PANIC ROOM ALL'ITALIANA

Complimenti al governo italiano, che di fronte a una tragedia umanitaria con decine di annegati e decine di migliaia di persone in fuga ha individuato con lucidità cristallina il vero nodo della questione, ovvero i rapporti diplomatici con la Spagna, un paese con cui l'Italia non condivide nemmeno un metro di confine terrestre, dettaglio geografico che evidentemente in queste ore veniva considerato un'inutile pignoleria. La premier ha quindi minacciato la sospensione di Schengen, misura che i trattati europei definiscono "estrema ratio", da usare solo quando non resta altro, un po' come tirare fuori l'estintore per un fiammifero acceso in giardino. E siccome un fiammifero da solo fa poco effetto, il ministro degli Esteri si è affrettato ad aggiungere il suo pieno sostegno all'operazione, così il messaggio arrivava in stereo. Nella pratica, dato che tra Roma e Madrid non ci sono valichi da chiudere, l'unica misura concretamente immaginabile sarebbero controlli passaporti per chi sbarca dai voli spagnoli, il che trasformerebbe l'aeroporto di Fiumicino nell'avamposto decisivo nella lotta contro un'emergenza che si consuma su una spiaggia nordafricana a duemila chilometri di distanza [e ce li vedo i disperati marocchini che da Ceuta prendere un traghetto per Malaga e poi un aereo per Roma con scalo a Madrid]. Nel frattempo Madrid, che aveva altro a cui pensare tipo gestire Sessantamila persone e recuperare corpi dal mare, ha comunque trovato il tempo di convocare l'ambasciatore italiano, segno che anche nel pieno del caos si riesce sempre a ritagliare un momento per rispondere a chi offre solidarietà a distanza sotto forma di comunicato stampa. Vale la pena notare che la stessa Italia applica già da tempo controlli, peraltro piuttosto blandi, sul confine con la Slovenia, e che la Francia fa lo stesso da anni con l'Italia, quindi l'impressione generale è che la sospensione minacciata funzioni meno come strumento di sicurezza e più come gesto scenico da destinare ai titoli dei giornali, perfetto per intercettare l'indignazione del pubblico senza dover spiegare cosa cambierebbe davvero per una sola persona in transito da Ceuta verso l'Europa. In compenso l'effetto annuncio ha funzionato benissimo, perché mentre a Ceuta si contano i morti e si cercano i dispersi, qui si discute animatamente di un provvedimento che colpirebbe soprattutto i turisti in coda ai controlli passaporti, vittime collaterali di una crisi geopolitica risolta a colpi di post sui social.

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