AMOC
Tra i tanti effetti del riscaldamento globale ce n’è uno che mi ha sempre colpito per il suo apparente paradosso...il possibile rallentamento della Corrente del Golfo, o più precisamente dell’AMOC, la grande circolazione oceanica che trasporta calore dai tropici verso l’Atlantico settentrionale.
Il meccanismo è relativamente semplice. Le acque calde e salate risalgono verso nord, si raffreddano, diventano più dense e sprofondano, tornando poi verso sud in profondità. Ma il riscaldamento globale può alterare questo equilibrio. L’acqua più calda è più leggera e lo scioglimento della Groenlandia aggiunge acqua dolce all’oceano, riducendone la salinità e rendendo più difficile lo sprofondamento.
Quanto l’AMOC si sia già indebolita resta però una questione discussa, perché le misurazioni dirette sono relativamente recenti. È invece più solido il consenso sul fatto che il cambiamento climatico possa indebolirla nel corso di questo secolo. Resta molto più incerta la possibilità e la tempistica di un vero punto di non ritorno.
Ed è qui che emerge il paradosso... mentre il pianeta continua a riscaldarsi, un forte rallentamento dell’AMOC potrebbe provocare un raffreddamento relativo dell’Europa nord-occidentale. Meno calore trasportato dall’Atlantico significherebbe infatti temperature inferiori rispetto a quelle che avremmo in assenza di questo rallentamento.
Le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre l’Europa, modificando precipitazioni e monsoni, innalzando ulteriormente il livello del mare lungo le coste atlantiche nordamericane e alterando ecosistemi e pesca.
È proprio questa combinazione di incertezza, possibilità di un punto di svolta e conseguenze potenzialmente enormi a rendere l’AMOC uno dei fenomeni climatici più importanti da monitorare.
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