ALBANIA 0 - MAURITANIA 1


Mentre l'Italia continua a difendere un accordo con l'Albania che produce più contenzioso che risultati, la Spagna ha costruito in Mauritania un dispositivo che, sul piano operativo e giuridico, sta un'altra categoria.
La differenza di fondo è strutturale. I centri albanesi di Gjader e Shengjin nascono per trattenere per mesi persone già espulse, in attesa di rimpatri che nella maggior parte dei casi non arrivano mai, bloccati da una sequenza di pronunce dei tribunali italiani che hanno smontato pezzo per pezzo l'impianto giuridico dell'accordo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti...centri semivuoti, costi enormi per detenuto effettivamente trasferito, e un governo che ha speso più energie a difendere il modello in tribunale che a farlo funzionare.
Il dispositivo spagnolo in Mauritania, il POC Mauritanie, si muove su tutt'altra logica. Intercettare e gestire i flussi alla fonte, prima che partano verso le Canarie, con una struttura finanziata dal Fondo fiduciario UE per l'Africa, gestita da un ente pubblico come FIIAPP, con tempi di permanenza dichiarati di 72 ore e un impianto pensato per lo screening rapido, non per la detenzione prolungata. È un progetto che si inserisce in una cornice UE con budget tracciato e obiettivi definiti, non un accordo bilaterale improvvisato. Poi, cosa non da poco, coinvolge formalmente OIM, CNDH mauritana e, secondo un comunicato UE, l'Alto Commissariato ONU per i diritti umani ha accesso permanente ai centri
Il paradosso italiano è che il governo continua a citare l'Albania come deterrente, mentre i numeri dicono altro. Pochi trasferimenti realizzati, costi lievitati, e un partner, l'Albania, che non ha alcun interesse strategico a diventare il deposito permanente dei respinti europei. La Spagna, al contrario, ha scelto un Paese chiave sulle rotte migratorie e ci ha costruito sopra un meccanismo che, sul piano dei flussi verso le Canarie, mostra un impatto misurabile.

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