SCELTA: SINGOLARE FEMMINILE
La parola "scelta" è diventata il modo più elegante per non cambiare nulla. Quando si parla di famiglia, a scegliere è quasi sempre la donna. Se lavorare o restare a casa, se tornare dopo il congedo, se usare il nido o occuparsi personalmente dei figli. Quasi mai si dice che anche un padre può scegliere di rallentare la carriera, chiedere il part-time o restare a casa.
Così un problema strutturale diventa una responsabilità individuale. Se il nido costa troppo, deve scegliere lei. Se gli orari di lavoro sono incompatibili con la famiglia, deve scegliere lei. Se un figlio si ammala, spesso è lei a dover scegliere tra il lavoro e la cura.
E qualunque scelta faccia, sarà giudicata. Se lavora è una madre assente, se resta a casa è una donna dipendente. Un processo già deciso, qualunque sia il verdetto.
Certo, esistono preferenze personali.
Ma una scelta che può fare solo una delle due persone non è una scelta. È un destino assegnato. E chiamarlo libertà non lo rende più leggero.
E finché il sacrificio continuerà a essere considerato una naturale vocazione femminile, basterà chiedere alle donne di scegliere meglio. Così il sistema non cambia e la responsabilità resta sempre dalla stessa parte.
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