BUTTAFUOCO, IL GUASTAFESTE


Ogni tanto qualcuno tira fuori un'idea che sembra ovvia...diamo la cittadinanza solo a chi dimostra di condividere i "valori occidentali". Sembra ragionevole, no? Chi vorrebbe che entrassero nella nostra comunità persone contrarie alla libertà, alla democrazia, alla parità tra uomo e donna? 

Come dite, le ultra destre hanno di queste idee eppure stanno nella nostra società e si candidano per le Politiche in tutto l'occidente?... Ehm, non disturbate e andiamo avanti... 😞 

Il problema è che appena provi a trasformare questo slogan in una regola vera, tutto si complica.

La Realtà è un muro ostinato, e gli slogan spesso si infrangono su di esso... ma non facciamo esempi e nomi... 

Immagina un ragazzo arrivato con la famiglia in Italia da un Paese musulmano, o c'è nato e cresciuto in Italia. Dopo anni si ritrova davanti alla Commissione per accertare la sua candidatura alla cittadinanza italiana e all'eventuale domanda discriminante sulla sua Fede, introdotta per la concessione della cittadinanza, dichiara di essere ATEO, di credere nella laicità dello Stato, nella parità di genere, nella libertà di espressione e parla benissimo italiano. Convince tutti. Ottiene il passaporto. Cinque anni dopo si converte [o torna] all'Islam. Cosa succede? 

NIENTE!

Non gli viene ritirata la cittadinanza, perché la Costituzione [a meno che non la si voglia, ancora una volta, modificarla sartorialmente] garantisce la libertà di cambiare religione, di averne una o di non averne nessuna. E qui nasce il primo cortocircuito. Se basta dichiarare di condividere certi valori per superare il test, il sistema premia semplicemente chi sa recitare meglio davanti a una commissione, non chi ci crede davvero. 

Qualcuno potrebbe rispondere che va bene, ma non chiediamo di leggere nell'anima delle persone, chiediamo un impegno pubblico e verificabile, tipo un giuramento sulla Costituzione, cose che in effetti alcuni Paesi già fanno. Il punto, però, non è più "riusciamo a verificarlo o no". Il punto è un altro...uno Stato liberale può davvero far dipendere un diritto, la cittadinanza, dal fatto che tu creda in un'ideologia o a una Fede, invece che dal fatto che tu rispetti le leggi? È la stessa differenza che c'è tra punire un reato e punire un pensiero. Le democrazie liberali, storicamente, hanno scelto di giudicare i comportamenti, non le convinzioni, proprio perché il secondo tipo di controllo scivola facilmente verso qualcosa di molto meno liberale. 

In Germania, che di esperimenti sociali per discriminare le persone, ahinoi, ne hanno storicamente la fissa, alcuni Länder negli anni 2000 provarono a introdurre veri e propri "test dei valori" per i candidati alla cittadinanza, con domande su temi come l'omosessualità o i ruoli di genere. Furono accusati, e a ragione, di discriminare in modo mirato specifiche comunità religiose [anche cristiane, ndr] e finirono per essere abbandonati o ridimensionati proprio perché impossibili da applicare in modo equo.

"Sì, ma TUTTO l'Islam è incompatibile con i valori Cristiani"... parola di VANNACCI e non solo. 

Ma ecco spuntare un "guastafeste"...Pietrangelo BUTTAFUOCO. Intellettuale italiano sopraffino, convertito all'Islam. Nessuno seriamente lo considera una minaccia ai valori costituzionali. Anzi, anche chi pensa che Islam e Occidente siano incompatibili spesso lo cita come esempio di piena integrazione culturale. Vannacci, parole sue, "Il musulmano BUTTAFUOCO lo accoglierei a braccia aperte in Futuro Nazionale", nel classico stile contraddittorio di certe destre.

E qui la domanda diventa scomodissima...se un musulmano può essere un esempio di cittadino perfettamente compatibile con l'Italia, il problema dov'era? Nella religione, o nel comportamento delle persone? 

Se la risposta è "nel comportamento", allora la religione smette di essere un criterio utile, bisogna guardare COSA FAI, non in COSA CREDI. 

Se invece si insiste che il problema resta la religione in sé, allora BUTTAFUOCO è un'eccezione che SMENTISCE la regola. E una regola che sopravvive solo grazie alle eccezioni è, diciamolo, una regola scritta male. 

Non è che uno Stato liberale rinuncia a ogni controllo...rinuncia a controllare le idee, ma è severissimo nel controllare i fatti, residenza stabile, conoscenza della lingua, assenza di reati, rispetto delle leggi. Cose oggettive, misurabili, uguali per tutti, non un esame di filosofia politica gestito da un funzionario annoiato che decide chi ha "capito bene" l'Occidente e chi no. Le convinzioni cambiano, le fedi si abbracciano e si abbandonano, ma un modulo ministeriale non può inseguire la coscienza di una persona per tutta la vita. Resta una domanda a cui nessuno, nemmeno Vannacci ha ancora dato una risposta convincente...come si misura, in pratica, la "compatibilità con l'Occidente"? Con un questionario? Un colloquio? Un algoritmo? Un rinnovo ogni cinque anni, come una patente? Finché non ci sarà una risposta, il rischio concreto è che il test non selezionerebbe i cittadini migliori, ma solo quelli più bravi a capire cosa l'esaminatore vuole sentirsi dire.

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