MINORI QUANTISTICI
Ecco un piccolo prodigio di coerenza normativa che l'Italia offre al mondo. Un ragazzino di quattordici anni, secondo lo Stato, non è abbastanza maturo per scegliere chi debba governarlo, non è abbastanza maturo per firmare un contratto, non è abbastanza maturo nemmeno per sentirsi spiegare a scuola come funzionano i sentimenti e i corpi umani, perché quello, si sa, è materia delicatissima che spetta alla famiglia decidere se e quando affrontare. Eppure lo stesso ragazzino, se commette un reato, viene giudicato perfettamente capace di intendere e di volere, come se la maturità fosse un interruttore che si accende solo davanti al codice penale e resta spento per tutto il resto. Un adolescente schrödinghiano, immaturo e maturo insieme, finché qualcuno non apre la scatola del tribunale. Troppo piccolo per il preservativo, ma abbastanza grande per la reclusione. Troppo piccolo per la scheda elettorale, ma abbastanza grande per il certificato penale. Viene da chiedersi con che criterio lo Stato abbia deciso che la capacità di comprendere le conseguenze di un furto arrivi prima della capacità di comprendere le conseguenze di un rapporto sessuale o di una scelta politica. Forse perché punire è sempre più semplice ed economico che educare. Non servono aule, non servono insegnanti formati, non serve nemmeno il consenso dei genitori, basta un'aula di tribunale e un giudice che applichi l'articolo giusto. Educare, invece, richiederebbe investimenti, programmi, il coraggio di dire alle famiglie che certe cose i figli le imparano comunque, solo che possono impararle bene a scuola oppure male altrove. E invece no, meglio lasciare che i quattordicenni restino ufficialmente dei bambini per ogni diritto e ogni tutela, salvo trasformarli fulmineamente in adulti responsabili nel momento esatto in cui serve attribuire una colpa. Una logica impeccabile, se l'obiettivo non è far crescere cittadini consapevoli ma semplicemente avere qualcuno da condannare quando le cose vanno storte, il che, va detto, è molto più comodo che chiedersi perché siano andate storte.
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