RETORICA ELETTORALE

La destra ha costruito un teatrino della compatibilità culturale per decidere chi doveva entrare. Poi la Spagna socialista regolarizza centinaia di migliaia di latinoamericani, che secondo la destra sarebbero i candidati ideali, e all'improvviso la compatibilità non conta più. Anzi diventa un'aggravante, come se la colpa fosse la firma sbagliata. La coerenza crolla, perché se il principio è favorire immigrati vicini per cultura, quella misura dovrebbe essere accolta con entusiasmo. Invece no, perché il problema non è chi entra ma chi firma. Il pull factor è una scusa, perché la gerarchia dei migranti desiderabili vale solo quando la decide la destra. Se decide la sinistra, anche il migrante compatibile è una minaccia. La contraddizione è grottesca se guardiamo questo governo italiano, che regolarizza altrettante persone con numeri simili, senza cercare compatibilità, e nessuno parla di pull factor. Con la firma giusta, la stessa operazione diventa pragmatica. Regolarizzare latinoamericani attirerebbe nuovi arrivi, ma regolarizzare altri in Italia no? Non è serio, è un fantoccio alzato solo per attaccare l'avversario. Alla destra l'integrazione non interessa, perché le serve la narrazione dello scontro di civiltà. Il migrante modello va bene solo come eccezione. Quando però arriva con il timbro sbagliato, si grida al cedimento e dimenticate le vostre regolarizzazioni. La retorica della destra sposta il confine a seconda di chi lo varca e di chi lo firma. E quando la realtà le dà ragione, perché i latinoamericani si integrerebbero facilmente, fa finta di nulla e attacca il messaggero, mentre a casa apre le stesse porte senza chiedere affinità. La compatibilità è un vestito su misura, non un valore. Se il migrante ideale diventa sbagliato senza cambiare, e se la stessa regolarizzazione è normale in Italia ma pericolosa in Spagna, il metro non era la cultura ma la firma. Questa non è coerenza, è la sua totale assenza.

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