INVASIONE GENTILE

Quando si dice "sostituzione" in Europa scatta l'allarme, si scomodano governi, si scrivono libri bianchi. Ma se a sostituirti è chi ti aggiusta il telefono a otto euro, va tutto bene, anzi si applaude, perché "lavora", perché "è gentile", come se il criterio per giudicare chi ti eroda il tessuto economico fosse la cortesia con cui lo fa, e non l'esito finale. A Prato, negli anni Novanta, c'erano quattromila aziende tessili italiane. Oggi ce ne sono un decimo, sostituite da aziende a conduzione cinese con manodopera, capitali e filiere cinesi. Non è successo con le bombe, ma con la calma di chi occupa uno spazio vuoto e non lo restituisce più, esattamente come si dice avvenga in Africa, dove Pechino non manda eserciti ma ingegneri e prestiti, e alla fine il debito pubblico locale finisce in mano a un consiglio d'amministrazione con sede a Pechino. Se in Zambia lo chiamano neocolonialismo, perché a Prato lo chiamiamo "imprenditoria virtuosa"? Forse perché qui la fabbrica non l'abbiamo persa con un golpe, ma un negozio alla volta, con contratti d'affitto regolari e camerieri sorridenti. Ed è comico che, nel frattempo, la stessa politica pronta a difendere la "sovranità" nazionale contro il kebab del quartiere, con ordinanze sugli odori di spezie e proclami sull'identità italiana minacciata da uno spiedino chiamato shish, non trovi nulla da ridire su un McDonald's aperto dal 1985 a cento metri di distanza, né tantomeno su una fabbrica tessile italiana chiusa e rilevata da capitali cinesi. Il narghilè in vetrina fa paura, il ristorante di sushi aperto alle due di notte fa comodo, e chiamiamo questa gerarchia arbitraria "buon senso". Nel frattempo il tessuto commerciale di interi quartieri passa di mano, l'anziano non trova più il macellaio italiano ma il minimarket di mezzanotte, e la Cina che compra il porto del Pireo in Grecia compra anche pezzi di distretti industriali italiani, spesso attraverso quote di minoranza che diventano maggioranza col tempo. Ed è "solo mercato", certo, esattamente come in Africa era "solo sviluppo", finché lo sviluppo non si è scoperto avere un padrone unico, e non era quello di casa.

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