua capacità di mandare la gente in terapia intensiva, si è trasformato da potenziale strage globale a fastidio stagionale gestibile. Non è scomparso, e nessuno con un minimo di onestà intellettuale ha mai detto che sarebbe scomparso, ma il suo potere di fare strage di vite umane è stato spuntato, e lo è stato in buona parte grazie a quella campagna vaccinale che doveva essere il crimine del secolo. La tecnologia mRNA, derisa come esperimento su cavie umane, si è rivelata invece una delle svolte più significative della medicina preventiva moderna, aprendo strade verso vaccini contro tumori e altre malattie infettive che fino a ieri sembravano irraggiungibili.
Il paradosso crudele, quasi poetico nella sua ironia, è che il successo di una misura preventiva genera sempre i propri detrattori. Quando la diga tiene, nessuno ringrazia gli ingegneri, semmai qualcuno comincia a chiedersi se servisse davvero costruirla. Milioni di morti evitate sono morti invisibili, sono il nulla statistico di ciò che non è accaduto, e il nulla è difficile da mostrare, difficile da raccontare, impossibile da appendere al muro come prova. I morti reali, quelli che ci sono stati, oltre sette milioni secondo i dati ufficiali, molti di più secondo le stime in eccesso di mortalità, vengono invece ignorati, sminuiti, reinterpretati come vittime di qualcos'altro, perché ammettere la scala della catastrofe significherebbe anche ammettere che qualcosa andava fatto per arginarla.
Quindi no, non è stupidità, o almeno non è solo stupidità. È qualcosa di più strutturale e più triste, è l'incapacità di tollerare di aver avuto torto su qualcosa di grande, di aver diffuso per anni contenuti falsi che hanno convinto persone reali a scelte che in alcuni casi le hanno uccise. Quell'elaborazione richiede umiltà, e l'umiltà è merce rara. È molto più comodo restare lì, dopo sei anni, a cercare il dato anomalo, la correlazione sospetta, il medico dissidente, l'articolo che finalmente, "finalmente", darà loro ragione. Non arriverà. Ma loro aspettano ancora, con la pazienza silenziosa e cocciuta di chi ha trasformato l'errore in identità.
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