SFUMATURE
Nel dibattito pubblico, e ancora di più sui social, circola spesso l'idea che l'Italia sia stata governata per decenni dalla sinistra, e che le riforme mancate o gli errori di governo, compresi quelli sulla scuola, siano quindi da imputare a quella parte politica. Un'analisi anche solo cronologica dei governi italiani dal 1994 a oggi restituisce però un quadro assai più equilibrato, e soprattutto più complesso, di quanto questa narrazione lasci intendere.
Sul fronte della scuola, negli ultimi trent'anni si sono succeduti ministri di entrambi gli schieramenti, ciascuno con riforme rilevanti. Luigi Berlinguer ha introdotto l'autonomia scolastica, Letizia Moratti il sistema duale tra istruzione e formazione professionale, Giuseppe Fioroni ha innalzato l'obbligo scolastico, Mariastella Gelmini ha riordinato l'intero secondo ciclo, Stefania Giannini ha varato la Buona Scuola, Giuseppe Valditara sta ora ridisegnando indicazioni nazionali ed esame di Stato. Un tratto ricorrente è che quasi ogni ministro corregge o smonta le scelte del predecessore quando cambia la maggioranza, la riforma dei cicli di Berlinguer fu bloccata da Moratti, il portfolio delle competenze di Moratti fu abolito da Fioroni, il maestro unico di Gelmini è stato ridimensionato dai governi successivi, i giudizi descrittivi di Azzolina sono stati sostituiti da Valditara con il ritorno ai voti.
Se si guarda a chi ha governato di più a livello nazionale, un conteggio basato sul solo colore politico del Presidente del Consiglio restituisce una sostanziale parità, circa tredici anni di governi a guida centrodestra contro un numero pressoché identico a guida centrosinistra. Ma questo criterio è fragile, perché il premier è spesso l'espressione di una coalizione più ampia della propria area di provenienza, e le scelte di governo sono il risultato di una mediazione tra visioni distanti, non l'attuazione di un programma omogeneo. Governi come il Prodi II, sostenuto da una coalizione che andava da Rifondazione Comunista fino all'UDEUR centrista, o come il Conte I, nato dall'alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega, non sono classificabili in modo netto come centrosinistra o centrodestra. Lo stesso vale per i governi tecnici, Dini, Monti, Draghi, sostenuti da maggioranze trasversali. Ricalcolando su queste basi, il centrodestra puro resta attorno ai tredici anni, il centrosinistra a guida coerente scende a circa sei-sette anni, mentre le coalizioni miste o trasversali occupano uno spazio paragonabile, se non superiore, a entrambi gli schieramenti presi singolarmente.
Questo dato ridimensiona sensibilmente l'idea di un governo di sinistra pressoché ininterrotto. Racconta piuttosto una storia diversa, quella di un Paese governato a lungo da sintesi ampie ed eterogenee, dove tensioni interne alle stesse coalizioni, più che la sola alternanza tra destra e sinistra, hanno reso difficile costruire riforme di sistema durature, nella scuola come altrove.
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