SLOGAN VS ANALISI
Quante volte hai sentito dire, nelle ultime settimane, che "il femminicidio non esiste"?
È una frase che sembra intelligente perché è semplice. Ma le cose semplici non sono sempre vere fino in fondo.
Sì, tecnicamente chi uccide una donna commette un omicidio, come chi uccide un uomo. Ma il diritto non serve solo a punire i singoli fatti, serve anche a riconoscere i fenomeni. Altrimenti non esisterebbero reati come lo stalking o l'associazione mafiosa. Anche quelli, se li scomponi, sono fatti di comportamenti che erano già punibili.
Il punto non è stabilire che la vita di una donna valga più di quella di un uomo. Il punto è riconoscere che esistono omicidi che nascono da dinamiche precise...possesso, controllo, gelosia, incapacità di accettare una separazione, rifiuto della libertà di una donna.
Dare un nome a un fenomeno non significa creare vittime di serie A e di serie B. Significa capire meglio il problema per poterlo combattere meglio.
Per questo dire «il femminicidio non esiste» può essere uno slogan efficace, ma è una spiegazione debole. È come dire che la mafia non esiste perché esistono già omicidi ed estorsioni, o che lo stalking non esiste perché esistono già minacce e molestie.
La vera domanda, però, è un'altra.
Mentre politici, opinionisti e social litigano sulle definizioni, cosa si sta facendo concretamente per evitare che queste donne vengano uccise? Quante denunce ignorate? Quanti segnali sottovalutati? Quanti interventi arrivati troppo tardi?
Perché discutere delle parole è facile. Salvare delle vite è molto più difficile.
Ed è lì che andrebbe concentrata tutta la nostra attenzione. Non sul nome del fenomeno, ma sul perché continui a esistere. E su cosa stiamo facendo, davvero, per fermarlo.
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